A Prato la prima applicazione del Decreto Salvini contro gli operai in lotta

Ventuno operai sanzionati per aver scioperato alla tintoria Superlativa di Prato in applicazione a quanto previsto dal cosiddetto “Decreto Sicurezza bis” dell’ex ministro dell’interno e leader della Lega, Matteo Salvini. Ad assumere per la prima volta questo provvedimento è stata la Questura di Prato che ha emesso multe per un complessivo di 41mila euro, ciascuna di importo compreso tra i 1000 e i 4000 euro nei confronti di 21 operai e attivisti aderenti al sindacato conflittuale Si Cobas contestando l’accusa di “blocco stradale” nel corso di uno sciopero contro il lavoro nero, turni di 12 ore per 7 giorni la settimana, la negazione delle ferie e delle malattie e di tutti i diritti minimi previsti dalle leggi italiane, il mancato pagamento dello stipendio da 7 mesi.

I fatti contestati si riferiscono allo scorso 16 ottobre quando un’auto in uscita dalla Superlativa travolgeva gli operai in presidio di sciopero, schiacciando il piede di una sindacalista che fu trasportata in ospedale in ambulanza. In segno di solidarietà e di condanna dell’accaduto, gli operai di altre fabbriche del distretto pratese, in particolare della Tintoria FADA, Tintoria DL, Tintoria GM e Panificio Toscano entrarono in sciopero e raggiunsero il presidio, dove si radunarono un centinaio lavoratori che vennero sgomberati dalle forze di polizia.

«L’applicazione del Decreto Salvini contro le legittime proteste dei lavoratori – commenta il Si Cobas – è un campanello di allarme sullo stato di salute delle libertà democratiche sul nostro territorio. Ancora più grave che questo accada andando a “sanzionare” lavoratori in sciopero che non recepiscono retribuzioni da sette mesi e sono impegnati nella denuncia di situazioni gravissime di sfruttamento ed illegalità imprenditoriale che purtroppo contraddistinguono ancora il distretto pratese. Dalle misure di vero e proprio razzismo istituzionale alle misure di limitazione del diritto di dissenso, il Decreto Salvini porta avanti una e vera e propria guerra ai più deboli in nome di una presunta ‘sicurezza’».

Già ad inizio anno la mannaia repressiva diretta dall’allora ministro Salvini si scagliò contro decine di pastori sardi, denunciati per esser stati protagonisti nella lotta per la loro sopravvivenza contro le ingiuste condizioni imposte dal mercato e dall’industria della grande distribuzione.

La realtà smaschera l’ingannevole retorica nazionalista securitaria e fintamente popolare del leader del partito xenofobo della Lega, dimostrando la natura antioperaia e antipopolare della sua linea politica e dei provvedimenti legislativi tanto sbandierati. Le misure repressive introdotte con il “Decreto Sicurezza e Immigrazione”, ampliate nel “Decreto Sicurezza e Immigrazione bis”, confermati e lasciati inalterati dall’attuale governo M5S-PD, sono pensate e indirizzate fondamentalmente per colpire i lavoratori, in particolare gli immigrati che si organizzano come classe, incrementando e approfondendo le forme di ricatto e intimidazione, la privazione di fondamentali diritti di cittadinanza che alimenta la segregazione e la clandestinità, il caporalato e il lavoro nero. Sotto il mantello della propaganda della “lotta all’immigrazione” e “della sicurezza” si affinano così gli strumenti della repressione statale colpendo in realtà la lotta operaia e i suoi strumenti più efficaci, l’organizzazione di classe di tutti i lavoratori, limitando ulteriormente il diritto di sciopero, ampiamente depotenziato dalle misure introdotte dai vari governi succedutosi negli anni, la democrazia nei luoghi di lavoro, trasformando il conflitto di classe in un problema di ordine pubblico con il sempre maggiore intervento della polizia nella lotte e vertenze sindacali a difesa del padronato.

Il veleno del nazionalismo e del razzismo è un’arma contro la classe lavoratrice, mira a dividere gli sfruttati, ad impedire l’unità e la lotta dei lavoratori, indebolisce e crea un ambiente favorevole a punire chi non si subordina agli interessi e profitti dei capitalisti, creando le condizioni migliori possibili per la perpetuazione di questo sistema di sfruttamento.

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