NO TAV: Scalzare il nemico dalla direzione delle lotte.

di Enzo Pellegrin

Ciò che è accaduto in seno al governo M5S-LEGA per la questione TAV non è cosa inedita.

Con una manovra che ricorda gli equilibrismi della Prima Repubblica, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, uomo di riferimento della componente cinquestelle, salva la continuità della compagine governativa, concedendo alla Lega la prosecuzione dei lavori della Linea Torino Lione.

La motivazione è veramente sorprendente: dopo aver atteso una lunga analisi costi benefici che aveva concluso per il no all’opera, il Premier ne sconfessa i risultati, affermando che costerebbe di più non proseguire i lavori.

Il Movimento Cinquestelle, approdato al governo quale maggior azionista della maggioranza parlamentare, aveva giocato a rimpiattino con la propria questione simbolo: il no alla Torino Lione e la tutela degli interessi del movimento NOTAV. Hanno tenuto in stallo il problema, anche quando potevano utilizzare il peso dei propri voti per risolverlo, non hanno fatto altro che nascondersi dietro il temporeggiare dell’analisi costi-benefici.

Con la debacle elettorale subita con le elezioni europee ed il contemporaneo vigoroso rafforzamento dell’alleato di governo, hanno definitivamente perso la possibilità di agire per bloccare l’opera, senza pregiudicare la continuità del governo e sacrificare le poltrone elettorali prima del mandato, con la prospettiva di prenderne in futuro molte meno.

Sull’infelice epilogo della questione TAV, parafrasando un personaggio storico, si potrebbe dire che mai così tanti voti hanno contato così poco.

Le numerose promesse tradite hanno messo in luce la natura di involucro politico funzionale al sistema del Movimento Cinque Stelle.

NOTAV, NOMUOS, NOTRIV, NOTERZOVALICO, Movimenti Ambientali, Cittadini di Taranto nella questione ILVA, sono serviti per l’acquisizione di un voto di protesta massivo, ma poi prontamente sacrificati sull’altare della continuità di governo. Ogni volta si è opposto un interesse economico che non apparteneva alle fasce popolari, ma al sistema finanziario ed industriale.

Se badate bene, hanno sempre finito per dire: costerebbe di più non farla, costerebbe di più tutelarvi.

Costerebbe.

A chi?

Del resto, per chi volesse vederci chiaro, il Movimento Cinque Stelle si è sin dall’inizio presentato come involucro politico avente l’ambizione di incanalare e moderare le lotte ed il conflitto sociale, in binari non conflittuali e pacifici, salvando il potere delle classi dirigenti industriali e finanziarie. Più volte, molti dei loro esponenti si sono accreditati presso il potere, affermando che, se non ci fossero loro, vi sarebbero le barricate per le strade.

Persino nella questione TAV, il collegamento con gli interessi padronali diventa evidente se si vogliono “seguire i soldi”, vale a dire analizzare il ruolo degli operatori economici in gioco, quelli che sono sempre in grado di fare sentire il loro peso sulle decisioni politiche. E’ questo il funzionamento reale del capitalismo e dei suoi rapporti di produzione.

Prendiamo, ad esempio, uno dei più grandi contractor nei lavori della Torino Lione: la C.M.C. di Ravenna: imponente impresa a rilievo multinazionale, con cantieri in tutto il mondo, quinta impresa di costruzioni italiana, al 96esimo posto nella classifica dei principali 225 “contractor” internazionali.

Nei cantieri TAV di Chiomonte, la CMC ha l’appalto (vinto senza gara) per la costruzione del cunicolo esplorativo (c.d. “geognostico”) guidando un consorzio di imprese (Strabag Ag, Cogeis Spa, Bentini Spa e Geotecna Spa). Valore della fetta di appalto della Cmc, 96 milioni di euro.

Non c’è solo Chiomonte però. La Cmc è coinvolta nei lavori anche nel versante francese. L’appalto per la progettazione e costruzione del cunicolo esplorativo della discenderia di Saint Martin la Porte è stato aggiudicato dal raggruppamento Spie Batignolles TPCI (impresa mandataria), Eiffage TP, Cmc di Ravenna, Ghella SpA e Cogeis SpA. I lavori consistono principalmente nella realizzazione di una galleria esplorativa di circa 9 km. da realizzarsi con TBM (talpa meccanica) e in quasi 3,5 km scavati in tradizionale. La galleria esplorativa coinciderà con il futuro tratto sud del tunnel transfrontaliero. L’importo contrattuale è pari ad Euro € 391.250.000 ( con quota parte Cmc € 62.600.000). (1: http://cmcgruppo.com/cmc/project/progettazione-e-costruzione-cunicolo-esplorativo-alla-linea-ferroviaria-torino_lione-versante-francese/).

Tutto questo in una situazione in cui il tunnel giudicato inutile dalla Commissione guidata da Marco Ponti dovrebbe essere finanziato per il 40% dall’Unione Europea, per il 35% dall’Italia e per il restante il 25% dalla Francia. Condizioni svantaggiose per l’Italia a cui spetta pur sempre il tratto minore.

Ora, da un po’ di tempo, la CMC non se la passa bene. E’ in crisi di debiti e liquidità. Calo degli ordini. Cantieri bloccati, tra cui quello della Torino Lione, ma anche una serie di cantieri in Sicilia, dove la crisi di liquidità ha bloccato i pagamenti a più di cento imprese siciliane subappaltatrici, i cui operai per mesi non hanno percepito stipendi. Il dossier è stato sempre sul tavolo del Ministro per lo Sviluppo Economico Di Maio, e tra le priorità seguite direttamente dallo stesso Premier Conte, il quale si è anche recato in Sicilia per fornire rassicurazioni. (2: https://www.lasicilia.it/news/lavoro/242269/crisi-cmc-s-intravede-uno-spiraglio-per-i-cantieri-aperti-in-sicilia.html).

Già nel dicembre 2018, però, la traballante situazione finanziaria di CMC aveva costretto il Consiglio di Amministrazione del gruppo a chiedere al Tribunale di Ravenna il Concordato Preventivo. (3: https://www.ilsole24ore.com/art/costruzioni-anche-cmc-ravenna-chiede-concordato-AEFg0WrG?refresh_ce=1 ) .

Il mondo industriale ha da sempre pressato il governo sul settore cantieri: il giornale della Confindustria ha opportunamente confezionato una ricerca nel 2018, nella quale sosteneva che la crisi dei grandi costruttori avrebbe messo a rischio cantieri per 10 miliardi di Euro (4: http://www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com/art/lavori-pubblici/2018-11-26/la-crisi-grandi-costruttori-mette-rischio-cantieri-10-miliardi-euro-202105.php?uuid=AEbfqlnG&fromSearch ).

Sul versante finanziario, la CMC, nel luglio 2017, aveva piazzato un bond da 250 milioni di euro con cedola 6,875% a cui è stato assegnato rating B2 e B, rispettivamente da Moody’s e S&P’s. Guarda caso, coordinatori e gestori congiunti dell’offerta sono stati BnpParibas e Unicredit. (5: https://bebeez.it/2017/07/07/cmc-ravenna-piazza-bond-250-milioni-al-6875/ )

A giugno 2019, la CMC sconta un indebitamento pari a 1,8 Milioni di Euro, in una situazione in cui il Gruppo è ammesso ad un concordato preventivo.

Al di là del rafforzamento della Lega e del pugno duro di Salvini, la questione TAV e gli interessi del movimento valsusino sono oggi gettati in un’arena di grandi interessi padronali, finanziari e capitalistici: interessi di cementieri in crisi, interessi di subappaltatori siciliani, finanzatori italiani e francesi, finanza globale coinvolta in bond da milioni di Euro ad emissione.

In quest’arena, Governo e Partiti della Maggioranza, al di là delle parole cucinate ai loro elettori, procedono come di regola a tutelare gli interessi di chi tira i fili nel sistema capitalista: padroni dei mezzi di produzione, padroni collegati all’indotto del profitto cementiero, finanziatori potenti.

Ecco spiegato perchè i cinquestelle hanno affidato al loro uomo di Palazzo Chigi il compito di trarli d’impaccio e procedere secondo la via determinata da finanza ed industria, montando la pilatesca pantomima dell’inutile voto contrario, nel Parlamento già schierato per la prosecuzione dell’opera.

Gli interessi di finanza ed industria, quelli che dettano legge, sono salvi. La prosecuzione del potere pure. D’altronde, i cinquestelle, per preservare un po’ della loro clientela elettorale, hanno puntato sulla misura di scambio del reddito di cittadinanza, più che alle promesse distribuite a cittadini e movimenti illusi.

Essi hanno posto in essere il percorso ordinario del partito politico interno agli interessi della classe dirigente finanziaria ed industriale. Si pongono prima come mediatori e pacificatori dei conflitti, valorizzando il loro ruolo come “pulitori” della politica corrotta, cavalcano la protesta generata dalle contraddizioni del sistema produttivo, pacificano il conflitto sociale e lo portano all’interno di una dinamica elettorale e parlamentare.

Giunti in quella palude, gli interessi popolari potranno, come da tradizione, essere troncati e sopiti, troncati o sopiti,  in funzione di quegli interessi che non si deludono mai.

Gli interessi e le lotte delle fasce popolari non possono mai stringere una pericolosa alleanza con gli strumenti politici interni alle classi dirigenti.

Il TAV non è solo “il bancomat dei partiti”. Il TAV è l’espressione degli interessi del sistema produttivo capitalistico, il quale vive e prospera con la predazione della ricchezza pubblica, lo sfruttamento dell’essere umano e dell’ambiente.

Contro questi interessi non si può delegare la lotta a nessuno, tantomeno agli amici del principale nemico.

La lotta al TAV deve tornare ad essere una lotta di riscossa popolare, in cui la questione ambientale non rimanga isolata, ma entri nuovamente in connessione colle lotte di tutti gli altri sfruttati: lavoratori immolati per il profitto, disoccupati, immigrati sfruttati, cittadini avvelenati e derubati dei servizi pubblici, organizzando in autonomia le alleanze sociali nell’unica dimensione che può vederci vincenti: la contraddizione capitale /lavoro.

Non si blocca il nemico con i suoi soldati e ufficiali. Oggi più che mai occorre ascoltare il lucido avvertimento di Bertolt Brecht:

“Al momento di marciare

molti non sanno

che alla loro testa marcia il nemico.

La voce che li comanda

è la voce del loro nemico.

E chi parla del nemico

è lui stesso il nemico.”

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