Intervista a M. Cukierman (PCRF) sulle lotte in Francia: «Situazione storica. Lotta di classe motore della storia»

Da oltre 40 giorni i lavoratori francesi sono in mobilitazione contro la riforma delle pensioni del governo Macron infiammando la Francia con manifestazioni di massa, blocchi e scioperi che hanno portato al temporaneo ritiro di alcune parti della riforma stessa da parte del governo che non è riuscito però nell’intento di fermare le proteste che continuano in questi giorni per ottenere la cancellazione completa del testo che arriverà in parlamento il prossimo 17 febbraio. Lotte che sono di grande interesse ed esempio anche per i lavoratori nel nostro paese, nonostante i tentativi dei media di silenziarne la portata. Per conoscere meglio la situazione, il dipartimento internazionale del Partito Comunista ha realizzato questa intervista per La Riscossa a Maurice Cukierman, segretario generale del Partito Comunista Rivoluzionario di Francia (PCRF), membro della Iniziativa Comunista Europea.  

Maurice Cukierman del Partito Comunista Rivoluzionario di Francia (PCRF) sul palco di p.le Tiburtino, Roma, 25 marzo 2017

1) La Francia è stata scossa nelle ultime settimane da scioperi prolungati da parte dei lavoratori contro la riforma delle pensioni. Prima di tutto, puoi descriverci brevemente cosa prevede questa riforma e il quadro delle politiche anti-popolari del governo Macron e dell’UE?

MC: Innanzitutto, lasciami trasmettere i miei migliori auguri per il successo nelle lotte e per la costruzione del Partito ai lettori di “La Riscossa” e ai militanti del vostro partito.

Torno ora al nostro argomento.

Il progetto di riforma delle pensioni di Macron è un pezzo finale del lungo e permanente attacco contro il sistema di previdenza sociale ereditato dalla Liberazione antifascista, un attacco che risale (ce ne sono stati altri anche prima, ma non sistematici) al governo Balladur alla fine degli anni ’80. Poi c’è stato l’attacco di Juppé nel 1995 contro i regimi speciali. Questi sono regimi pensionistici che non funzionano affatto come il sistema generale per ragioni storiche: lavori usuranti (esempio i ferrovieri, i dipendenti della metropolitana di Parigi…); o quello del servizio pubblico (insegnanti, personale territoriale) regolato da un codice pensionistico. L’attacco di Juppé fu sconfitto da uno sciopero massiccio che unì ferrovieri, dipendenti della metropolitana e impiegati pubblici. Nel 2003, un altro attacco che ha visto l’innalzamento dell’età pensionabile, l’aumento del numero di anni che danno diritto alla pensione, con in aggiunta un sistema di detrazioni e maggiorazioni in modo che i lavoratori lavorino più a lungo. Ma il governo, di fronte alla mobilitazione e nonostante il tradimento delle leadership confederali, ciascuna a modo suo, non ha potuto mettere in atto i fondi pensione. Nel 2010, un altro attacco (nel quadro UE) per aumentare l’età pensionabile, attacco che riesce nel complesso a causa della mancata mobilitazione del movimento sindacale (la CGT guidata da Bernard Thibaud, ora presidente della segreteria dell’OIL [Organizzazione Internazionale del Lavoro, ndr], con la benedizione delle organizzazioni sindacali riformiste). Nuovi attacchi all’età e sulla durata dei contributi arriveranno sotto Hollande.

Ma la riforma di Macron va molto oltre. Cambia in profondità il sistema pensionistico. Mira, in nome dell’”uguaglianza”, a rimuovere i regimi speciali, allineandoli al regime generale (ad esempio, il regime degli avvocati, che attualmente dispongono di un fondo completamente autonomo senza sussidi). Concretamente, questo significa che l’età pensionabile sarà innalzata per i lavoratori interessati, compresi tutti quelli del servizio pubblico, e si allungherà il periodo di contribuzione per tutti. Prima, la pensione di anzianità veniva calcolata nel quadro del regime generale sui migliori 10 anni fino alle riforme Balladur. Da allora, viene calcolata sui migliori 25 anni.

Manifestazione dei lavoratori contro la riforma delle pensioni, Marsiglia 17 dicembre 2019

Ora con il progetto Macron, la pensione sarebbe calcolata per tutti sull’intero periodo di contribuzione. Per la Funzione pubblica (da qui la forte mobilitazione degli insegnanti), tenendo conto del fatto che avevano a che fare con un salario di carriera, con un sistema d’anzianità, la pensione di anzianità è attualmente calcolata sulla base dello stipendio degli ultimi 6 mesi e in base al periodo di contribuzione (75% del salario intero). Secondo il sindacato degli insegnanti di secondo grado, la riforma significherebbe un calo delle pensioni da 300 a 900 euro al mese, lavorando più a lungo! In effetti, tutti perderanno e tutti ne sono consapevoli! D’altra parte, il sistema cosiddetto a ripartizione, in cui gli attivi pagano le pensioni dei pensionati sulla base di un contributo sociale, lascia il posto a un sistema di punti acquistati dal dipendente durante la sua vita professionale, punti il cui valore sarà fissato ogni anno dal governo in base a… la situazione economica.

Ma non è tutto! Alla fine di dicembre, abbiamo appreso che il padre della riforma, l’Alto Commissario per le pensioni, Jean-Pierre Delevoye, aveva “dimenticato” di dichiarare di aver partecipato come volontario a degli studi interessati alla promozione delle pensioni basate sulla capitalizzazione, poi aveva “dimenticato” anche di annullare dopo due anni, ansioso che non si doveva dimenticare nulla nella sua dichiarazione patrimoniale (sic), due emolumenti per un importo di 11.000€ al mese! Appena rassegnato le dimissioni, sembra che una società americana con una filiale in Francia, Blacks Rocks, abbia promosso dei fondi pensione capitalizzati intervenendo in questo senso con i servizi governativi e l’Eliseo. In effetti, le società finanziarie sono molto interessate ai risparmi di 82 miliardi accumulati in Francia (il livello più alto nell’Unione Europea). Alcune, tra cui Blacks Rocks, accompagnano Macron da molto tempo e lo hanno sostenuto da quando si è presentato alla Presidenza della Repubblica come l’uomo che doveva incarnare gli obiettivi della borghesia monopolistica. In un clima già pesante, l’affare Delevoye per primo, la pubblicazione on line di Blacks Rocks smascherano i progetti governativi di pensioni basate sulla capitalizzazione per mettere le mani sui risparmi! Soprattutto dal momento che al CEO della filiale francese è stato assegnato il titolo di ufficiale della Legione d’Onore dal Primo Ministro in occasione del nuovo anno! In effetti, l’idea è che il calo degli importi delle pensioni tra i quadri li spingerà a collocare i loro risparmi nei fondi pensione. Ma non allo stesso modo: i beneficiari di pensioni di almeno “10.000€” al mese pagherebbero un’imposta del 2.8% sui loro depositi, gli altri inferiori a 10.000€ al 27% di tasse!

Marsiglia, 9 gennaio 2020

2) Come abbiamo detto, i lavoratori francesi e le loro organizzazioni stanno dando una risposta massiccia e conflittuale a queste misure antipopolari. Un anno fa è emerso anche il movimento “gilet gialli”. Come si stanno sviluppando queste lotte operaie e popolari, qual è la loro direzione e come valutate l’attuale fase della lotta di classe in Francia?

MC: Il movimento dei “Gilet Gialli” (GJ), come le mobilitazioni sindacali contro le leggi sul “Lavoro”, hanno mobilitato i lavoratori. I “GJ” ha mostrato l’importanza di manifestare con determinazione. Purtroppo, il predominio del riformismo nel movimento operaio ha pesantemente impedito che ci fosse una congiunzione tra “Gilet Gialli” e “Gilet Rossi” (sindacalisti CGT). Ma dove si è potuto fare, è emerso un rafforzamento della mobilitazione. Il movimento sindacale di classe ha avuto un relativo successo, che è una novità (e che si traduce in un rafforzamento dell’influenza della Federazione Sindacale Mondiale). Tuttavia, ancora non si è vinto nulla: il riformismo domina nella CGT e il CFDT è diventata la prima centrale sindacale. Il movimento rivoluzionario è molto debole e diviso. La natura “spontaneista” dei GJ rende difficile che possa riguadagnare lo slancio che era suo un anno fa, ed è profondamente diviso. Ma regge. Le sue azioni non hanno più il carattere di massa dei primi mesi, ma ogni settimana manifestano, mentre è significativa la partecipazione dei GJ alle mobilitazioni sindacali. Detto questo, la situazione è storica: è il più lungo sciopero nella storia dei trasporti, ad esempio. Il problema è che l’assenza di un forte partito comunista e la debolezza del sindacalismo di classe sono sottolineati dall’assenza di un piano d’azione e di una attività confederale coordinate.

Lione

3) Quale lezione apportano le mobilitazioni francesi al proletariato e ai popoli dei paesi dell’UE?

MC: Le mobilitazioni francesi apportano al proletariato dei paesi dell’UE la dimostrazione che la classe operaia rimane la forza principale, capace di mobilitarsi e agire contro la borghesia, e che la lotta di classe è il vero motore della storia. Allo stesso tempo, mostrano l’importanza di ricostruire un Partito Comunista per portare le lotte al loro compimento: le battaglie combattute, qualunque sia il terreno, sollevano tutte la questione del rovesciamento della borghesia e dell’istituzione del socialismo-comunismo. Più concretamente, le mobilitazioni francesi sottolineano l’importanza dell’internazionalismo proletario come evidenziato dalle azioni di solidarietà organizzate dalla FSM e dal PAME.

George Mavrikos, segretario della Federazione Sindacale Mondiale interviene alla manifestazione di oltre 200mila lavoratori a Marsiglia, 9 gennaio 2020

4) Francia e Italia condividono l’appartenenza alle alleanze imperialiste dell’UE e della NATO, una forte interdipendenza economica con frequenti fusioni e acquisizioni monopolistiche, ma anche dei pericolosi conflitti nel dispiegare i propri piani imperialisti (un esempio su tutti in Libia). Nel passato recente, ci sono state accese polemiche tra politici borghesi dei nostri paesi. Come valutate questa situazione, come viene percepita in Francia e quale messaggio vuoi inviare dalla Francia in lotta ai lavoratori italiani?

MC: È evidente che stiamo assistendo a un peggioramento delle contraddizioni interimperialiste che possono portare a una terza guerra mondiale. L’assassinio del generale Soleimani non può esser preso alla leggera: è un atto di guerra! D’altra parte, gli interventi imperialisti in Libia (non solo della Turchia, ma da tutti i suoi compari della NATO) aumentano il rischio di conflitti in questa parte del mondo. Settant’anni dopo la sua nascita, la NATO rappresenta sempre una minaccia di guerra per il mondo. L’UE è lacerata da contraddizioni degli uni e degli altri. Le polemiche tra gli uomini politici borghesi di Francia e Italia non possono nascondere il fatto che gli interessi dei nostri popoli convergono, contro la NATO, contro l’UE, contro il capitalismo e che le nostre classi lavoratrici sono fianco a fianco nelle lotte di classe. Ai lavoratori italiani diciamo loro: “Pieno successo nella lotta per ricostruire il Partito Comunista e il movimento sindacale di classe, per porre fine alla borghesia monopolistica, la sua Unione Europea e NATO!

5) Lo scenario internazionale della lotta di classe, l’aumento della repressione e dell’autoritarismo borghese, pericolosi conflitti e contraddizioni interimperialistiche richiedono il rafforzamento dell’internazionalismo proletario. Quali pensi siano i compiti e passi che i partiti comunisti e il Movimento comunista internazionale nel suo insieme devono compiere?

MC: Condividiamo pienamente la vostra analisi. Dovrebbero esser prese iniziative contro l’opportunismo e il revisionismo. In particolare per smascherare i partiti della Sinistra Europea. Bisogna denunciare partiti che, come il PCF, non hanno più nulla a che fare con il comunismo e quindi aiutare lo sviluppo di coloro che si battono per il rinnovamento del Movimento comunista internazionale, pur non nascondendo il fatto che l’opportunismo non si riduce ai soli rinnegati di questo tipo!

Grazie mille. Cogliamo l’occasione per inviare il nostro fraterno saluto di sostegno e solidarietà internazionalista ai militanti del PCRF, ai comunisti e al proletariato francese. La vostra lotta è la nostra.

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