ECM 2019, intervento del PC Operaio Russo: «La nostra causa è giusta, la vittoria sarà nostra!»

Al centro Ilya Lvovich Ferberov, capo della Commissione ideologica del CC del Partito Comunista Operaio Russo (RKRP-CPSU), ECM, Bruxelles, 9 dicembre 2019

Intervento del delegato del Partito Comunista Operaio Russo – PCUS, I. L. Ferberov, all’Incontro Comunista Europeo svolto a Bruxelles lo scorso 9 dicembre sotto il tema: “I Partiti Comunisti e Operai d’Europa contro l’anticomunismo, la falsificazione della storia da parte dell’UE e i suoi governi, per il raggruppamento del movimento operaio come prerequisito necessario nella lotta per il rovesciamento della barbarie capitalista, per il socialismo”.

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Cari compagni!

Negli ultimi anni non solo non cessano, ma aumentano i tentativi della propaganda borghese di mettere sullo stesso piano fascismo e comunismo. In particolare, viene deformata la storia della politica dell’URSS e degli stati capitalistici nell’anteguerra, ne vengono falsificati i documenti, vengono stravolti la sostanza stessa e gli obiettivi di fascisti e comunisti.

Desta particolare allarme il fatto che a queste deformazioni e falsificazioni si uniscono anche le voci di alcuni partiti che si definiscono comunisti. Esprimendo a parole disaccordo rispetto all’equazione tra fascismo e comunismo, al tempo stesso prendono per vere le affermazioni della propaganda borghese che stanno alla base di tale giudizio.

Una di queste deformazioni, come noto, consiste nell’affermazione che la Germania nazista e l’Unione Sovietica socialista sarebbero in egual misura responsabili dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Questa tesi si basa su alcuni falsi presupposti.

In primo luogo, uno di questi presupposti è il Patto di non aggressione tra l’URSS e la Germania, che avrebbe dato mano libera agli aggressori fascisti, tacendo furbescamente il fatto che esso fu stipulato molto tempo dopo la firma di analoghi precedenti patti tra Germania, Gran Bretagna e Francia. Sono state queste potenze a firmare per prime i vergognosi Accordi di Monaco, che veramente lasciarono mano libera all’aggressore, consentendogli di inviare rapidamente le sue truppe in Cecoslovacchia e di occuparla con la loro piena connivenza.

Questi propagandisti «si dimenticano» anche che l’URSS in precedenza aveva a lungo cercato di accordarsi con quelle potenze per organizzare azioni comuni per impedire e contrastare la politica aggressiva della Germania fascista, ma queste preferirono accordarsi con i fascisti, a loro più vicini da un punto di vista di classe, per scatenare la loro aggressione contro l’Unione Sovietica. Noi ben sappiamo che il fascismo deriva oggettivamente dal capitalismo, è una delle forme di dittatura borghese e, appunto per questo, il socialismo, liquidando il sistema capitalistico, è il principale e mortale nemico della borghesia in tutti i suoi aspetti.

Del resto, non lo nascondeva neppure Hitler, quando dichiarava chiaramente che lo scopo della guerra non era altro che l’annientamento del bolscevismo, non della Russia, non del popolo russo – come a volte ipocritamente affermano alcuni pseudo patrioti “di sinistra“, per non parlare dei nazional-patrioti di destra -, ma, appunto, del bolscevismo, perno portante del movimento rivoluzionario mondiale. Proprio per questo Hitler creò il Patto Anti-Comintern.

Nel suo intervento di oggi a nome del Partito Comunista di Ucraina, P. Simonenko affermava che l’essenza del fascismo tedesco era nazionalista, sciovinista, ma non di classe. Non è esatto, non è così. Noi comprendiamo perfettamente che la guerra del fascismo contro l’URSS era invece una guerra di classe, la guerra del capitalismo, nella sua forma più ributtante, contro il comunismo. Per questo i tentativi di mettere sullo stesso piano fascismo e comunismo non sono soltanto falsi e disgustosi, ma sono anche assolutamente assurdi e privi di logica, poiché equiparano due antipodi, inconciliabili e mortalmente nemici.

Uno degli argomenti preferiti più frequentemente usati è il mito dei Protocolli Segreti, allegati al Patto di non aggressione. In realtà, nessuno ha mai visto gli originali di questi protocolli, ne esistono solo presunte “copie”. Per dimostrare l’autenticità di queste “copie” venne creata un’apposita commissione, presieduta da Aleksandr Yakovlev, uno degli ideologi della “perestroika”, responsabile del Dipartimento Ideologico del CC del PCUS ai tempi di Gorbaciov e per di più anticomunista viscerale. Queste incompatibili combinazioni erano all’ordine del giorno ai tempi di Gorbaciov. Per la cronaca, ricordiamo che proprio nel dipartimento diretto da Yakovlev crebbe un prodotto come G.A. Zyuganov, posto dalle autorità eltsiniane alla guida dell’autorizzato per legge PCFR.

(Secondo le memorie del primo speaker della Duma di Stato, Ivan Rybkin, membro del PCFR, nel 1992 Eltsin tenne una riunione speciale su come contrastare la crescente ondata di resistenza rossa [il movimento “Russia Operaia” e il PCOR a quel tempo portavano in manifestazione centinaia di migliaia di persone a Mosca e nelle altre città]. In quella riunione fu deciso di creare «un’opposizione comunista» lealista. Comparve così il PCFR, nel quale i dirigenti che avevano prudentemente pazientato nei tempi più duri riunirono i comunisti come loro, anche se, in nome dell’unità, ne entrarono a far parte anche parecchi onesti compagni).

Dunque, la commissione di Yakovlev, dopo avere attentamente studiato la questione dei Protocolli Segreti, giunse alla conclusione che i loro originali veramente non esistevano, ma – notate la geniale capriola logica di quella commissione! -, poiché tutti gli avvenimenti della guerra tra l’URSS e la Germania corrispondevano esattamente al contenuto dei “Protocolli” e tutti i particolari coincidevano fin nei dettagli, allora significava che il loro testo era veramente quello riportato nelle copie!

Inoltre, la commissione non prestò attenzione al fatto che la firma di Molotov figurava nelle “copie” in lettere latine, quando ogni storico onesto sa perfettamente che Molotov non firmava mai così, ma solo con lettere russe. Comunque, non è questo il punto. Ogni militare sa che sugli avvenimenti di guerra influisce una tale enorme quantità di fattori diversi che è impensabile pianificare. Nessuna operazione bellica, nessuna battaglia è mai avvenuta in perfetta corrispondenza ai piani. Dunque da questa coincidenza risulta evidente che quei “piani” sono stati redatti dopo che gli avvenimenti bellici erano già accaduti. In questo modo la commissione Yakovlev, senza volerlo, dimostrò incontrovertibilmente che non si trattava di copie, ma di falsi.

In noi, comunisti di Russia, suscita una rabbia profonda il fatto che la borghesia oggi al potere in Russia sia riuscita ipocritamente ad appropriarsi della grande vittoria del popolo sovietico sul fascismo. Giocando sapientemente con il sacro ricordo e con i sentimenti patriottici del popolo, festeggiano il giorno della nostra vittoria, della vittoria del popolo sovietico, come fosse il giorno della loro vittoria, anche se, in realtà, è il giorno della loro sconfitta, della sconfitta del capitalismo nella guerra contro il comunismo. In questo giorno espongono le bandiere tricolori [dei collaborazionisti] di Vlasov, sotto le quali combatterono i nemici mortali del popolo sovietico, i traditori della Patria e che oggi sono per legge diventate bandiere di stato della Russia borghese. Con la sua dittatura, [la borghesia], durante questi anni di suo dominio, ha arrecato alla nostra Patria un danno di gran lunga maggiore che non gli hitleriani con una guerra di devastazione e con l’occupazione. Tuttavia, [i borghesi] ipocritamente commemorano i caduti e fanno finta di celebrare il giorno della Vittoria su di loro, come se fosse la loro vittoria… Organizzano le marce del “Reggimento immortale” con le immagini dei caduti. Il popolo le apprezza, ma il potere fa di tutto, affinché questo “reggimento” diventi smemorato, affinché non si ricordi più per cosa si combatteva, sotto quali bandiere, chi era il comandante supremo …. e il popolo del nostro paese, nel suo complesso, festeggia, veramente senza prestare molta attenzione a chi organizza questa festa e sotto quali bandiere. Quando noi comunisti cerchiamo di aprire gli occhi alla gente, la polizia ci prende a manganellate e ci arresta.

Al tempo stesso, il potere cancella accuratamente la memoria circa chi ha veramente vinto quella crudele battaglia, circa il carattere di classe della guerra, circa chi diresse il paese alla conquista della Vittoria. Farò ancora un esempio. Ieri sera, qui a Bruxelles, ho percorso con orgoglio Avenue de Stalingrad. Vie con questo nome si trovano nella maggior parte delle capitali europee, ma non si trovano più in nessuna città della Russia borghese … e, quando ci penso, provo vergogna, amarezza e rabbia.

Esistono ancora molti altri tipi di falsificazione della verità storica, oltre a quelli già citati, ma analizzarli tutti non è possibile per ragioni di tempo. Mi soffermerò ancora solo su uno, molto di moda in Russia. Si afferma che l’avvento al potere dei fascisti in Germania sia stato possibile solo perché i comunisti tedeschi non si accordarono con i socialdemocratici per contrastare insieme i fascisti, a causa di divergenze ideologiche. Penso che in Germania questo mito non passerebbe, lo spero. Gli storici degni di questo nome sanno bene che i comunisti avevano proposto al partito socialdemocratico di lottare insieme contro i fascisti che volevano prendere il potere e che proprio i socialdemocratici rifiutarono l’unità e aiutarono i fascisti ad eliminare i comunisti. Furono i socialdemocratici a portare al potere Von Hindenburg e, di conseguenza, anche Hitler. Più precisamente: non fecero nulla per impedire che i grandi monopoli tedeschi lo portassero al potere. Il fatto che successivamente anche i socialdemocratici siano caduti sotto il rullo compressore della repressione non giustifica la loro miopia politica e il loro opportunismo.

Purtroppo, vediamo che la storia non insegna a tutti. Oggi in Ucraina assistiamo a fenomeni di autentico fascismo, con l’ideologia nazionalista di Bandera. Il Partito Comunista di Ucraina subisce pressioni e divieti. Noi esprimiamo solidarietà alla lotta del PCU, ma dobbiamo dire apertamente che la dirigenza del PCU ha commesso non pochi errori, tra cui l’alleanza parlamentare con il Partito delle Regioni (Yanukovich), il partito del grande capitale e, dopo il colpo di stato anticostituzionale, il gruppo parlamentare del PCU alla Rada Suprema [il Parlamento ucraino, NdT] in sostanza ha tradito i lavoratori, assicurando la legittimazione della presa del potere da parte dei nazionalisti sfegatati, votando per il Presidente della Rada Suprema come Capo dello Stato ad interim, per la conferma della nomina del Primo Ministro e per indire le elezioni presidenziali, a cui ha anche partecipato. Sono lezioni ormai di oggi e non possono essere sottaciute.

Uno dei compiti più importanti dei comunisti è la confutazione dei miti e delle illusioni, sapientemente instillati nelle teste degli operai, in risultato dei quali non solo singoli operai, ma anche grandi organizzazioni della classe operaia, come, ad esempio, i sindacati, vengono a trovarsi sotto l’influenza della propaganda e dei partiti borghesi. In Russia, ciò ha assunto la forma della creazione di sindacati artificiali, interamente al servizio del potere borghese e operanti per la sua stabilizzazione e il suo rafforzamento. Tale, ad esempio, è la più grande unione sindacale, la “Federazione dei Sindacati Indipendenti di Russia” (FNPR), nella cui denominazione il termine “indipendenti” ha più o meno lo stesso ruolo della parola “socialista” nella denominazione del Partito Nazionalsocialista della Germania nazista.

È un approccio ben noto nella storia del movimento operaio russo, fin dai tempi dello zar. Anche allora, in questo stesso modo, furono formati sindacati artificiali, totalmente controllati dal potere e dalla polizia zarista, soprannominati “sindacati di Zubatov”, dal nome dell’alto funzionario della polizia zarista che ideò e creò quei falsi “sindacati”.

Uno dei maggiori ostacoli sulla via del rafforzamento dell’influenza dei comunisti e della diffusione dell’ideologia comunista all’interno del movimento operaio è rappresentato dall’apoliticità, per ora esistente, degli operai e dalla loro mancanza di coscienza di classe. Gli operai della Russia, nella loro stragrande maggioranza, per ora non sospettano neppure di essere una classe. La massa operaia, per il momento, non legge i giornali e, su Internet, cerca siti per nulla politici.

Da ciò deriva la mancanza, praticamente totale, di solidarietà di classe. Gli scioperi di solidarietà in Russia si possono contare sulle dita di una mano. Questa situazione di sottosviluppo del movimento operaio si spiega, in buona parte, con l’abile attività del potere statale, dei sindacati gialli e dell’opposizione lealista cosiddetta comunista, che hanno abbracciato la tesi dell’esaurimento dello spazio per le rivoluzioni e che, con sforzi congiunti, trasformano l’energia della protesta in elemosina e speranza di successo in “libere” elezioni. È noto il roboante slogan di Zyuganov: «Esistono due tipi di lotta, le pietre o la scheda elettorale. Noi scegliamo le elezioni e il confronto programmatico», parola di Zyuganov. Come non ricordare V.I. Lenin, il quale definiva tale posizione, che prometteva vittoria alle elezioni borghesi, “o un’impercorribile idiozia o una mascalzonata”.

Sulla situazione del movimento operaio in Russia influisce negativamente anche una serie di fattori oggettivi, come la drastica diminuzione delle grandi imprese industriali e del numero di lavoratori in queste occupati.

Questa debolezza del movimento operaio determina anche lo scarso sviluppo del movimento comunista. Del resto, si capisce che il movimento comunista affonda le proprie radici proprio nel movimento operaio e da esso si sviluppa. Per questo un movimento comunista sviluppato può esistere e crescere ulteriormente con successo solo in presenza di un movimento operaio sviluppato, non altrimenti. Dall’altro lato, comprendiamo che il movimento operaio è in grado di diventare cosciente, organizzato, sviluppato e consapevole dei propri fondamentali interessi e fini solo sotto l’influenza dell’ideologia comunista e del partito comunista che la introduce nel movimento operaio, in un’interconnessione e un’interdipendenza dialettiche. Il nostro partito lavora per lo sviluppo del movimento operaio e, contemporaneamente, combatte contro l’opportunismo nel movimento comunista.

Nonostante quanto detto, in Russia si verificano tentativi di lotta di classe reale, che hanno, per ora, carattere episodico e, come regola, non escono al di fuori della lotta economica. Sono tentativi che vengono, comunque, duramente repressi dal potere borghese. Quando cercano di formare un sindacato di classe, gli attivisti subiscono repressioni e il sindacato viene annientato economicamente e persino con la forza.

Il nostro partito lavora alacremente su questi problemi, elabora modi e approcci diversi per creare comunque cellule sindacali di classe nei luoghi di produzione, fornendo loro un aiuto reale, metodologico, giuridico e materiale nella loro formazione. Studiamo attentamente l’esperienza degli altri partiti comunisti fratelli e questa esperienza ha un significato inestimabile per il nostro lavoro. Per ora in Russia i rapporti di forza tra le classi non sono a noi favorevoli, per ora il potere è più forte di noi. In questa fase, siamo costretti a concentrarci, fondamentalmente e prima di tutto, sulla propaganda e l’agitazione agli ingressi delle nostre fabbriche, cosa che pure suscita furiose reazioni dei padroni e degli organi statali di polizia. Tuttavia, dalla nostra parte abbiamo la forza del sapere, la forza della scienza marxista, l’esperienza dei bolscevichi, il carattere militante, rivoluzionario, marxista ortodosso della nostra teoria, che noi, nonostante tutte le difficoltà, abbiamo saputo mantenere. Cerchiamo di stabilire stretti contatti con l’esiguo numero di organizzatori della lotta di classe nelle fabbriche per la guida ideale e organizzativa delle prossime battaglie della classe operaia contro il capitale.

Suscita in noi ottimismo anche il fatto che oggi in Russia si assiste a una crescita esponenziale di circoli giovanili che studiano il marxismo. Ciò può servire da spinta per una rapida politicizzazione del movimento operaio.

Ne siamo convinti: la nostra causa è giusta, il nemico di classe sarà distrutto, la vittoria sarà nostra!

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