L’Italia aderisce all’Iniziativa Europea d’Intervento

di Lorenzo Vagni e Salvatore Vicario

Nella giornata del 19 settembre è stato diramato sul sito ufficiale del governo un comunicato della Presidenza del Consiglio dei Ministri con il quale veniva ufficializzata l’adesione dell’Italia all’Iniziativa Europea d’Intervento (abbreviato in IEI, in inglese European Intervention Initiative, EI2)[1] a guida francese, a seguito dell’incontro tra Conte e Macron.

Cos’è l’IEI?

L’IEI è un progetto militare con sede in Francia costituito il 25 giugno 2018 su impulso di Emmanuel Macron come struttura esterna all’Unione Europea, che già prevedeva un accordo sul piano militare, la Cooperazione Strutturata Permanente nella Difesa (PeSCo)[2], e alla NATO, e raggruppava prima dell’adesione dell’Italia 12 paesi (Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svezia). Tra i suoi scopi vi sono la creazione di una forza d’intervento comune tra gli stati aderenti, la partecipazione congiunta degli stessi a missioni militari, la condivisione delle informazioni e l’organizzazione di esercitazioni congiunte con l’obiettivo finale di rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa.

I criteri di adesione di uno stato all’IEI sono stati definiti come i seguenti: comunanza di visione strategica; forte compatibilità con la NATO e l’Unione Europea; capacità di schierare una rete di ufficiali di collegamento in Francia; capacità di proiettare rapidamente delle capacità critiche sul campo, in differenti tipi di scenari operativi; dare prova dell’impegno a favore della sicurezza dell’Europa attraverso la partecipazione alle operazioni; sforzo di difesa a lungo termine[3].

Da notare come la partecipazione dell’Italia, unico tra i maggiori paesi europei che non aveva aderito al progetto, fosse già da tempo sollecitata dai paesi fondatori: «L’Italia ha lavorato a stretto contatto con tutti noi per definire il profilo dell’IEI. I numerosi scambi che abbiamo avuto con Roma sull’IEI miravano a fornire tutte le garanzie necessarie per soddisfare le preoccupazioni italiane. D’ora in avanti, solo gli italiani possono esprimersi sulla loro scelta. Ci dispiace che l’Italia non abbia firmato la lettera d’intenti il 25 giugno, ma, naturalmente, Roma sarà in grado di aderire all’iniziativa in qualsiasi momento, sulla base del testo che è appena stato firmato.»

I paesi fondatori hanno voluto mettere in chiaro il ruolo che l’IEI gioca nei confronti di UE e NATO: «Non vi è assolutamente alcun problema di duplicazione, ma di desiderio di complementarità, con l’obiettivo comune di contribuire a una forte difesa europea. L’IEI rafforza l’UE portando alcuni Stati membri a sfruttare meglio il loro potenziale di difesa a beneficio di tutti, compresa la NATO, poiché gli europei saranno in grado di assicurare meglio la propria protezione come parte della zona euro-atlantica.»

La militarizzazione dell’UE

L’IEI è un altro tassello del processo di rafforzamento della militarizzazione dell’Unione imperialista Europea per la costituzione di una “Difesa Europea” con sullo sfondo il percorso storico di formazione dell’Esercito Comune Europeo, con sviluppi che riflettono le contraddizioni tra i governi all’interno dell’UE e della NATO e le loro contraddizioni con altri centri imperialisti e potenze rivali. A dare impulso a questo processo sono in particolare i governi di Francia e Germania come dimostrano i discorsi di Macron su un progetto militare comune nel 2017[4] e di Angela Merkel al parlamento europeo nel 2018 quando affermò «dobbiamo lavorare con la prospettiva di istituire un giorno un vero e proprio esercito europeo»[5].

In tal direzione l’UE negli ultimi anni ha condotto una serie di azioni volte al rafforzamento del coordinamento della difesa comune guidata dalla sua “Strategia Globale” che definisce la cosiddetta Politica di Sicurezza e di Difesa Comune (PSDC) e dal libro bianco sulla difesa, istituendo l’Unione europea della difesa e il relativo Fondo (FED) inaugurato a giugno 2017 in cui il budget UE viene usato per co-finanziare la cooperazione nella difesa, per coordinare, integrare e ampliare gli investimenti nella ricerca militare, nello sviluppo di prototipi e nell’acquisizione di attrezzature e tecnologie militari. Allo stesso tempo ha rafforzato la supervisione sistematica della promozione degli armamenti da parte degli Stati membri attraverso la revisione coordinata annuale sulla difesa (CARD), programmi di finanziamento come l’apparato “Athina“, “Orizzonte 2020” e altri apparati dell’Unione Europea si stanno sviluppando con miliardi di euro per promuovere gli interessi imperialisti a spese dei popoli, ha rafforzato la cooperazione con la NATO in 74 aree[6] e ha istituito un piano per facilitare la mobilità militare in Europa affinché si possa trasferire personale e equipaggiamenti in modo più rapido in zone di crisi e d’intervento militare.

Inoltre vengono rafforzate le missioni civili e militari, attualmente 16 in tre continenti, impiegando oltre seimila persone fra militari e civili, dotandosi dal 2017 anche di una nuova struttura di comando e controllo per migliorare la gestione delle crisi a livello UE[7].

In questo quadro l’UE promuove forze militari e formazioni che mirano alla creazione di un’”esercito dell’UE” come la Cooperazione Strutturata Permanente nella Difesa (PeSCo), i gruppi di battaglia, gli inter-gruppi in competizione con gli Stati Uniti e la NATO, o in cooperazione con loro, servendo in ciascun caso gli interessi dei monopoli europei.

Contraddizioni e convergenze nelle alleanze imperialiste euro-atlantiche

In questo contesto si inserisce l’IEI, che vede un ruolo di primo piano e guida da parte della Francia, con l’obiettivo di ottenere una maggiore autonomia da USA e NATO, nonché il superamento delle inefficienze della PeSCo, i cui complessi meccanismi decisionali impediscono agli stati aderenti di attuare interventi rapidi e con ampia autonomia strategica, creandone un’alternativa complementare. Proprio riguardo la PeSCo infatti erano sorte tra i principali paesi europei visioni contrastanti: da una parte la Francia auspicava che questa costituisse un gruppo ristretto di stati membri con lo scopo ufficiale di garantire maggiore rapidità d’intervento, ma in realtà di sottomettere ai propri specifici interessi l’operazione; dall’altra Germania e Italia erano fautrici di una larga inclusività e dell’apertura al maggior numero di paesi possibile, ovviamente per contrastare gli interessi francesi. Tra le due linee fu la seconda a prevalere, e ad aderire alla PeSCo furono 25 stati dell’UE. L’affermarsi di una posizione diversa dalla propria ha generato insoddisfazione nel governo francese e la volontà di dotarsi quindi di una struttura alternativa e limitata ad un minor numero di paesi.

Degno di nota è inoltre il fatto che all’IEI partecipi anche il Regno Unito, che si accinge a portare a termine una controversa e contraddittoria uscita dell’UE: ciò è dovuto alla volontà da parte della Francia di mantenere i legami militari tra Regno Unito e Unione Europea, per via della profonda cooperazione tra Londra e Parigi nell’industria della Difesa.

La costituzione dell’IEI ha visto il parziale scetticismo della Germania, seppur questa sia uno stato aderente, che vede con preoccupazione il tentativo da parte della Francia di imporsi come potenza egemone nell’UE sul piano militare, nonché la partecipazione al progetto del Regno Unito.

Le contraddizioni interne all’IEI, unite a quelle interne alla UE e NATO, elementi che il nostro paese così come gli altri non intendono ad oggi mettere di certo in discussione, aveva fatto sì che il governo M5S-Lega rimandasse l’adesione, dopo che l’Italia aveva partecipato alla fase iniziale di costruzione dell’iniziativa. Infatti l’allora Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, motivò così l’iniziale non adesione italiana:

«Esiste un accordo in Europa che si chiama PeSCo, e l’IEI altro non fa che prendere i Paesi che vi aderiscono più la Gran Bretagna e dargli una missione simile. […] Diamo priorità a quanto deciso in ambito europeo, diamo priorità alla PeSCo.»

La Trenta parlò anche della «paura di un’iniziativa che invece di unire l’UE possa diventare un’iniziativa divisiva», senza tuttavia escludere la possibilità di aderire in un secondo momento. Nella stessa occasione il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi definì l’IEI come «un’iniziativa parzialmente europea, che il governo ha dunque accolto con cauta e doverosa prudenza».

A seguito della costituzione dell’attuale governo, si è riaperta la possibilità della partecipazione dell’Italia, che aderendo all’IEI si è impegnata a «fornire la peculiare competenza nazionale nel settore securitario nella regione del Mediterraneo». Risultano tuttavia interessanti le parole del Ministro della Difesa Lorenzo Guerini[8]:

«Questa iniziativa è nata da una forte volontà politica e intende rafforzare la Ue la Nato, entrambe indispensabili a garantire la sicurezza dell’Europa e degli europei.»

Le parole di Guerini sottolineano come l’Italia, in linea con i precedenti, continui a vedere in UE e NATO i propri riferimenti internazionali, e che intenda quindi una partecipazione all’IEI esclusivamente come contributo a un loro rafforzamento. La propensione italiana nei confronti dell’IEI si scontra in parte con le ambizioni francesi, e rappresenta il tentativo di prendere parte ai contesti decisionali che da essa derivano e di condizionarli in funzione della propria strategia internazionale. Questa posizione fu espressa già nel giugno 2018 negli ambienti politici e militari, come testimoniato dalle parole di Vincenzo Camporini, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare, vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali e membro del partito +Europa e della Fondazione Italia-USA:

«Per quanto l’iniziativa francese sia di carattere meramente politico, abbia contenuti piuttosto limitati e nasconda la volontà di Parigi di egemonizzare il dibattito in sede europea, non è non sedendosi ai tavoli che si può sperare di incidere sulle decisioni. Non possiamo poi lamentarci di soluzione preconfezionate se non partecipiamo al confezionamento.»

Una strategia analoga è quella attuata dalla Germania, come confermato da quanto affermato da una dichiarazione di Angela Merkel e Macron a seguito di un incontro bilaterale, secondo la quale l’IEI «sarà collegata il più possibile con la PeSCo»[9].

La Francia, rispetto alla Germania, ha nella potenza militare la carta più pesante da mettere sul tavolo della leadership europea e la sua iniziativa si estende all’intero comparto dell’Industria della Difesa, dove si inserisce anche il recente accordo di fusione dei due principali monopoli della costruzione navale in Europa, Fincantieri e Naval Group[10], per il settore delle navi militari, che al contempo potrebbe riaprire la partita della complessa operazione di acquisizione da parte del gruppo italiano della Stx-France[11]. Altri progetti in campo sono il nuovo caccia franco-tedesco Future Combat-Air System (Fcas), diretto dal monopolio francese Dassault con la partnership del gruppo europeo Airbus Se, diretto concorrente del programma britannico Tempest a cui ha recentemente aderito l’Italia. La Francia condivide con la Germania anche il progetto del nuovo carro armato Main Ground Combat System (MGCS), del drone MALE e l’aereo di pattugliamento marittimo PATMAR. Con il Regno Unito invece sta portando avanti lo sviluppo del futuro sistema d’azione contro le mine (SLAMF) e il programma missilistico FMAN e FMC (missili da crociera).

Si tratta pertanto di progetti militari che si relazionano alle spinte delle potenze europee, soprattutto francese e tedesca, alla ricerca di maggiore protagonismo, spazi di manovra e intervento, di un mercato unico della Difesa a beneficio dei propri monopoli, riflettendo ed esprimendo anche le contraddizioni con gli USA di Trump, dalla guerra commerciale, dazi, questione Russia ecc. Questi nuovi piani e meccanismi di militarizzazione non si escludono a vicenda né vanno in rottura con la NATO ma con dispute e contraddizioni si vanno oggi a complementare e integrare in un quadro di competizione interimperialistica.

L’Italia sempre più coinvolta nei piani e meccanismi militari imperialisti

L’adesione del nostro paese a un nuovo progetto militare internazionale mostra la volontà da parte dei governi italiani di ogni colore politico di partecipare a nuovi piani imperialistici.

Si tratta del primo rilevante atto del nuovo governo M5S-PD in materia di difesa col ministero guidato da Guerini (PD) che ha preso il posto della Trenta (M5S), la quale aveva chiuso il suo mandato con la firma dell’adesione italiana al programma della Gran Bretagna per la produzione del caccia-bombardiere stealth di 6ª generazione “Tempest[12] (che si affiancherà agli F-35 statunitensi), con il rafforzamento della collaborazione militare tra le aeronautiche dei due paesi ma soprattutto tra i monopoli dell’industria militare per un business miliardario: Leonardo Italia, Elettronica, Avio Aero e MBDA Italia e BAE Systems, Leonardo UK, Rolls Royce e MBDA UK.

Accordi che dimostrano il protagonismo e la proiezione internazionale dell’imperialismo italiano, in cui la borghesia italiana per i propri profitti e affari coinvolge il nostro paese in progetti e pericolosi piani, interventi e meccanismi imperialisti che non corrispondono agli interessi del popolo e dei lavoratori italiani, che subordinano e condizionano le politiche del nostro paese con più militarismo, maggiori spese militari, maggiore interventismo e minacce di guerra che si accompagnano all’attacco ai diritti sociali e lavorativi.

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[1] L’Italia aderisce alla “European Intervention Initiative – EI2”, governo.it, 19 settembre 2019.

[2] Per approfondire: L’UE del massacro sociale si rafforza sul piano militare, La Riscossa, 16 novembre 2017.

[3] L’Initiative européenne d’intervention, defense.gouv.fr, 26 febbraio 2019.

[4]Iniziativa per l’Europa. Discorso di Emmanuel Macron per una europa sovrana, unita e democratica, Elysee.fr, 26 settembre 2017

[5] Merkel: Il nazionalismo e l’egoismo non devono mai più avere una possibilità in Europa, Parlamento Europeo, 13 novembre 2018

[6] Collaborazione UE-NATO – Factsheet, eeas.europa.eu, 11 giugno 2019

[7] Cooperazione dell’UE in materia di difesa: Il Consiglio istituisce una capacità militare di pianificazione e condotta (MPCC), consilium.europa.eu, 8 giugno 2017

[8] Difesa: l’Italia aderisce all’European Intervention Initiative, difesa.it, 20 settembre 2019.

[9] https://archiv.bundesregierung.de/archiv-de/meta/startseite/meseberg-declaration-1140806, archiv.bundesregierung.de, 19 giugno 2018.

[10] Fincantieri firma accordo con la francese Naval Group. I particolari dell’intesa, Wall Street Italia, 14 giugno 2019.

[11]La nazionalizzazione dei cantieri francesi non è un derby tra Italia e Francia, La Riscossa, 28 luglio 2018.

[12]Leonardo, le industrie di Regno Unito e Italia collaboreranno sul Tempest, Il Messaggero, 11 settembre 2019

 

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