8 Marzo – Basta mimose, vogliamo il pane e le rose.

di Sabrina Cristallo (*)

«Non ho mai nutrito l’illusione di trasformare la condizione femminile, essa dipende dall’avvenire del lavoro nel mondo e non cambierà seriamente che a prezzo di uno sconvolgimento della produzione. Per questo ho evitato di chiudermi nel cosiddetto “femminismo”.»

 

Nelle parole di Simone De Beauvoir è racchiuso il messaggio che ogni donna proletaria deve far proprio.

La filosofa e scrittrice francese, tenace critica del femminismo divisivo, riconosce il legame intrinseco che unisce la lotta per l’emancipazione della donna alla lotta anticapitalista.

La condizione di subordinazione sociale sofferta dalla donna non è una condizione determinata biologicamente, ma riflette una condizione storica, legata al contesto sociale dove si sviluppa. È dunque transitoria, mutabile e il processo che porta al superamento di tale condizione implica necessariamente la lotta congiunta degli uomini e delle donne contro il sistema capitalista.

 

Ricominciamo dalle origini. Quando Lenin, nel 1921, ufficializza la data dell’8 Marzo come la Giornata Internazionale dell’Operaia, compie un omaggio verso tutte quelle donne che, a partire dalla Rivoluzione di Febbraio, avevano dato il proprio contributo alla lotta per la conquista dei diritti sociali al fianco dei compagni uomini.

Oggi, il significato dell’8 Marzo risulta distorto, ma è tutt’ora necessario che il suo senso originale torni ad animare lo spirito e le rivendicazioni della donna della classe lavoratrice.

Già dopo il secondo dopoguerra, il carattere rivoluzionario che contraddistingue l’istituzione della Giornata Internazionale della Donna viene modificato nel mondo occidentale con l’introduzione di un falso storico, la morte delle operaie nel rogo della fabbrica Cotton del 1908, con lo scopo evidente di fornire alla data una connotazione puramente commemorativa.

Nascondere alla donna lavoratrice la sua funzione storica di grande promotrice di lotta per l’abbattimento dell’ordine borghese non può essere una condizione permanente!

 

L’organizzazione allontana la donna lavoratrice dal giogo della duplice oppressione padronale e patriarcale sofferta in seno al sistema capitalistico.

Il compito delle donne comuniste è quello di indirizzare la lotta per l’emancipazione della donna nella giusta direzione e liberare i due sessi dall’antagonismo reciproco, unendoli nella lotta di classe.

 

Come Simone De Beauvoir, occorre riconoscere l’interesse che il capitalismo ha nel mantenere le disuguaglianze di genere come fonte di maggiori profitti e rifiutare dunque la logica che rappresenta la donna come una vittima da salvare il cui destino è strettamente dettato dal suo sesso, anziché capace di combattere per la propria autodeterminazione e quella della sua intera classe.

 

Il prossimo anno, sulla linea del tempo l’8 Marzo segnerà il centenario della Giornata Internazionale della Donna.

Affinché gli sia restituito quel significato di grande riscatto sociale, lottiamo contro lo sfruttamento e il ricatto padronale, per la piena parità salariale e la liberazione dalle catene del lavoro improduttivo domestico, per la piena occupazione e la riduzione della giornata lavorativa in favore del tempo libero, per la salubrità e la sicurezza sui luoghi di lavoro, per l’applicazione del diritto all’aborto, per l’incremento delle politiche di sostegno alla maternità, l’infanzia e la famiglia, per l’abolizione della prostituzione e la violenza di genere.

 

Lottiamo per l’unità di classe.

Per il pane e le rose.

(*) Resp. Donne Partito Comunista, Toscana

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