Umbria, intervista al compagno Rossano Rubicondi: «La nostra battaglia continua»

Rossano Rubicondi, interviene alla manifestazione di P.za Santi Apostoli. Roma, 5 ottobre 2019

Intervista al compagno Rossano Rubicondi, candidato Presidente alle scorse elezioni regionali in Umbria per la lista del Partito comunista 

Nato il 10 ottobre 1971, figlio di operai e nipote di contadini, ha lavorato sin dai 14 anni per mantenersi agli studi superiori, come operaio agricolo in tabacchicoltura, manovale edile e cameriere, per poi entrare nel 1992, al termine del servizio militare, come operaio alle Fornaci Briziarelli Marsciano. 

Nel 1994 candidato da non iscritto nelle liste della CGIL per la RSU alla FBM. Iscritto alla CGIL, impegnato nella battaglia contro la concertazione, al congresso della CGIL del 96 appoggia la mozione Essere sindacato, in opposizione alla linea concertativa impersonata da Cofferati. Chiamato a fare il funzionario in rappresentanza della minoranza, nei 22 anni trascorsi nel sindacato si è occupato di sicurezza nei posti di lavoro, immigrazione e, infine, dellufficio vertenze, privilegiando il rapporto diretto con i lavoratori. 

Dopo 22 anni di battaglie allinterno del sindacato, in seguito alle ultime vicende regionali legate a Concorsopoli, abbandona il ruolo di funzionario per ritornare, a partire dal 1° agosto scorso, al posto di operaio alla FBM, rimanendo comunque nella CGIL come semplice iscritto. 

Cintura nera 6° Dan e maestro di Karate, Oro mondiale e campione europeo di Karate Goju-Ryu. 

Caro compagno, comincerei con una domanda sul dopo elezioni. Il rientro al lavoro com’è stato? I compagni di lavoro, i compagni di partito: che reazioni ci sono state dopo le elezioni? 

RR: Dopo le elezioni, al rientro al lavoro, cera un po di come posso dire pacato rispetto. Molti avevano sperato non avendo una percezione precisa – che ci sarebbe potuto essere un risultato maggiore. Siamo stati ostacolati da questo finto dualismo centrosinistra-centrodestra. Cè stato il richiamo al voto utile, che ha fatto presa su chi pensava che centrodestra e centrosinistra fossero appaiati, e quindi molti hanno pensato che un voto per Rubicondi poteva far perdere il centrosinistra. E allora, anche in virtù di una lista che si chiama Sinistra civica e verde, che ha fatto da stampella a PD e Movimento 5 Stelle, molti hanno optato per il voto utile”, rispondendo al richiamo anti-fascioleghista: bisognava battere la Lega, la peggiore destra, il fascismo. E sono stati tutti traditi il giorno dopo. Anzi, no: due ore dopo. Quando ormai le dimensioni della sconfitta del PD-M5S erano apparse enormi, alle 2:00 di notte, Bianconi, il candidato di centrosinistra, ha dichiarato che lui, contro questa destra fascista non avrebbe fatto opposizione, ma avrebbe fatto proposizione. È evidente: lui è un padrone. Fra laltro in questa settimana hanno costituito anche un gruppo consiliare lui e Fora (laltro candidato che era stato prima candidato, poi fatto fora …), hanno costituito un gruppo insieme. Sono padroni, rappresentanti di padroni, che si apprestano a fare proposizione, perché i padroni stanno sempre dalla stessa parte. 

Al rientro in fabbrica ho avuto incoraggiamenti ad andare avanti. Oggi la classe operaia non è più la stessa. Nella mia fabbrica, come in tutte le altre fabbriche, gli operai votano per la Lega. Ci hanno ascoltato attentamente, hanno capito che noi eravamo cosa diversa dal PD, perché noi abbiamo criticato fortemente il PD partendo da Sanitopoli. Qualcuno, forse aveva pensato che io ero rientrato solo momentaneamente in fabbrica, passando da fare il funzionario sindacale, il funzionario politico e continuando, secondo questa logica perversa, al consiglio regionale. In realtà, qui purtroppo molti hanno pensato questo. Il fatto di essere rientrato in fabbrica, dopo ventidue anni di sindacato, ha smentito tutto ciò e ora mi trovo fianco a fianco coi miei compagni di lavoro. Questo sarà un compito che dovrò portare avanti: affermare la nostra diversità con la pratica, attraverso il fatto che sono un operaio e che mi sporco le mani come tutti gli altri. Io continuerò la mia battaglia, che non era, come diciamo noi, finalizzata allelezione, ma era un mezzo per far conoscere il partito. Noi continueremo a fare politica, sia se stiamo dentro il consiglio regionale, sia se stiamo con la tuta blu. 

Rossano Rubicondi e Marco Rizzo dal palco di p.za Santi Apostoli, Roma, 5 ottobre 2019

Sulle polemiche invece a sinistra. Hai fatto delle riflessioni, hai parlato con i compagni? 

RR: Noi abbiamo fatto una grandissima campagna elettorale. Siamo stati egemonici con un programma, come ho detto spesso, serio, concreto, realizzabile qui ed ora. Questo era il nostro slogan. E questo programma, tra l’altro, è ancora lì ed è tutto da attuare, ovviamente. Cera una lista civica non meglio identificata che appoggiava il centro sinistra. A sinistra di questa accozzaglia lunico partito che supera la soglia psicologica dell1% siamo noi, quindi siamo noi che siamo il punto di riferimento della sinistra. Cera unaltra lista con Potere al Popolo e il Partito Comunista Italiano, che può aver confuso lelettore, che magari non sapeva che laltra falce e martello, non la nostra, è stata costruita in una notte, più per togliere voti a qualcuno che per creare qualche cosa. Però questo ci ha creato dei danni, anche perché quel partito, in Umbria, formalmente non esiste. Esiste un simbolo che ha richiamato uno 0,5%. Se fossimo stati tutti insieme, secondo me non avremmo ottenuto la somma dello 0,8 più l1. Forse avremmo ottenuto qualcosina in più, ma con i se e con i ma non facciamo né la politica né la storia. Quindi, ora noi ci siamo. Ci siamo fatti conoscere, abbiamo accresciuto anche i nostri militanti. Adesso si tratta, da qui in avanti, senza aspettare la prossima scadenza elettorale, di organizzare riunioni, manifestazioni, volantinaggi sul territorio per radicare il partito e per portare avanti le nostre battaglie.  

Una su tutte, la questione della Sanità. Cè stata questa finta contrapposizione fra chi diceva: la Sanità deve essere pubblica e chi invece ipotizza privatizzazioni. In realtà la Sanità, checché ne dica il PD, è già bella e privata, ed è già molto costosa per i cittadini, se pure efficiente. E quindi noi dovremo iniziare a fare una battaglia per renderla realmente pubblica, iniziando dal problema sullintramoenia e le liste dattesa. Bisogna fare una battaglia raccogliendo firme, organizzando manifestazioni … quello che deve fare un Partito Comunista. Laltra battaglia è sulla questione dellacqua pubblica, cercando di rendere efficace in regione un referendum che è rimasto inattuato. Lo slogan Fuori i privati dalla gestione dellacqua deve diventare il nostro slogan, che non è uno slogan, ma deve essere una cosa che si realizza attraverso la battaglia politica. Questi strumenti serviranno a far crescere il Partito e a rendere il Partito il faro dellopposizione. Io credo che dovremo proporre le nostre idee e, siccome le nostre idee, lo abbiamo dimostrato in campagna elettorale, sono egemoniche, nel senso che fanno presa (ce le hanno copiate e quindi vuol dire che funzionano), la nostra egemonia culturale la dobbiamo esercitare per far convergere su di esse lattenzione dei cittadini, delle organizzazioni sindacali, le organizzazioni sociali, e chi ci vuole seguire, ci seguirà. 

Rossano Rubicondi, candidato del Partito Comunista alle elezioni regionali umbre alla manifestazione di p.za Santi Apostoli, Roma, 5 ottobre 2019

Hai parlato del radicamento del partito nel territorio. Sui luoghi di lavoro cosa possiamo dire? Sappiamo che la spina dorsale di un partito comunista sono i lavoratori, e in particolare i lavoratori di fabbrica, come quelli a cui appartieni tu. Che forza ci dà, anche questo voto, anche questa campagna elettorale, per entrare dentro i luoghi di lavoro, per fare conoscere il nostro messaggio non soltanto al più vasto territorio, ma specificatamente tra gli operai, tra i lavoratori? 

RR: È necessario rientrare prima nella testa dei lavoratori, che sono sfiduciati, non hanno più fiducia nei partiti della sinistra che li hanno traditi e nemmeno nelle organizzazioni sindacali, che oggi sono più strumenti burocratici che strumenti per cambiare realmente lo stato di cose presente. E quindi, qual è la reazione spontanea, visto che i mass media ci propongono solo questa sfida fra PD e i suoi satelliti, dove adesso cè anche il Movimento 5 Stelle, e la destra? Se la sinistra non funziona, viene logico pensare: mi butto a destra. E noi, con la nostra azione, dobbiamo dare lalternativa: guarda che ci sono i Comunisti. Noi, quando diciamo non siamo di sinistra, siamo Comunisti per differenziarci, dobbiamo lavorare principalmente nella testa degli operai. Sapendo che cè chi porta avanti le battaglie e ci crede. E la mia candidatura, in parte, sta a significare proprio quello che facciamo noi: pensiero e azione. Abbiamo unidea diversa della società e la propagandiamo attraverso le lotte, spendendoci di persona.  

Costruire il Partito nei luoghi di lavoro è complicato, molto complicato, ma non impossibile. La struttura delle imprese in Umbria coinvolge piccole, piccolissime, medie aziende. In unazienda come la mia, di cento operai, costituire una cellula comunista non è facile perché, comunque, il ricatto padronale in questa situazione è forte e quindi bisogna entrare nella testa, prima, degli operai e poi, piano piano, lavorare per crearle quelle cellule. Pensa come ti può guardare male il padrone che sa benissimo quanto siamo pericolosi. Mentre non lo spaventa un sindacato confederale che si organizza in unazienda, la costituzione di una cellula del partito .  

Non è facile, ma intanto dobbiamo riportare i volantini, far circolare la falce e martello. I volantini ora non sono più quelli delle elezioni, ma devono essere periodici su temi importanti, anche specifici su temi che coinvolgono le grandi aziende. Penso, per esempio, allILVA. Questa settimana con la nostra parola dordine, che è lunica attuabile, fuori dai cancelli dellILVA dobbiamo dire: lILVA va nazionalizzata. Che cosaltro dobbiamo aspettare? Applichiamo la Costituzione! E questo va esteso a ogni crisi aziendale: dobbiamo essere dentro ogni fabbrica, se possibile. E fino a quando non ci saremo, almeno fuori a dire bisogna fare così. È un lavoro affascinante stare fra gli operai. È importante però capirli gli operai, perché non li capisce più nessuno. Lho detto al comizio del 5 ottobre a Roma: a sinistra spesso gli operai puzzano. Per noi non puzzano gli operai: sporcarsi e sudare al lavoro è profumo di dignità. E quindi, starci in mezzo e sudare insieme apre gli occhi a tutti quanti noi, a me per primo. Se votano a destra, hanno le loro motivazioni gli operai e non vanno condannati, ma dobbiamo solo spiegare meglio le nostre ragioni, portarli dalla nostra parte. Portarli a capire che per il momento sono dei tifosi fra il centrodestra e il centrosinistra. Non devono essere più tifosi, ma devono riscoprire la partecipazione attiva. Essere protagonisti. 

Caro compagno, ti ringraziamo di questa bellissima intervista, che deriva non soltanto da una conoscenza libresca, ma – quello che è importante – dalla vita reale che vivi. 

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1 Comment

  1. Giusto quello che dice Rossano,dobbiamo farci conoscere e mantenere la nostra diversità , non ci devono confondere con quelli della sinistra,siamo comunisti siamo un’altra cosa.

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