L’attacco della Turchia in Siria e la spartizione sulla pelle dei popoli

Poco dopo le 16 di mercoledì, con il consenso degli USA, è iniziato il terzo (e forse il più grande) attacco di terra dell’esercito turco nella Siria nord-orientale. L’offensiva militare prende il nome di “Primavera di Pace” con i primi raid aerei turchi che hanno avuto luogo nelle aree di Ras al-Ain, situata nella provincia di Al Hasakah, e Tal Abyad, occupando 11 villagi vicino a queste due città. Secondo quanto annunciato dal ministero della Difesa turco, nella prima giornata di intervento sono stati effettuati raid su 181 obiettivi. Secondo testimoni, i raid non si sono limitati ad obiettivi militari ma anche a aree popolate, causando già centinaia di vittime, compresi civili, nei territori a prevalenza curda e 60.000 sfollati in cerca di sfuggire da un nuovo massacro.

Alle operazioni si uniscono anche i jihadisti dell’Esercito Libero Siriano (FSA) che sono giunti nel distretto di Akçakale, nei pressi del confine turco, con un convoglio composto da 150 veicoli. Secondo quanto riferito dal quotidiano filo-governativo Yeni Şafak «14 mila soldati della FSA parteciperanno all’operazione nell’Eufrate orientale secondo il primo piano. Se necessario saranno aggiunte altre truppe»[1]. Le truppe della FSA (finanziate e addestrate dalla Turchia e dagli USA) avranno sede a Raqqa, Haseke e Manbij. La collaborazione tra il governo turco di Erdogan e l’FSA, presentanti in occidente come “combattenti per la libertà” contro il “tiranno Assad”, si era già manifestata lo scorso anno nell’operazione di Afrin.

L’operazione è stata votata a larga maggioranza dalle forze borghesi turche in parlamento, l’8 ottobre. Insieme al partito di governo dell’AKP ha infatti votato a favore anche il partito socialdemocratico “di sinistra” CHP e le varie forze nazionaliste/islamiste, prolungando l’autorizzazione alle operazioni militari in Siria fino al 30 ottobre 2020[2].

Ad 8 anni dall’inizio della destabilizzazione della Siria da parte degli USA, della NATO, della Turchia, del blocco sunnita – trasformatasi in una sanguinosa e distruttiva guerra aperta con il coinvolgimento diretto o indiretto dei principali centri imperialisti (Usa e Russia in primis), potenze regionali (Turchia, Arabia Saudita, Iran, Israele, ecc.) e forze locali, ognuno con i propri interessi generali e particolari e alleanze – si assiste ad una nuova escalation militare che misura le ambizioni imperialiste della borghesia turca di estendere la sua egemonia nella regione del Mediterraneo orientale [3] e Medio Oriente in cui si esacerba una forte competizione per la ripartizione delle zone d’influenza, il controllo delle risorse energetiche, la salvaguardia/conquista delle posizioni geostrategiche, vie di comunicazione e mercati. Ciò che si evidenza, ancora una volta, è come la guerra in corso faccia parte dei progetti di ristrutturazione del dominio del capitale nella regione sulla base dei nuovi equilibri di forza, dove sono in gioco interessi imperialisti in competizione.

Fonte Tgcom24. Per “regime” leggere governo legittimo siriano.

La Siria nord-orientale è una regione ricca di risorse energetiche appetibili per gli investimenti capitalistici turchi, mascherati in modo ipocrita dietro la giustificazione di un’”operazione di sicurezza” secondo il “diritto internazionale all’autodifesa”. Ciò ad ulteriore dimostrazione di come il Diritto Internazionale oggi si traduca in maniera arbitraria a seconda dei diversi piani imperialisti da servire. Una giustificazione che si innesta nella guerra di lungo corso della borghesia turca contro le aspirazioni e lotta del popolo curdo per i suoi diritti nazionali. Esso nella regione settentrionale siriana ha istituito dei territori autonomi de facto, controllati attraverso le milizie dell’Unità di Protezione Popolare (YPG), che hanno stretto un abbraccio mortale con Washington e Parigi nella guerra contro le formazioni jihadiste dell’ISIS e Al-Nusra, foraggiate da Arabia Saudita, Qatar, Turchia e dagli stessi USA e UE.

Nell’oggettiva mancanza di un campo socialista (come ai tempi dell’URSS) e antimperialista al quale aggrapparsi, come avveniva nelle lotte di liberazione nazionale del passato, la dirigenza curda del PYD (Partito dell’unione democratica) ha tentato di giocare la sua propria partita nel quadro della competizione inter-imperialistica tra le principali potenze mondiali, sfruttando la contrapposizione tra i diversi interessi attivi in Siria e nella regione, ma rivelandosi elemento utile alla penetrazione dei piani imperialistici statunitensi (in cambio della protezione aerea, rifornimenti di armi e finanziamenti).[4] Gli USA hanno così potuto condurre un intervento militare nell’area, installando persino proprie basi militari in territorio siriano – con il pretesto della “lotta al terrorismo” da essi stesso fomentato.

In questo quadro di competizioni e contraddizioni inter-imperialiste e inter-borghesi, il “via libera” degli USA all’offensiva turca contro i curdi era uno scenario ampiamente prevedibile. Tutt’altro che da interpretare come “tradimento”, la mossa degli USA è espressione della sua cinica ma coerente natura imperialista. Esso pone sul tavolo da un lato la necessità di salvaguardare l’alleanza con la Turchia – secondo esercito della NATO, attore regionale sempre più forte, che in caso contrario si sarebbe avvicinato ulteriormente all’asse Mosca e Teheran, cambiando così gli equilibri geopolitici mediorientali a scapito dei progetti USA e della crisi della NATO nel Vicino Oriente. Dall’altro, questa escalation permette di riaprire le ingerenze negli affari interni della Siria, intensificando la frammentazione territoriale del paese nella direzione di una sua partizione per zone d’influenze, mentre sono in corso le negoziazioni al “tavolo di pace” di Astana tra Russia, Turchia e Iran per la spartizione delle regioni occidentali della Siria.

Stesso discorso potrebbe valere per Mosca e Teheran. Queste, al di là delle proteste (anche dure) di circostanza, fino a che punto avranno interesse a fronteggiare i piani di Erdogan, di fronte al rischio di compromettere i loro rapporti economici e commerciali (e militari) tessuti, seppur in modo contradditorio, nell’ultimo periodo? E l’ipocrita UE, a cui molti si appellano, non è la stessa che ha firmato con la Turchia gli accordi per bloccare i flussi migratori con ingenti finanziamenti? Non a caso, Erdogan ha subito posto come moneta di scambio la minaccia «di aprire le porte e inviare 3.6 milioni di rifugiati» verso l’Europa se l’UE “non starà al suo posto” e se continuerà a considerare l’offensiva militare turca come un’occupazione[5].

Questo equilibrio si manterrà ovviamente solo se la Turchia non compirà un passo oltre quello consentito, come “diplomaticamente” dimostrano anche le parole “minacciose” e il falso dietrofront di Trump, così come il “consiglio” ipocrita “alla moderazione” da parte del segretario generale della NATO, Stoltenberg[6].

Vedremo gli sviluppi ma ancora una volta arriva una dura lezione: sulla pelle dei popoli si sviluppano i conflitti d’interesse tra gruppi capitalisti e Stati borghesi, la competizione internazionale degli imperialisti, le cui dispute, piani e accordi temporanei, in guerra e in pace, hanno come bussola esclusivamente gli interessi e profitti dei propri monopoli che determinano le mosse geopolitiche dei vertici statali connessi nei mutevoli equilibri per la ripartizione del mondo. Non c’è spazio per tifoserie ed illusioni, che hanno vita breve di fonte alla dura realtà rappresentata dall’ingordigia imperialista che si realizza con tutti i pretesti e mezzi (politici, economici e militari), con la conseguenza dello spargimento del sangue dei popoli.

Alla luce di questi eventi trova conferma l’affermazione che «la questione kurda non si può risolvere a beneficio dei popoli della regione con il contributo degli USA, della NATO e dell’UE, sulla base delle loro aspirazioni. I diritti della popolazione kurda e la soluzione della questione kurda a beneficio dei popoli della regione sono legate con la lotta comune dei popoli della regione, lo sviluppo di una attività anti-imperialista coerente, la lotta per il potere operaio.[7]»

“GIÙ LE MANI DALLA SIRIA”. I comunisti e il movimento antimperialista condannano l’attacco militare di Erdogan

Manifestazione del TKP contro l’attacco in Siria, Aprile 2018

In una dichiarazione[8] del CC, il Partito Comunista di Turchia (TKP), opponendosi all’intervento militare turco, analizza come il governo dell’AKP, fin dal primo momento dell’avvio dei piani dell’imperialismo statunitense per il Medio Oriente, «era più che desideroso di interpretare il ruolo di attore principale in questi piani».

«Gli Stati Uniti e l’AKP hanno iniziato ad armare e addestrare vari gruppi contro il governo di Assad in Siria – ricorda il TKP. La NATO, il MIT (Turkish National Intelligence Agency), la CIA si sono riversati in Siria. Le bande jihadiste sono state armate con le armi più moderne. Gli eserciti sono stati creati con queste bande. La Turchia ha assunto la responsabilità dell’addestramento di questi eserciti. Come se non bastassero, si sono tenuti incontri ad Antalya e Istanbul con i rappresentanti di queste bande, a cui la Turchia paga gli stipendi. L’AKP è andata oltre l’ingerenza negli affari interni del nostro vicino e ha assunto il ruolo di provocare direttamente una guerra civile in Siria. Tuttavia, il processo non si è svolto come previsto dagli USA e AKP. Il popolo siriano ha resistito contro l’occupazione imperialista e le bande reazionarie.»

«La Siria – prosegue la dichiarazione – è ancora sotto l’effettiva occupazione ed è uno stato diviso. Le bande jihadiste e le loro forze armate stanno ancora terrorizzando alcune regioni. L’AKP ha commesso un grande crimine negli ultimi otto anni, ignorando la sovranità di un altro paese. Stanno finanziando apertamente, addestrando separatisti, bande jihadiste, schierandoli come forze armate all’interno della Siria. Il governo dell’AKP e gli USA sono i principali criminali alla base della tragedia umana in Siria.

Né il governo dell’AKP né gli USA né altre forze imperialiste possono portare la pace al popolo siriano. È chiaro che la retorica della pace e della libertà da parte di coloro che fanno affidamento su forze imperialiste, che vedono la soluzione in concetti come governo autonomo, comunità, regionalismo (la linea del Confederalismo Democratico curdo, ndr), che non sono altro che strategie imperialiste per dividere il popolo, e coloro che fanno affidamento a questo o quel nazionalismo sono inutili.

Le decisioni per un futuro pacifico e prospero appartengono solo al popolo siriano. Le rivendicazioni dei lavoratori in Siria che hanno resistito all’intervento imperialista negli ultimi otto anni sono chiare: indipendenza, sovranità e integrità territoriale.

La vera minaccia alla sicurezza del nostro paese è la NATO, gli USA e le forze imperialiste e coloro che insistono a collaborare con loro.

La pace in Siria può esser stabilita solo quando tutte le forze imperialiste e di occupazione si ritireranno dalla regione. Sono i siriani a dover determinare il futuro della Siria.»

Altra importante e significativa posizione è quella diffusa dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) che condannando l’attacco turco «ritiene che questa invasione militare coordinata con l’amministrazione statunitense non sia isolata dagli obiettivi che stavano e stanno dietro il sostegno delle forze terroristiche in Siria da parte di questi due paesi e di molti altri, al fine di indebolire lo stato nazionale siriano e danneggiarne il ruolo, la sovranità, l’integrità territoriale attraverso l’istituzione di cantoni divisi per etnie e dottrine religiose. Il Fronte invita i popoli arabi a prendere posizione e ad agire denunciando l’invasione turca e sostenendo la Siria nella difesa del suo popolo e di tutti i suoi territori.»

Anche la Federazione Sindacale Mondiale (WFTU) condanna l’invasione militare della Turchia in Siria. «Da parte della classe operaia mondiale, rifiutiamo i meccanismi imperialisti che, praticamente, hanno dato luce verde tollerando l’aggressività turca. Sommiamo la nostra voce a coloro che appoggiano il diritto del popolo siriano a decidere esso stesso sul suo presente e futuro; senza ingerenze straniere e guerre imperialiste. Solidarizziamo con tutte le nazionalità che vivono in Siria».[9]

Il Consiglio Mondiale per la Pace (WPC) giudica che «questa aggressione nel nord-est della Siria arriva come continuazione dei precedenti attacchi nel nord-ovest della Siria e come parte dei piani espansionistici del regime turco». «Si svolge con la piena complicità degli USA e dei suoi alleati che mantengono anche truppe nella regione da diversi anni. Questa aggressione e la silenziosa tolleranza di molte parti crea anche nuove minacce e pericoli per i popoli della regione, soprattutto per il popolo siriano che soffre da otto anni di un’aggressione imperialista senza precedenti e ben orchestrato, mentre gli Stati Uniti, la NATO, l’UE, la Turchia e i loro alleati regionali hanno alimentato, finanziato, addestrato e condotto dozzine di migliaia di mercenari armati per un violento cambio di regime a Damasco. L’invasione e l’occupazione turca del territorio sovrano della Siria creeranno solo nuovi sfollati e aumenteranno il flusso di rifugiati. L’affermazione della Turchia di creare una “zona sicura” lungo i suoi confini con la Siria è ipocrita e non può nascondere le sue intenzioni di creare una vasta area controllata dalla Turchia, cambiando anche il carattere demografico dell’area. La vera minaccia alla pace e alla stabilità deriva dai piani imperialisti per il controllo delle risorse energetiche, dei gasdotti e delle sfere di influenza con regimi disposti in Medio Oriente».[10]

Condanna giunta anche da diversi altri partiti comunisti in Europa[11], come nel nostro paese, di fatto già (indirettamente) coinvolto nell’attacco turco: l’Italia è presente con un proprio contingente al confine tra Turchia e Siria con l’Operazione Active Fence[12] in difesa della “sicurezza della Turchia alleata della NATO” e fornisce armamenti ad Ankara per un valore di 890 milioni negli ultimi quattro anni, tra cui, attraverso la filiale turca di Leonardo Finmeccanica (Turkey Havacılık, Savunma ve Güvenlik Sistemleri – Leonardo Turkey Aviation, Defence and Security Systems), l’elicottero d’attacco T129, utilizzato nelle operazioni in corso, radar per la difesa aerea, sensori navali, il programma satellitare Göktürk. Il Partito Comunista[13] nel suo comunicato precisa che «l’annuncio degli USA di ritirare le truppe dalla Siria del nord per lasciare campo libero a questa nuova offensiva è la conferma dei piani imperialisti che puntano allo smembramento del paese. Quello del governo turco è un atto di aggressione a tutti gli effetti che apre un nuovo scenario di guerra in un territorio che si avviava verso la normalizzazione dopo lunghi anni di conflitti, con il rischio di dare vita a una nuova escalation nel quadro mediorientale». Infine denunciando la strumentalizzazione delle aspirazioni curde da parte delle potenze imperialiste per giustificare i propri piani, rileva «come nessuna potenza imperialista potrà mai essere alleata in questa lotta. La domanda di libertà del popolo curdo è stata utilizzata dall’imperialismo USA per giustificare dapprima l’occupazione militare di una parte del paese, nel nome del sostegno ai curdi e oggi da un’invasione turca, che ha come obiettivo quello di ostacolare il ripristino dell’integrità territoriale della Siria, come possibile scenario di accordo fra il governo siriano e le forze curde. Esprimiamo – conclude il comunicato – la solidarietà dei comunisti a tutto il popolo siriano e al popolo curdo dinanzi all’aggressione».

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[1] https://news.sol.org.tr/fsa-convoys-turkeys-akcakale-military-offensive-176251

[2] https://news.sol.org.tr/turkeys-opposition-military-operation-syria-chp-backs-military-mandate-hdp-calls-europe-176249

[3]Forte competizione per il controllo dei giacimenti intorno a Cipro, per approfondire: Alta tensione tra Grecia e Turchia: il gas dietro la disputa sulle isole, La Riscossa, 20 marzo 2018

[4] Nell’ottobre 2015 fu costituita nella regione del Rojava la FDS, Forze Democratiche Siriane a prevalenza curda con le milizie YPG (Unità di Protezione Popolare) e YPJ (Unità di Protezione delle Donne) – braccio armato del PYD, gruppi arabi, le milizie assire del Syriac Military Council, settori del FSA ed ex, insieme ad una brigata internazionale. La FDS ha scelto di stringere una alleanza militare con gli USA e la sua coalizione internazionale, non certo l’unica opzione presente sul campo. Il PYD basa la sua azione politica sul Confederalismo Democratico ideato dal leader del PKK Abdullah Öcalan dopo l’abbandono del marxismo-leninismo nel 1999.

[5] https://news.sol.org.tr/erdogan-threatens-europe-opening-doors-again-176256

[6] “Comprendiamo le esigenze di sicurezza della Turchia, che ha comunicato l’azione nel nord della Siria. Che sia proporzionata e misurata, che non destabilizzi la regione, che non porti sofferenze ai civili”. Così il Segretario della Nato, Stoltenberg, che venerdì sarà in Turchia – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-982a5b07-32c7-4a87-a6ed-f52f0498ddc7.html

[7] Comunicato comune del Partito Comunista di Grecia e del Partito Comunista di Turchia, resistenze.org, 30 aprile 2018

[8]CP of Turkey, Statement from TKP: Hands Off Syria!, Solidnet, 10 ottobre 2019

[9]Stop Erdogan!, wftucentral, 10 ottobre 2019

[10] WPC statement about the aggression and invasion of Turkey in Syria, World Peace Council, 10 ottobre 2019

[11]THE KKE CONDEMNS THE NEW TURKISH INVASION OF SYRIA, Partito Comunista di Grecia, 10 ottobre 2019

[12] L’Operazione Active Fence è una missione NATO, votata nel 2019 (anche dal M5S). Coinvolge 130 soldati italiani, una batteria di missili terra aria Aster SAMP/T e alcuni veicoli logistici.

[13]Dal comunicato via facebook del Partito Comunista, 9 ottobre 2019

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