25 novembre: se è vero che le “donne non si toccano neanche con un fiore”, perché accetti la prostituzione?

Manifestazione contro la violenza sulla donna, Bologna. Febbraio 1978

di Sabrina Cristallo

Comportamenti abusanti comunemente inammissibili come i maltrattamenti fisici e psicologici, le percosse, le molestie, lo stupro e l’assassinio assumono una valenza persino amplificata quando a commetterli sono uomini nei confronti delle donne, in particolare a causa della differenze tra i due sessi in termini di forza fisica. La violenza di genere viene condannata fermamente nel sentito comune e l’istituzione di una data dedicata come la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, lo conferma. Ma se quanto affermato sinora è vero, se gli abusi che ledono la dignità della donna sono inaccettabili, perchè la prostituzione viene tollerata?

Generalmente, la scusa immediata che abbiamo interiorizzato per accettare passivamente il dramma della prostituzione risponde a quel modo di dire che la identifica come “il mestiere più antico del mondo”, ovvero un qualcosa di insito alla storia dell’umanità e quindi irreversibile.

Per essere precisi, questo luogo comune dovrebbe essere rivisitato poiché la prostituzione, essendo un mercato vero e proprio, esiste da quando esiste la divisione delle società in classi e dunque l’oppressione delle classi possidenti sulle classi povere.

La prostituzione si rivela quindi come l’ennesima bruttura figlia del capitalismo. Oltre che una questione di genere, una questione di classe.

La giusta definizione della prostituzione dobbiamo ritrovarla nelle parole di Thomas Sankara, rivoluzionario marxista africano, che la descrisse come “la sintesi tragica e dolorosa di tutte le forme di schiavitù femminile”. Infatti, non è possibile pensare di dissociare il mercato del sesso dallo sfruttamento delle condizioni di disagio socio-economiche di cui si nutre, né tantomeno dalla violenza con cui si manifesta.

La compravendita di un corpo e l’acquisto di una violenza sessuale sono aberrazioni che non possono essere accettate se non all’interno di una società che viene educata e stimolata costantemente a sostenere il possesso e il profitto come necessità primarie.

Nel sistema capitalistico, l’ideologia borghese è dominante al punto tale da riuscire a promuovere l’idea che la mercificazione del corpo e lo sfruttamento sessuale possano essere non solo riformati, ma addirittura, essere espressione di libertà.

E’ esattamente il contrario. La prostituzione è nemica della liberazione sessuale e non è mai una questione di libera scelta poiché si tratta di una costrizione dettata da esigenze economiche consistente in un atto consumato tra due persone delle quali soltanto una, il compratore, rimane soddisfatto, mentre il desiderio assente della prostituta, il cui corpo è tragicamente ridotto a nient’altro che una merce, viene sostituito da un pagamento. Una violenza a pagamento.

Il dovere dei comunisti è quello di smascherare le pericolose trame borghesi che tendono alla “normalizzazione” della schiavitù sessuale, oggi persino rafforzate da una frangia femminista che rivendica come libertà quella di potersi vendere. La stessa logica che apre le porte al dibattito sull’abominio dell’utero in affitto, là dove oltre allo sfruttamento barbaro della donna povera, ridotta a mero contenitore, si gioca persino con la vita del nascituro.

La proposta di legalizzare la prostituzione da un lato e la criminalizzazione delle prostitute dall’altro non sono che formule rispondenti esclusivamente agli interessi delle classi dominanti, le quali mirano costantemente al mantenimento della condizione di subalternità attuale della classe lavoratrice, e in particolare, della donna proletaria, doppiamente oppressa, al fine di conservare i propri privilegi.

La prostituzione non può essere riformata ma deve essere abolita perchè le persone vittime dell’industria del sesso hanno il diritto di emanciparsi da una condizione di vita umiliante e pericolosa ed inserirsi a pieno nella società.

La liberalizzazione della prostituzione serve alla borghesia per far passare il concetto di libertà di scelta individuale abbinato allo sfruttamento legale.

Ma lo sfruttamento dell’ essere umano da parte di un altro essere umano è tutt’altro che una questione individuale: questa riduzione serve per generare l’illusione che siamo noi che “scegliamo”, ad esempio, di firmare un contratto di lavoro di 8 ore, dove ne lavoriamo 12, ma ne veniamo pagati per 4, anzichè di esserne costretti per necessità, sottomessi al ricatto padronale.

E’ tempo dunque di rifiutare con forza questa falsa coscienza che porta la classe lavoratrice a tollerare lo sfruttamento della donna povera e ricostruire la morale proletaria fondata sui principi di condivisione e solidarietà tra compagni.

Nella Giornata dell’eliminazione della violenza contro le donne, i comunisti invitano alla riflessione; occorre considerare la prostituzione come una questione collettiva che riguarda ognuno di noi, poiché è una barbarie alimentata dalla violenza economica che il capitalismo riserva alla classe lavoratrice.

Oggi, facciamo parte di una generazione che trascorre la propria età adulta tra un lavoro a termine e la ricerca del lavoro stesso e spesso riusciamo a compensare solo grazie all’aiuto e l’intervento della nostra famiglia di origine. Ma quest’ultima è destinata ad esaurirsi e con un welfare praticamente inesistente, i nostri figli saranno sempre più vicini alla soglia di povertà e quindi più facilmente ricattabili.

Il proletariato deve imporsi contro l’ideologia borghese e condannare la violenza di genere a partire dalla sua origine, la violenza economica che il capitalismo esercita su milioni di donne lavoratrici, sino al raggiungimento di apici tragici come lo sfruttamento della prostituzione.

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2 Comments

  1. Non conosco l’Autrice e non so se politicamente è solo un’osservatrice diciamo della politica in generale oppure ha avuto oppure ha al momento delle cariche e politiche s’intende.

    Leggo tra le varie:

    “La prostituzione non può essere riformata ma deve essere abolita perché le persone vittime dell’industria del sesso hanno il diritto di emanciparsi da una condizione di vita umiliante e pericolosa ed inserirsi a pieno nella società”.

    Ok. Però, come dire, “Chi la guasta?”. Comprendo che la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ci porta a dibattere anche della prostituzione ma le ragioni me i fenomeni che sono legati, e qui parlo s’intende di quella femminile, sono più complessi e generalizzare come si è fatto nell’articolo lascia scoperta un asset che è primariamente sociopolitico: quello degli uomini che vanno con le prostitute. Perché ci vanno? Questo è un tema che almeno chi si presenta come comunista dovrebbe quanto meno cercare di delineare prospettive non dico di soluzioni ma di alleggerimento sì. Ovviamente so bene che è una questione complessa ma a quanto pare l’Autrice proprio non ha mostrato alcun interesse al riguardo. Non me ne voglia.
    Felice Di Maro

  2. La prostituzione é la peggiore forma di schiavitù dell’era del capitalismo. Guarda caso la maggioranza di questa TRATTA UMANA sono donne straniere oramai principalmente cinesi o africane, con un accento sul discorso della Cina che da quando negli anni 70 con la morte di Mao ha abbandonato il socialismo é diventata un oppressore verso le donne fragili arpionate da quei gruppi criminali che le portano principalmente nel nostro paese per essere massacrate di violenze sessuali e non in quei loschi posti chiamati centri di case in affitto o “massage parlours”. Ed ecco schiavizzata anche la donna cinese che si era emancipata con Mao, ove nella Cina maoista la prostituzione era stata eradicata COMPLETAMENTE in Cina.
    La soluzion viene dai paesi nordeuropei, abolizione della prostituzione e criminalizzazione del cliente con il PENALE e carcere fino a 10 anni per recidiva.

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