Lavorare non sicuri al tempo del Covid 19

Fra le varie categorie di lavoratori in difficoltà in questo periodo di Covid 19, c’è anche quella dei portieri dei palazzi. Solitamente questo mestiere viene visto come quello di uno ha casa nel palazzo dove lavora, che prende mance e pacchi regalo a Natale, dai “generosi” condomini. Un lavoratore, spesso di fiducia, a cui rivolgersi per le più disparate necessità.

 

Ma cosa succede a noi portieri di palazzo, se non abbiamo tutele, in questo periodo di Covid 19?

 

Racconterò quindi la mia situazione, in un palazzo di molte persone.

Innanzitutto mi sono dovuto procurare da solo guanti e mascherine (mentre invece i DPI, dispositivi di protezione individuale, articolo 15, decreto legge n. 18 del 2020, prevede che ciò spetterebbe al datore di lavoro) trovate a fatica e in numero comunque insufficiente.

Ho provveduto come sempre da solo alla igienizzazione della guardiola e delle scale, con “maggiore accortezza” così come richiestomi dall’amministratore e dai condomini.

A proposito di questi, sembra essersi rotto proprio in questo momento di difficoltà, il solito rapporto di fiducia. Tutti ti scansano ed esigono che i numerosi pacchi che gli arrivano, vengano lasciati davanti all’uscio, anche – e ve ne sono molti – i più pesanti.

Io non ho casa nel palazzo, ho dovuto rifiutare, perché in tal caso avrebbero voluto farmi lavorare anche la domenica. Ciononostante, proprio questo giorno della settimana, ricevo più chiamate anche negli orari più improponibili, per piccole riparazioni domestiche e allorché, data la situazione, mi rifiuto, vengo costantemente tacciato di non essere disponibile.

 

Trovo solidarietà solo dai corrieri che però, giustamente in questo periodo, scappano velocemente e senza farti firmare.

 

Naturalmente ho provato a chiamare l’amministratore, il quale mi ha detto di rivolgermi al mio reale datore di lavoro, la cooperativa.

Sapete quale è stata la risposta?

«Fai quello che ti chiedono i condomini e l’Amministratore, perché potrebbero mandarci via e non guadagneremmo più…»

 

A questo punto ho rivendicato la fornitura dei DPI da parte del datore di lavoro e ho voluto denunciare queste violazioni al Partito Comunista, l’unico da sempre dalla parte dei lavoratori.

 

Mi sono infatti chiesto se la salute valga più del profitto altrui e la risposta è stata un imperativo categorico, NO.

 

Marco, Roma

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