Air Italy. Intervista a Gianluca Griffo, Segretario RSA assistenti di volo/piloti (APAC)

Vogliamo fare il punto della situazione? Come siamo arrivati a questa crisi? Cos’è successo nel recente passato?

AirItaly SPA nasce dall’unione di due compagnie aeree, Meridiana e Eurofly, dell’allora Comandante Giuseppe Gentile. Nel 2016, al termine della messa in mobilità di numerosi lavoratori Meridiana Fly, un nuovo azionista, Qatar Airways, fa ingresso all’interno del Gruppo Meridiana Fly costituito per volontà del Principe Aga Khan.

Il processo di sviluppo ha subito inizio con proclami mediatici importanti, che annunciavano crescita ed espansione, attraverso una nuova flotta di 50 aerei e stimando una previsione di trasporto di circa 10 milioni di passeggeri nei primi 4 anni di attività. Tutto condito dalla garanzia di non meno di duemila nuove assunzioni negli anni avvenire.

La storia, in realtà, è ben diversa e va aggravandosi con la messa a terra in tutto il mondo, cosiddetto “grounding” dei Boeing 737 MAX8, a causa dalle note drammatiche vicende delle compagnie aeree Lion Air ed Ethiopian Airlines. AirItaly ne ha tre in flotta ed altri in ordine presso Boeing.

Il protrarsi di questo fermo macchina, porta AirItaly a ricorrere ad un massiccio utilizzo del cosiddetto “wet lease”, ossia il noleggio di altri operatori aerei (in questo caso bulgari e greci) che operano in sostituzione delle macchine ferme, trasportando passeggeri per la compagnia.

Per tutto il 2019, AirItaly procede in questo modo, esternalizzando attività, senza introdurre in forza nuovi aerei, anzi dismettendone altri ancora ed esternalizzando ulteriormente.

Nel mentre, le operazioni di lungo raggio proseguono con un lento, quanto incerto, inserimento di destinazioni intercontinentali di cui si supponeva, la stessa azienda, volesse dotarsi per arricchire il proprio Network. Diverse rotte da poco inaugurate, vengono immediatamente chiuse, come India e Thailandia, generando perplessità tra la stessa utenza e il processo di acquisizione di aeromobili di nuova generazione provenienti dal Qatar, va in completo arresto.

La situazione di estrema crisi venutasi a creare, certamente, non può essere riconducibile al solo ed importante rosso prodotto nell’ultimo anno e mezzo di attività, soprattutto considerando l’identità di entrambi gli investitori.

A questa triste storia si aggiunge il tardivo interessamento esercitato da parte del governo e delle istituzioni che, solo a giochi fatti, ovvero dopo la messa in liquidazione, si ricordano dell’esistenza di una compagnia aerea che operava sul territorio nazionale da più di 50 anni.

 

Ci sono certamente errori di gestione pesanti. Ma in tutto questo, ci sono state speculazioni? È soltanto incapacità o in realtà c’è anche qualcosa di più grave?

Questa domanda mi mette in seria difficoltà.

Per anni, Meridiana Fly è stata impegnata nell’operare voli su tutto il territorio nazionale ma anche su importanti direttrici intercontinentali – quali Cuba, Brasile, Mauritius, Zanzibar, Repubblica Dominicana E Poi Ancora UK, Spagna, Grecia, India, Thailandia, USA. Tutte venivano operate con una certa regolarità e con un load factor, ossia il numero di passeggeri, davvero importante.

Con l’arrivo del QATAR, la metà dei voli pocanzi menzionati furono chiusi, distruggendo per sempre, l’identità e la solidità di una azienda che, negli anni, era stata in grado di raccogliere importanti riconoscimenti da parte non solo dell’utenza, ma anche dei tour operator, con i quali era solita collaborare garantendo, sempre, professionalità e competenza.

Tutto questo veniva fatto a favore dell’apertura di un network totalmente nuovo, alla base del quale le continue aperture e chiusure di rotte, hanno mostrato la mancanza di un valido piano strategico.

Per un anno e mezzo, quest’azienda è stata governata da uno degli uomini di fiducia del Qatar, ROSSEN DIMITROV (Chief Operating Officer AIRITALY) per il quale posso dire poco e niente, se non che, per la totalità dei dipendenti, risultava esser reperibile solo ed esclusivamente all’interno dei numerosi eventi inaugurali di cui era promotore e organizzatore.

Per il resto, che dire?, “tutto fumo e niente arrosto” … nel senso che questo importante cambio di direzione che doveva essere impostato da una delle più importanti compagnie aeree al mondo, la QATAR AIRWAYS, noi, non lo abbia notato, o forse, ad oggi, dobbiamo dire: sì ??

 

Andando a quello che ora si può fare. Si sente parlare di un’offerta di Ryanair, dell’intervento della Regione Sardegna, che però sappiamo è subordinato – quest’ultimo – al benestare di Bruxelles, ossia alle regole sugli interventi pubblici in Europa. Cosa ci può dire in proposito?

Dopo la lettera ai dipendenti con il quale si comunicava la messa in liquidazione di AIRITALY, questo Governo sembra essersi ricordato dell’esistenza di una compagnia aerea che ha operato nel mercato Italiano da oltre 50 anni, AIRITALY, per la quale oggi ci troviamo a lottare contro il tempo, mentre l’allarme c’era da molto prima. Infatti la nostra Associazione Professionale aveva prodotto una convocazione ministeriale, purtroppo caduta nel dimenticatoio.

Per quanto riguarda Ryanair, è un interessamento che al momento non è stato ufficializzato, se non con una comunicazione commerciale, a seguito di accordo, per riproteggere i passeggeri. Ma ad oggi Ryanair non ha prodotto un’offerta. Staremo a vedere. Ciò che deve succedere oggi è che il governo si attivi immediatamente, insieme a tutte le istituzioni, nazionale, Regione Lombardia, Sardegna, ma anche europee.

Purtroppo il problema non tocca solo Air Italy, ma tutto il trasporto aereo in Italia. Ad oggi la domanda di passeggeri che vogliono viaggiare è altissima, ma nel frattempo abbiamo due aziende italiane, Air Italy e Alitalia, che sono state massacrate dalla concorrenza di aziende straniere. A Malpensa c’è un intero terminal che è dedicato a compagnie come Ryanair che per anni hanno ricevuto sovvenzioni per ogni passeggero che sbarcava in ogni singolo aeroporto. Hanno preso agevolazioni delle quali le compagnie aeree italiane non hanno mai goduto. Hanno venduto biglietti aerei a prezzi stracciati, non concorrenziali e che hanno soffocato letteralmente le altre aziende. Questo comunque è un problema che dev’essere sottoposto all’attenzione del governo per tutelare il trasporto italiano. Perché la domanda è: i 190 milioni di passeggeri che sono transitati all’interno del territorio italiano, ora che Air Italy è ferma e che Alitalia sta barcollando, chi li trasporterà: Easyjet, Ryanair? Dove finirà tutto l’indotto che coadiuvava l’attività di volo di queste compagnie? Siamo un paese che è tremendamente prossimo al tracollo.

Ricordiamo inoltre che i trattamenti economico-amministrativi dei dipendenti di quelle compagnie vengono gestiti al di fuori del nostro paese. Questa battaglia deve anche essere per un sistema di gestione e contrattualizzazione che unifichi il trattamento di tutte le compagnie, affinché si arrivi a un contratto da concordare, che tuteli tutti, piloti assistenti di volo, personale di terra. Le differenziazioni tra i lavoratori danneggiano l’intero trasporto aereo, che invece oggi potrebbe svilupparsi, ma che sta avendo un calo tragico.

 

Assistiamo quindi a una lotta al ribasso per quanto riguarda le condizioni salariali e dei diritti dei lavoratori che vediamo ogni giorno in tanti altri settori produttivi. Il Partito Comunista ha la massima attenzione per le condizioni e i diritti dei lavoratori. La parola d’ordine è quella della nazionalizzazione, a partire dai settori di rilevanza strategica, affinché lo stato rientri in possesso di questi settori. Ma non con la creazione dei carrozzoni vecchio stile, ma con l’affidamento ai lavoratori, che sono i principali garanti del buon andamento delle attività aziendali.

Il Governo si deve prendere la responsabilità del mancato controllo che in questi anni non ha esercitato soprattutto su una compagnia aerea come Alitalia, mirando solo a fini di bassa politica. Invece quelle compagnie sono fatte da lavoratori, dietro le quali ci sono intere famiglie. Oggi siamo in una situazione in cui le due più importanti compagnie aeree sul territorio nazionale sono una in commissariamento da tantissimo tempo, l’altra è in liquidazione in bonis. Il Governo si deve attivare, per non abbandonare Air Italy ai predatori europei, si deve impegnare per rendere fattibile una unione delle due compagnie aeree, proponendosi sin da subito come finanziatore di questa operazione, per fare in modo di avere un’unica compagnia, che azzeri la competitività all’interno del territorio italiano e che porti sviluppo in entrambi gli hub italiani, Roma Fiumicino e Milano Malpensa, che hanno un bacino milionario con ricadute sul turismo e infrastrutture, garantendo un livello di occupazione certo.

Fino a quando si fa a gara per smembrare e vendere ulteriormente, come è stato fatto, quello che è il tesoro italiano a terzi esteri, non faremo altro che danneggiare gli interessi di tutto il popolo italiano.

 

È notizia recente che sono state chiuse le indagini su Alitalia con accuse gravi, come falso in bilancio, bancarotta e ostacolo alla vigilanza.

Ho seguito questa faccenda, la giustizia ha fatto il suo corso e ogni altro possibile scenario dovrà necessariamente esser analizzato nei fatti, speriamo necessariamente che sarà la stessa magistratura a fare chiarezza. Noi come organizzazioni sindacali e di categoria vogliamo esercitare la massima tutela per i lavoratori e produrre le risposte che i governi che si sono succeduti non sono stati in grado di fornire. Ad oggi abbiamo visto svendere sempre maggiori attività e industrie a pescicani provenienti da tutto il mondo, massacrando migliaia di lavoratori. Oggi sembra che pronunciare la parola cassaintegrazione sia fatto a cuor leggero. Noi non dobbiamo mettere i lavoratori in cassa integrazione, noi dobbiamo far lavorare i lavoratori, in condizioni più che dignitose, profittevoli, per tutelarli e tutelare le loro famiglie.

 

Ringraziamo Gianluca Griffo, Segretario dell’RSA assistenti di volo/piloti (APAC) Air Italy, per l’intervista che ci ha concesso e auguriamo a tutti i lavoratori di poter aver successo in questa durissima battaglia non solo per i loro diritti ma anche per l’interesse di tutti i lavoratori italiani

 

 

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