ECM 2019, intervento del TKP: «Non abbiamo una storia di cui vergognarci!»

Kemal Okuyan, segretario generale del TKP, interviene all'ECM, Bruxelles, 9 dicembre 2019

Intervento di Kemal Okuyan, segretario generale del Partito Comunista di Turchia (TKP), all’Incontro Comunista Europeo svolto a Bruxelles lo scorso 9 dicembre sotto il tema: “I Partiti Comunisti e Operai d’Europa contro l’anticomunismo, la falsificazione della storia da parte dell’UE e i suoi governi, per il raggruppamento del movimento operaio come prerequisito necessario nella lotta per il rovesciamento della barbarie capitalista, per il socialismo”.

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Cari Compagni

E’ un onore incontrare i nostri partiti comunisti fratelli, giusto poco tempo dopo il 21° incontro mondiale dei partiti comunisti a Smirne. A nome del Comitato Centrale del Partito Comunista di Turchia (TKP), salutiamo cordialmente il Partito Comunista di Grecia (KKE) per il loro invito e l’organizzazione dell’Incontro Comunista Europeo, così come le altre organizzazioni partecipanti.

Compagni, Lenin una volta disse che il parlamento è il fienile della borghesia. Sotto lo stesso tetto di questo edificio, tre mesi fa, questo è stato nuovamente dimostrato. È stata approvata una risoluzione oltraggiosa, con l’approvazione della maggioranza degli eurodeputati, portando avanti il percorso intrapreso dalla stessa istituzione su simili risoluzioni. Questa singola decisione è abbastanza per escludere quei 535 uomini e donne dal rappresentare i popoli dei rispettivi paesi e dell’Europa. Per quanto “democratici” si dichiarino, con questo atto, cadono nelle stesse categorie della macchina propagandistica nazista. Il misero contenuto della risoluzione non merita di essere menzionato in questo discorso.

Oggi siamo qui per discutere e modellare la nostra strategia comune contro l’anticomunismo il quale è sempre stato utilizzato come strumento flessibile e multifunzionale d’imperialismo e dalle alleanze interimperialiste. Quando lottiamo contro l’anticomunismo, dovremmo essere consapevoli della sua vasta gamma di usi ed essere capaci di ridimensionarli uno per uno.

Osservando le condizioni odierne, tre decenni dopo la controrivoluzione e lo scioglimento dell’Unione Sovietica, vediamo che molte delle conquiste della classe operaia ottenute nel 20° secolo sono compromesse, inclusa la combattività e la militanza della classe stessa.

Questi trent’anni hanno visto i più duri attacchi antipopolari in ogni paese, inclusi i cosiddetti “welfare states”. Ad ogni modo, specialmente in tempi recenti, il sistema imperialista è stato trascinato in una crisi politico-economica che è stata l’inevitabile risultato di un sistema basato sulla socializzazione della produzione e la proprietà privata dei mezzi di produzione. La crisi è visibile a occhio nudo: vediamo una generale stagnazione nel tasso di crescita dell’economia, guerre in corso che includono la costante minaccia di un conflitto globale generalizzato e immense disuguaglianze. Nonostante oggi il movimento comunista non costituisca una forza determinante o di massa, e nonostante l’attuale correlazione di forze sia contraria alla classe operaia, le forze della borghesia cercano di prevenire il suo potenziale risveglio in risposta alla crisi del capitalismo. Mirano a indebolire non solo gli sforzi per rivitalizzare il movimento comunista, ma anche ogni singolo pezzo di resistenza organizzata dei lavoratori.

Il movimento comunista ha alle spalle l’eredità della gloriosa vittoria della sconfitta del fascismo, una vittoria ottenuta con la carne e il sangue di milioni di soldati sovietici, partigiani e comunisti di altri paesi. La sconfitta del mostro del fascismo è stata a lungo un risultato indiscutibile, rispettato e ammirato da tutti i popoli del mondo. Le mosse dei politici borghesi europei servono da una parte ad aprire al revisionismo storico su questa vittoria, dall’altra per giustificare e legittimare il fascismo o almeno alleviarne l’illegittimità. Stanno chiamando l’onorevole storia dei cittadini sovietici come un “passato tragico”. Qual è il risultato? Mentre il comunismo è criminalizzato, stanno normalizzando e spianando la strada ai movimenti fascisti contemporanei.

Assistiamo ad innumerevoli esempi di propaganda anticomunista, come la recente Risoluzione del Parlamento europeo o azioni come la modifica dei nomi di monumenti, strade, piazze, monumenti, ecc., Mirano a distorcere e generare crepe nella continuità della storia del socialismo, e con ciò, distruggere la sua legittimità storica. Stanno davvero cercando di creare una presunta narrazione, un falso “ricordo” basato su bugie e diffamazioni. Dobbiamo essere consapevoli compagni che la coscienza storica è l’armamento fondamentale del movimento operaio. La storia è la nostra insegnante, il riferimento della nostra riflessione di classe, la base della nostra visione del mondo. Attaccando proprio la nostra storia stanno cercando di privarci delle nostre radici, di disarmarci e quindi di lasciarci senza futuro.

Nel testo della risoluzione del PE, è degno di nota l’attacco contro la Federazione Russa e la sua leadership. Ora, non dobbiamo mai prendere le difese di alcun paese capitalista, sono gli anelli della stessa catena. Ma dovremmo notare come indirettamente, questa risoluzione ha anche un ruolo nei conflitti interimperialisti. L’avvertimento, o persino il tono minaccioso del testo, prosegue sulla via delle macchinazioni della declinante Alleanza Atlantica per prendere il sopravvento su Russia e Cina. Non lasceremo che la nostra storia sia una posta del loro sporco gioco d’azzardo! Inoltre vi è un altro dettaglio che non va trascurato, con questa risoluzione si cerca di distorcere la storia per far apparire l’attuale Russia capitalista come la “naturale continuazione” dell’URSS, mentre questa è al contrario fondata sulle rovine del socialismo sovietico, ha saccheggiato i suoi beni pubblici e possiede un carattere di classe assolutamente opposto.

I concetti amorfi di “mondo equo”, “società aperte e tolleranti” ecc., così come il ripetuto riferimento al “totalitarismo” sono i mattoni di un nuovo e pericoloso contesto del diritto. Vietando i nomi, le pubblicazioni, le azioni dei partiti comunisti di oggi e del passato, stanno cercando di escludere la richiesta di un ordine sociale alternativo, della rivoluzione, del rovesciamento dei regimi esistenti. Stanno cercando di eliminare ogni possibile modo di mettere in discussione lo status quo, attraverso il diritto nazionale e internazionale.

Quindi cosa si deve fare per combattere la diffusione della corrente anticomunista? Come possiamo evitare che i nostri fratelli e sorelle lavoratori vengano ipnotizzati con falsificazioni? Come annulleremo l’influenza di un’ideologia che appartiene al nemico di classe?

Compagni, la prima cosa da fare è essere sinceri con noi stessi. La storia della classe operaia è la nostra storia ed è segnata da conquiste e da errori. Dovrebbe essere studiata a fondo da noi, gli eredi di coloro che hanno fatto la storia, al punto da non trascurarne alcun momento. Non esplicare alcuni aspetti della nostra storia di fatto produce più danni che vantaggi. Non dovremmo accettare alcuna falsificazione così come non dobbiamo lasciare che i nostri errori vengano esposti, in maniera distorta, dalla classe dominante. Possiamo apertamente ed oggettivamente dichiarare quanto successo e quando, quale decisione è stata presa e per quale motivo. Non dovremmo restare silenti sulla disinformazione (di origine nazista), sul cosiddetto “genocidio della carestia” degli ucraini negli anni ‘30, noto come Holodomor o sul “Massacro di Katyn”.

Non abbiamo una storia di cui vergognarci.

In secondo luogo, dobbiamo anche guardare attentamente a noi stessi e svolgere un’autocritica costruttiva. Dobbiamo evitare quanto, dalla nostra parte, facilita il tentativo di demonizzare il movimento comunista. Cosa intendo con questo? Il movimento comunista dovrebbe evitare di dare un’impressione di sé maldestra e nostalgica. Dovremmo lavorare sugli elementi che vengono usati dagli anticomunisti per caricaturizzare le organizzazioni comuniste e tacciarle come irrilevanti. Ciò non significa necessariamente voltare le spalle ai nostri principi o alle nostre tradizioni. Al contrario, il movimento comunista può, allo stesso tempo, essere moderno e contemporaneo e fermo e rivoluzionario.

E in realtà, se i nostri partiti non riusciranno a raggiungere questo obiettivo, non saremo in grado di avere eco nella classe operaia odierna e trasformarla in maniera radicale.

Compagni, la “trappola Stalin” dovrebbe essere studiata attentamente. Condannare Stalin, sotto qualunque pretesto, è anticomunismo. Stalin non era infallibile, ma cedere su questo punto in risposta agli attacchi dell’anticomunismo rinforza le posizioni del nemico.

In merito alla discussione sulla figura di Stalin dovremmo essere coscienti del fatto che trasformare la sua figura in un feticcio è il peggior danno all’eredità del grande rivoluzionario che fu. La dialettica dello scontro in merito al compagno Stalin dovrebbe essere ben calcolata.

Dobbiamo ammettere che una delle ragioni per cui l’anticomunismo è vivo oggi è il ritiro dell’ambizione rivoluzionaria da parte dei partiti comunisti. Un singolo passo indietro, il più piccolo ricorso alla passività si traduce in una grande perdita di posizioni precedentemente acquisite.

Una parte importante della legittimità del socialismo era la produttività intellettuale dei comunisti: scrittori, artisti, musicisti e registi amici della classe operaia. Attraverso il ventesimo secolo, persino durante la Guerra Fredda, l’influenza della brillante, monumentale, opera dei comunisti non fu facile da svalutare. Pensate ai murales di Rivera, le sinfonie di Shostakovich, i romanzi di Ehrenburg, le poesie di Nazim Hikmet le canzoni greche della guerra civile… erano una fonte di illuminazione, sviluppo e gioia per il proletariato ed allo stesso tempo erano anche di più, ottennero rispetto dai ranghi della borghesia, che nonostante tutti gli investimenti, non poté andare oltre i film di Hollywood. Non è un caso che il Maccartismo abbia preso di mira gli intellettuali che rappresentano la nostra parte. La nostra lotta ha bisogno della precedente produttività di scienziati, storici, artisti e intellettuali della classe operaia.

Naturalmente non è facile competere con il predominio dei monopoli che modellano l’area culturale di oggi, ma abbiamo una causa giusta e storica. Ciò richiede un duro lavoro e sforzi collettivi di intellettuali comunisti. Richiede anche una formazione ideologica avanzata contro il postmodernismo, il nichilismo e altre correnti piccolo borghesi.

L’avanguardia della classe operaia dovrebbe essere l’avanguardia anche nel pensiero collettivo dei lavoratori.

Un altro punto, molto semplice ma ripetutamente dimostrato: il miglior metodo di difesa è il contrattacco. Dobbiamo organizzare un forte contrattacco contro la fragile base del capitalismo. Dobbiamo mostrare le sue irrazionalità, esporre le sue bugie, la sua corruzione e barbarie. Dobbiamo dimostrare alla classe operaia che dalle rivoluzioni del 1848, e per almeno i diciassette decenni successivi, la borghesia ha svolto un ruolo reazionario.

Dovremmo trovare i mezzi per minare i progetti e i profitti dei monopoli, compiere ogni lotta necessaria per impedire il loro progresso. Non devono passare!

Compagni, non dovremmo permettere alla borghesia di cavarsela così facilmente. Questi tentativi non devono essere lasciati senza risposta o senza giudizio. Dobbiamo opporci a tutte le falsificazioni e distorsioni, per mezzo della nostra propaganda, delle pubblicazioni e con mezzi politici e legali. Dovremmo portare avanti queste mosse ai tribunali degli stati e dei popoli, a livello nazionale e internazionale.

In conclusione, è nostro dovere avvicinare quei giorni in cui l’anticomunismo sarà considerato un crimine.

Viva il comunismo, viva il marxismo-leninismo!

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