Rizzo: «Il vero “totalitarismo” è quello capitalista. Il 5 ottobre una piazza piena di bandiere rosse»

Con 535 voti a favore, 66 contro e 52 astenuti il Parlamento Europeo ha approvato la mozione di condanna dell’uso dei simboli del comunismo. Tra i favorevoli anche tutti i deputati del Partito Democratico. La denuncia sui social, partita in Italia dal Partito Comunista ha suscitato un forte dibattito che è stato ripreso anche da alcuni giornali. Abbiamo sentito il parere del segretario del Partito Comunista, Marco Rizzo che ci dice: «il vero totalitarismo è quello capitalista» rilanciando con la proposta di una piazza unitaria dei comunisti e delle forze di classe il 5 ottobre a Roma, anche come risposta all’attacco europeo.

 

Rizzo, il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione “sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa” nella quale di fatto il comunismo viene equiparato al nazifascismo. Il Partito Comunista ne ha da subito denunciato la natura. La sua opinione?

Leggendo la risoluzione per prima cosa colpisce la pochezza del testo e dell’analisi storica che è contenuta. Se uno studente del quinto anno di liceo dicesse cose del genere a un’interrogazione sarebbe rispedito a posto. Di fatto si sostiene che l’Unione Sovietica è stata corresponsabile della seconda guerra mondiale, quando l’URSS è stato il principale paese aggredito e quello che ha dato il contributo maggiore per la sconfitta del nazi-fascismo. Evidentemente non si va per il sottile quando c’è da creare le premesse per teorie che non hanno fondamento storico, la storia va piegata alle necessità di queste teorie. Mi riferisco al concetto di “totalitarismo”, all’idea della lotta delle democrazie contro le dittature “che volevano spartirsi il mondo”.

 

La risoluzione parte dall’attacco al patto Molotov-Ribbentrop, come prova della connivenza tra comunismo e nazismo.

Ma nessuno per esempio parla della Conferenza di Monaco, con la quale Inghilterra e Francia accettarono la fine della Repubblica cecoslovacca, che è precedente al patto Molotov-Ribbentrop. Però nessuno si sogna di mettere al bando la democrazia liberale perché spianò la strada al fascismo. Questa risoluzione non ha fondamento storico. Il patto di non aggressione tra URSS e Germania fu necessario per prendere tempo e preparare la resistenza sovietica, e fermò per un anno i piani di invasione di Hitler. Churchill disse in un discorso radio trasmesso il 1° ottobre: «I sovietici hanno fermato i nazisti nella Polonia orientale. Vorrei soltanto lo avessero fatto come nostri alleati».

 

A prescindere dal giudizio storico, molti negano che questa risoluzione avrà effetti pratici. Questo contraddice la campagna di denuncia che il PC sta facendo, parlando di un’Unione Europea che lavora per la messa al bando dei comunisti.

Questa risoluzione è un nuovo “scalino” nella strategia della UE. Non dobbiamo dimenticare intanto, come pure dice la risoluzione, che in molti Paesi europei i comunisti sono già messi al bando e questa risoluzione rafforza la posizione di quei Paesi. Ma poi, se è vero che le risoluzioni non sono di immediata applicazione, è anche vero che influenzano la legislazione. Quando si promulga una nuova legge nelle premesse si leggono spesso le risoluzioni del Parlamento europeo che fanno da antecedenti. Andate a vedere il punto 20. Qui si dice a chiare lettere e con totale equiparazione con i partiti nazi-fascisti che la risoluzione “esorta gli Stati membri a vietare di fatto gruppi o qualsiasi tipo si associazioni o fondazioni che esalti o glorifichi qualsiasi forma di totalitarismo” intendendo chiaramente con questa espressione anche i partiti comunisti. Esortare gli Stati membri significa chiedere che questi approvino leggi per vietare, che non è una prerogativa del Parlamento Europeo ma compete alla legislazione nazionale. Ma il passo è fatto. Quindi non si tratta solo – per così dire – di chiedere rimozione di monumenti, intitolazioni di luoghi pubblici, cose già gravi. Si chiede esplicitamente di vietare i simboli in pubblico e di vietare le organizzazioni. Lo si fa in punta di piedi, mascherandosi dietro il concetto di “totalitarismo”. Ma prima la stessa mozione parla di comunismo come “totalitarismo”. Quindi la funzione è chiara.

 

Qualcuno ha definito questa posizione una battaglia del passato, non attuale. Perché l’Unione Europea allora pone oggi la questione della messa al bando del comunismo?

Oggi le forze comuniste sono più deboli che in passato. Il tentativo delle democrazie borghesi di mettere al bando i partiti comunisti non è nuovo. Lo fecero in Germania dell’Ovest. In Italia fu impedito dalla forza dei comunisti e del movimento operaio. Oggi i rapporti di forza sono più sfavorevoli e i capitalisti pensano di chiudere la partita. Lo fanno con la creazione di un pensiero unico totalitario capitalista, un vero e proprio “totalitarismo capitalista” a cui assistiamo oggi per cui la democrazia liberale, che è la forma migliore per gli interessi capitalistici in questa fase, viene dipinta come l’unico modello possibile. Il capitalismo è in crisi profonda, il divario tra una ristretta elité di capitalisti e la stragrande maggioranza dei popoli cresce, i lavoratori sono sempre più poveri e quindi c’è bisogno di creare un’egemonia culturale fortissima per coprire l’evidenza. La demonizzazione storica del comunismo, che in realtà è stato ed è il più grande movimento storico di liberazione politica delle classi popolari, serve a questo. Poi questa risoluzione ha anche una finalità immediata nello scontro globale…

 

Ci dica…

È chiaro che è concepita in funzione anti-russa. Ora noi comunisti non abbiamo particolare simpatia per la Russia di oggi, perché è un paese capitalista, al pari di ogni paese capitalista. Ma non siamo scemi. È chiaro che l’anticomunismo dei paesi dell’Europa Orientale di nuovo ingresso nella UE, che l’Unione Europea alimenta e foraggia è funzionale allo scontro in atto con la Russia. Ce ne sono tracce molto evidenti nella risoluzione. Quindi l’Unione Europea sfrutta questo argomento per la protezione degli interessi dei propri settori capitalistici. Oggi nei paesi dell’Est Europa si condanna più il comunismo che il fascismo, una follia totale.

 

Come valuta il voto delle forze politiche e in particolare dei deputati italiani?

Direi che da lega, forza italia, e fratelli d’Italia non potevamo che attenderci questo. A dire il vero anche dal PD, ma su di loro voglio soffermarmi di più. Il Partito Democratico si riunisce in sedi, alcune delle quali furono conquistate armi alla mano dai partigiani comunisti. Alle pareti ci sono i ritratti di Gramsci e di decine di esponenti nazionali e locali della storia del movimento comunista. Dovrebbero avere il buon senso di toglierli, e non continuare a alimentare l’idea che la loro storia sia in continuità con il passato. Tutti i deputati PD, compreso Giulaino Pisapia (ex rifondazione comunista) hanno votato a favore di questa risoluzione. La messa fuori legge dei comunisti potrebbe avere come antecedente un voto a favore del PD. Invito la base del PD, quelle tante persone che in buona fede pensano ancora di votare per l’erede del PCI, a riflettere seriamente.

 

Quali sono state le misure adottate dai comunisti in seno al Parlamento Europeo.

I nostri compagni greci del KKE hanno da subito denunciato la presentazione della mozione, facendo opposizione. La loro denuncia e la loro contrarietà a questa mozione ha fatto sì che il resto dei partiti comunisti prendesse posizione. Purtroppo i rapporti di forza sono quelli che sono. Però l’Iniziativa Comunista Europea sostiene e rafforza le posizioni dei partiti dell’est Europa messi al bando e si oppone, denunciandole, alle politiche anticomuniste. È una prova della necessità dell’unità internazionale del movimento comunista, in questa fase di attacco, e anche di grandi potenzialità.

 

Tornando in Italia, questa risoluzione modifica la strategia del Partito?

No, anzi. Conferma chiaramente il nostro giudizio sull’Unione Europea e sulla sua funzione. Ci rafforza nella convinzione che la lotta per la difesa della verità storica dal revisionismo sia una lotta essenziale, per difendere le premesse culturali per far avanzare le nostre parole d’ordine e la nostra visione della società. L’attacco dell’Unione Europea richiede una risposta immediata. La manifestazione del 5 ottobre, dovrà diventare anche un atto di orgoglio e di lotta contro questa pericolosa posizione dell’Unione Europea. Non può esserci migliore risposta che vedere una piazza piena di bandiere rosse con la falce e martello, che lancia l’opposizione sociale e di classe a questo Governo, all’Unione Europea e ai poteri forti della globalizzazione capitalistica che lo sostengono, rivendicando allo stesso tempo con orgoglio la nostra storia e opponendosi a questa vergogna. A nome del Partito Comunista rinnovo l’appello a farne una manifestazione unitaria, e l’invito a tutti i comunisti a partecipare. Sarebbe un segnale fortissimo, di cui oggi abbiamo più che mai bisogno.

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