Emergenza abitativa a Roma: sgomberi, svendita di case popolari ed espulsioni dal centro della città

Risale allo scorso 15 luglio lo sgombero di un’occupazione abitativa a Roma in Via Cardinal Domenico Capranica. In quell’occasione, con un dispiegamento di centinaia di unità delle forze dell’ordine e oltre 50 mezzi blindati, con conseguente militarizzazione del quartiere di Primavalle, furono espulsi dall’edificio di un vecchio edificio scolastico abbandonato 78 famiglie, pari a circa 300 persone.

Un’apposita lista stilata dal Ministero dell’Interno ha calendarizzato per la primavera del 2020 lo sgombero di altri 23 immobili nella Capitale, mentre prevede già per i prossimi mesi lo sgombero di altri 2 occupazioni, situate rispettivamente nei quartieri di Tor Pignattara e Tor Marancia, e per le quali sono già in corso le attività propedeutiche allo sgombero. Ben 19 di questi 25 immobili (il 76% del totale) sono di proprietà privata, e per diversi di questi il Comune di Roma paga periodicamente ai proprietari centinaia di migliaia di euro per immobile come risarcimento.

Proprio in questi giorni il Partito Comunista si è espresso in solidarietà per gli inquilini di una di queste occupazioni, quella di Viale del Caravaggio [1], prossima sulla lista e dove sono presenti oltre 120 famiglie, con più di 80 minorenni, che verranno gettate in mezzo ad una strada, dato che in molti casi non è prevista alcuna soluzione abitativa adeguata, per difendere gli interessi di immobiliaristi e palazzinari.

Secondo alcune stime sono circa 12mila le persone in attesa di un alloggio ERP (Edilizia Residenziale Pubblica), un numero all’incirca pari a quello di coloro che sono in occupazione, mentre in totale sono circa 200mila coloro che sono in difficoltà abitativa. Questo mentre nella Capitale in cui si procede a sgomberi e sfratti (circa 9mila l’anno), ci sono centinaia di migliaia immobili sfitti, di cui una parte rilevante è nelle mani di grandi società immobiliari e finanziarie che li detengono solo a scopi speculativi.

Ma l’emergenza abitativa cittadina non si limita alle famiglie oggetto di sgombero e sfratto. Prosegue infatti la svendita del patrimonio pubblico a Roma e nella Regione Lazio: lo scorso 25 giugno la giunta regionale, guidata da Nicola Zingaretti e dal centro-sinistra, ha deliberato l’alienazione, ossia la vendita, delle proprietà immobiliari, residenziali e non, ubicate nelle zone “di elevato pregio” della Capitale di proprietà dell’ATER (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale Pubblica), l’ente che gestisce l’edilizia popolare nel Lazio.

Il riferimento è in particolare alle zone del centro storico vero e proprio (Testaccio, San Saba, Celio, Aventino, Trastevere ed Esquilino tra le altre), gli immobili “di interesse storico-culturale” e “di particolare valore architettonico o urbanistico“, ma anche di zone non propriamente centrali, ma che “evidenziano requisiti di centralità in termini di presenza funzionale e di accessibilità ad attrezzature e servizi pubblici e privati di ogni ordine e grado, di servizi di trasporti urbani ed extraurbani, di collegamenti viari, di attrezzature scolastiche, sanitarie, sportive, commerciali e terziarie“; in poche parole questa descrizione indica le zone in cui si vive meglio. Si parla dei quartieri di San Lorenzo, Garbatella, Monteverde, Marconi, Balduina, Appio Latino, Prenestino, Tor Pignattara, San Paolo, Magliana, Colli Portuensi, Primavalle, Cinecittà, Muratella e di altri ancora.

Una stima dell’Unione Inquilini valuta in circa 18000 gli alloggi dell’ATER che saranno sottoposti ad alienazione nei prossimi anni, ossia circa un terzo del patrimonio di edilizia pubblica di Roma. La svendita del patrimonio immobiliare dell’ATER è stata giustificata da una parte con la realizzazione di nuovi alloggi e dall’altra dalla necessità di liquidità per risanare il debito della società.

Le famiglie residenti che non possano permettersi di acquistare gli immobili saranno di conseguenza costrette a trasferirsi entro un tempo di 5 anni in altri alloggi popolari, ubicati in quartieri più periferici o in cui la qualità della vita sia sensibilmente inferiore, non essendo coperti adeguatamente dai servizi pubblici basilari. Questa politica abitativa porterà quindi all’espulsione delle famiglie meno abbienti dai quartieri centrali o serviti in maniera migliore della città, destinati così a diventare appannaggio dei soli ceti più alti e delle imprese che in quei quartieri posseggono immobili. Al contempo aumenterà il divario tra il centro e le periferie, abbandonate sempre più al degrado e dove il disagio sociale non farà che aumentare.

La decisione della giunta regionale attesta ancora una volta la natura antipopolare della maggioranza di centro-sinistra, nonché del Partito Democratico e del suo segretario, Nicola Zingaretti, che guida la regione, che con le sue politiche non solo non punta a risolvere l’emergenza abitativa nella Capitale, ma finisce al contrario per esasperarla ulteriormente.

Contro tali politiche si è espresso Alessandro Mustillo, segretario del PC di Roma, che ha inoltre esposto il programma del partito riguardo l’emergenza abitativa:

«Governo, Regione e Comune si confermano i difensori degli interessi di banche, palazzinari e immobiliaristi, a svantaggio di lavoratori e disoccupati della città di Roma. Noi comunisti rifiutiamo la logica della rendita immobiliare e della speculazione edilizia. In una città con più di 100.000 alloggi sfitti, rivendichiamo l’espropriazione immediata degli immobili inutilizzati di proprietà dei grandi gruppi immobiliari, per metterli a disposizione di lavoratori e disoccupati, senza oltretutto consumare nuovo suolo pubblico. Rigettiamo con forza gli sgomberi ed esprimiamo la massima solidarietà ai lavoratori e alle famiglie di Via del Caravaggio e a tutti coloro che si trovano nella stessa situazione. Basta con la politica che difende gli interessi di banche e palazzinari, basta con la logica della rendita immobiliare, sì ad un piano straordinario di edilizia popolare.»

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[1]Dal post di Partito Comunista Roma su Facebook, 22 agosto 2019.

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