La democrazia nella “Russia libera”

In un periodo in cui propagandisti e rappresentanti della borghesia propugnano il loro massimo sforza per denigrare le esperienze di costruzione socialista del XX secolo sotto il titolo di “totalitarismo”, di “regimi dell’oppressione e della sorveglianza totale”, fino all’equiparazione con il nazifascismo, tramite questo articolo di Yuri Mukhin su Trudovaya Rossiya, n° 15 (531) del 2019, organo del CC del Partito Comunista Operaio Russo, vogliamo mettere in evidenza l’inganno di certe argomentazioni sulla “democrazia” e la “libertà” di cui sarebbero portatori i regimi borghesi e il capitalismo rispetto a quelli socialisti. Si ripropone come sempre la questione: democrazia e libertà per chi?

Ecco la democrazia nella “Russia libera”!

[…]L’art. 3 della Costituzione della Federazione Russa stabilisce che il potere supremo appartiene al popolo, che può esprimerlo direttamente attraverso il referendum. Naturale! Altrimenti, di quale democrazia parliamo?

[…] Vorrei ricordare, quindi, che in Russia, dal 1993, anno in cui fu adottata la Costituzione, il Cremlino non ha consentito al popolo di tenere neppure un referendum nazionale.  È democrazia questa? Vorrei anche ricordare, in quanto tenutovi, che nel luglio del 2015 K. Barabash, Yu. Mukhin, V. Parfenov e A.Sokolov  furono arrestati e incarcerati per appartenenza al gruppo d’iniziativa per il referendum “Per un potere che risponda [di ciò che fa]”. Finirono dietro le sbarre perché si battevano, attraverso il referendum, per l’approvazione della legge “Sulla valutazione da parte del popolo di Russia dell’attività del Presidente e dei membri dell’Assemblea Federale della Federazione Russa”. V. Parfenov e K. Barabash furono condannati a 3 anni e 10 mesi di prigione, A. Sokolov a 3 anni e mezzo, Mukhin a 4 anni con la condizionale; in più ai condannati, dopo l’uscita dal carcere, fu vietato non solo di partecipare, ma addirittura di assistere a iniziative politiche.

Sbattete queste condanne in faccia a chiunque affermi che il regime del Cremlino ha preso le distanze dal fascismo.

C’è un altro aspetto importante della democrazia, l’unità tra popolo e potere. Nel caso della Russia, dov’è questa unità?

Del Servizio di Guardia del Cremlino, appartenente al Servizio Federale di Guardia, secondo alcuni dati, fanno parte 25.000 effettivi, una cifra verosimile, poiché, secondo la testimonianza di Korzhakov[1], l’SFG conta, tra i soli generali, 70 elementi. Da chi difendono questi generali gli inquilini del Cremlino? Dalla NATO? Chiaro, dal popolo della Russia. Ecco “l’unità” [tra popolo e potere].

L’organico dell’Esercito della Russia è di appena 798.000 uomini. Da quale NATO questo esercito vi difenderà, se il suo Comandante in capo, il 5 settembre scorso, al Forum Economico Orientale, ha servizievolmente proposto al Presidente USA Donald Trump di comprare dalla Russia la super segreta arma ipersonica? Ecco come il Cremlino combatte la NATO e gli USA, suoi principali avversari.

Dunque, tutte le Forze Armate di Russia che “fronteggiano” i nemici esterni non contano neppure 800.000 uomini, mentre contro il popolo russo sono schierati oggi, in organico al Ministero degli Interni, 914.500 effettivi (!). Ben 623 uomini per ogni 100.000 abitanti, per numero la terza forza di polizia al mondo, dopo la Cina (1,6 milioni di effettivi) e l’India (1,5 milioni)! Tuttavia, per numero di poliziotti per 100.000 abitanti, la Cina (120 uomini) e l’India (128 uomini) sono 5 volte inferiori alla Russia!

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E questo non è ancora tutto ciò che è stato preparato contro il popolo. La Guardia Nazionale conta un organico di oltre 400.000 guerrieri che massacrano pacifici manifestanti. Fate un confronto: questi figuri sono 400.000, mentre le truppe di terra della Russia sono 290.000.

Allora, cosa teme di più il Cremlino, la NATO o il popolo? Aggiungete da 100.000 a 120.000 elementi del Servizio di Sicurezza Federale [FSB], anche 200.000, se si includono le guardie di frontiera[2]. Polizia, Guardia Nazionale e FSB, nell’insieme, portano i pretoriani che proteggono il regime dal popolo russo a più di 1.000 per 100.000 cittadini.

Questo quando l’ONU raccomanda un rapporto di 222 poliziotti per ogni 100.000 abitanti. A proposito, nell’URSS “totalitaria” ce n’erano 214. Fate un paragone: 214 poliziotti in totale per 100.000 abitanti nell’URSS, 623 nell’odierna “Russia libera” e più di 1.000 ogni 100.000 abitanti appartenenti alle forze di sicurezza contro il popolo nella Federazione Russa.

Cosa valgono, allora, sullo sfondo di questi numeri, le chiacchiere sul fatto che “a differenza dell’URSS, oggi in Russia ci sono libertà e democrazia”?

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[1]Aleksandr Vasilievich Korzhakov, tenente-generale della riserva, ex-funzionario del KGB, comandante della guardia di B. Eltsin, deputato alla Duma di Stato.

[2]In Russia le guardie di frontiera fanno parte del Servizio di Sicurezza Federale FSB.

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