Crescono le spese militari dell’Italia. Circa 1.5 miliardi per le missioni all’estero

di Salvatore Vicario

Mentre il governo vara una manovra correttiva seguendo i diktat di Bruxelles per salvaguardare gli interessi sul debito al grande capitale e si prospettano nuovi tagli alla spesa sociale (- 4 miliardi all’istruzione e – 2 miliardi alla sanità)[1], la spesa militare per il 2019 non solo non viene tagliata ma addirittura registra una crescita. Secondo i dati forniti dalla NATO nel corso dell’ultima riunione dei ministri della difesa della NATO, svolta a Bruxelles il 26 e 27 giugno scorso, il nostro paese è tra quelli che hanno incrementato la spesa arrivando a 21.4 miliardi di € nel 2019 con un aumento di 225 milioni rispetto ai 21.2 miliardi dello scorso anno, pari al 1.22% del PIL[2].

Quello di una più equa ripartizione delle spese tra tutti gli alleati è stato anche in questo vertice uno dei temi più caldi, posto costantemente sul tavolo dagli USA al fine che i loro alleati assumano un onere maggiore per le spese e la disponibilità di personale e mezzi per le missioni e le operazioni della NATO. In tal senso, i dati forniti dalla NATO rilevano come gli stati europei (membri della NATO) e il Canada aumentano costantemente le loro spese militari orientate all’alleanza, pari al 3,9%, il quinto incremento annuale consecutivo dei budget relativi nella strada per raggiungere l’obiettivo del 2% del PIL per ogni paese entro il 2024.

Attualmente la media della NATO è il 2.51% con Washington capofila al 3.4% mentre il resto dell’alleanza all’1,55%, in aumento rispetto allo scorso anno (1.51%). A questo si somma l’obiettivo, sempre entro il 2024, di destinare il 20% di tale spesa agli equipaggiamenti. Nel 2019, la NATO prevede che gli USA spenderanno circa 730 miliardi di dollari, mentre l’Europa circa 284 miliardi, un incremento complessivo di circa 100 miliardi di dollari.

A differenza degli altri paesi europei, l’Italia supera già da diversi anni la soglia del 20%. L’Italia è allineata agli obiettivi NATO così come al rispetto dei suoi impegni di spesa con la ministra Trenta che cerca da un lato di far adottare gli strumenti legislativi che permettano all’Italia di garantire le adeguate risorse per finanziare l’ammodernamento (oltre 7 miliardi di euro sbloccati dal MISE per tale obiettivo)[3] e la piena operatività delle Forze armate e di porsi in linea con i livelli di spesa nel settore dei principali alleati europei, e dall’altro di far inserire nel computo anche le risorse impiegate nella nascente difesa europea e l’elevato contributo alle missioni all’estero che fa sì che l’Italia sia attualmente il 4° Paese contributore alle missioni NATO, si collochi nella prima fascia di Stati membri contributori alle missioni dell’Unione Europea (UE) e rappresenti il 19° Stato contributore alle missioni dell’ONU, rimanendo, comunque, il 1° contributore trai paesi occidentali.

Nel recente dossier relativo all’autorizzazione e proroga delle missioni internazionali 2019[4] e della relazione del ministro della difesa Trenta e del ministro degli esteri Moavero nell’audizione alle commissioni Difesa ed Esteri di Camera e Senato del 31 maggio scorso, sono state infatti sostanzialmente confermate le missioni militari all’estero rispetto allo scorso anno a cui si aggiunge una nuova missione bilaterale in Tunisia per la costituzione di tre comandi regionali con il compito di pianificare e condurre operazioni congiunte di controllo del territorio. Per questa missione saranno impiegati 15 unità militari per un costo di 2.072.880€. Una missione che si lega ai recenti accordi del summit intergovernativo del 30 aprile scorso[5] che – tra le altre – prevede l’esportazione energetica dall’Italia verso la Tunisia attraverso la Sicilia con un prestito di 5.5 miliardi di € che incrementano la dipendenza tunisina (l’Italia è il principale partner commerciale della Tunisia con una bilancia nettamente a vantaggio italiano)[6] e altre misure finalizzate ad incrementare l’influenza italiana nella regione.

Il costo complessivo per il rifinanziamento delle missioni militari all’estero nel 2019 è pari a 1.428.554.211€[7] di cui 1.426.481.331 per la proroga delle missioni internazionali e per gli interventi di cooperazione nell’anno 2019 e euro 2.072.880 riferiti alla nuova missione bilaterale di cooperazione in Tunisia. In complesso saranno impiegati 7.343 unità delle Forze Armate con una consistenza media pari a 6.290 unità (con una riduzione di 19 unità rispetto allo scorso anno) dislocati su 3 continenti: Africa, Medio Oriente e Europa per un totale di 44 missioni militari internazionali.

Il maggior numero di missioni è presente nel continente africano anche se la maggior consistenza numerica delle unità impiegate è in Asia (in particolare Afghanistan e Iraq).

Più in dettaglio, nel continente africano sono operative 18 missioni in 9 paesi: Libia, Niger, Gibuti, Somalia, Repubblica Centrafricana, Mali, Sahara Occidentale, Egitto e Tunisia. Qui, la presenza italiana più consistente è in Libia dove operano 400 unità di personale militare, 130 mezzi terrestri e mezzi navali e aerei, nella missioni MIBIL (missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia)[8] per un costo di 49.012.962€, a cui si aggiungono altre 29 unità, in particolare 25 unità della Guardia di Finanza impiegati insieme a 6 mezzi terrestri e 1 mezzo navale nella missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera della Marina militare libica[9] per un costo di 6.923.570€ finalizzata alla repressione dei migranti.

Altre missioni militari di particolare rilevanza in questo continente sono quelle in Niger, Gibuti e Somalia. In Niger[10], in una missione progettata dal governo Gentiloni ma avviata dall’attuale governo Conte (dopo che il M5S si era opposto quando era all’opposizione), sono schierati 290 unità militari, 160 mezzi terrestri e 5 mezzi aerei per un costo che sfiora i 49milioni di €. Nel dossier si precisa inoltre che l’obiettivo di 470 unità previste non si è potuto ancora raggiungere a cause delle proteste del popolo nigerino contro la presenza di contingenti militari stranieri nel paese[11].

In Somalia sono operative principalmente due missioni, quella marittima EUNAVFOR Atalanta (che si estende al Golfo di Aden, il mare Arabico, il bacino somalo e l’Oceano indiano) in ambito UE, che impiega 407 unità militari, due mezzi navali e due mezzi aerei per un costo di 26.835.950 €, mentre a terra è attiva la missione EUTM Somalia (sempre in ambito UE), con 123 unità militari e 20 mezzi terrestri per un costo di 12.285.743€.

92 unità militari e 18 mezzi terrestri sono invece di stanza nella base militare nazionale di Gibuti (che fornisce supporto logistico alle missioni nell’area del Corno d’Africa) per un costo di 9.819.344€, mentre 75 unità militari e 3 mezzi navali sono schierati in Egitto – nel Sinai al confine con Israele e nello stretto di Tiran – nella missione Multinational Force and Observers in Egitto (MFO) per un costo di 6.392.575

Particolarmente rilevante è la presenza nel Mediterraneo, dall’operazione Mare Sicuro con 754 unità militari, 6 mezzi navali e 5 mezzi aerei per un costo di 85.191.012€ che si occupa della sorveglianza e protezione delle piattaforme dell’ENI nell’offshore libico e supporto alla guardia costiera libica (del governo al Sarraj), all’operazione EUNAVFORMED Sophia (in ambito UE) con l’impiego di 520 unità militari, tre mezzi aerei e uno navale (sospeso) per un costo di 41.265.060€ che opera in sinergia con la missione Sea Guardian (della NATO) con l’impiego di 54 unità militari, 1 mezzo aereo e 1 navale[12] per un costo di 6.395.561€.

Considerevole è la partecipazione italiana alla missione di sorveglianza navale dell’area sud (mediterraneo e mar nero) dell’Alleanza NATO con l’impiego di 259 unità militari, 2 mezzi aerei e 1 navale (a disposizione su richiesta) per un costo di 16.248.583€ a cui si aggiunge la sorveglianza aerea nell’area sud-orientale della NATO con l’impiego di due mezzi aerei per un costo di 2.378.234€. 130 unità e 12 mezzi aerei sono invece impiegati nell’Air Policing della NATO per la sorveglianza dello spazio aereo europeo dell’alleanza per un costo di 20.042.779€.

In complesso in Europa le forze armate italiane sono attive in 14 missioni in 10 diverse aree: Spazio aereo europeo dell’alleanza, Lettonia, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Balcani, Mar mediterraneo e mar Nero, Area sud orientale dell’Alleanza, Albania e Balcani, Mediterraneo.

Oltre le già citate missioni marittime, particolarmente alta è la presenza italiana nei Balcani con soprattutto l’operazione Joint Enterprise della NATO che impiega 538 unità militari con 204 mezzi terrestri e un mezzo aereo per un costo di 78.876.093€ e in Lettonia[13] nella missione Enhanced Forward Presence della NATO in chiave anti-Russia che impiega 166 unità militari e 50 mezzi terrestri per un costo di 23.121.868€. Proprio in Lettonia, nel mese di maggio, sono stati schierati 6 o 7 carri Ariete italiani, si tratta della prima volta che vengono utilizzati in una missione EFP della NATO facendo il loro ritorno in una missione all’estero dopo la guerra in Iraq nel 2004/2006.[14]

Infine, 12 sono le missioni in corso nel continente asiatico suddivise in 8 teatri operativi: Confine turco siriano, Iraq, Afghanistan, Palestina, Israele, India-Pakistan, Emirati-Bahrein-Qatar. La principale è la missione NATO Resolute Support Mission in Afghanistan che registra un processo di progressiva riduzione relazionato ai cosiddetti “processi di pace” condotti dagli USA con i talebani e al ritiro delle truppe USA dal paese, ma il ministero della difesa conferma il suo impegno anche in futuro stabilendo per quest’anno 800 unità militari (con l’obiettivo di riduzione a 700), 145 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei per un costo di 159.204.525€.

Come numero di unità militari presenti, la missione in Afghanistan viene superata da quella in Iraq dove sono impiegati 1.100 unità militari, 305 mezzi terrestri e 12 mezzi aerei nella missione della coalizione internazionale anti-Daesh per un costo di 235.245.605€[15], mentre si è conclusa a marzo la missione della Task Force Praesidium a Mosul a difesa della costruzione di una diga strategica commissionata alla multinazionale italiana, la Trevi S.p.A, con il passaggio di consegne della missione agli USA.

Altro teatro di guerra particolarmente caldo in cui i militari italiani sono schierati è quello del confine siriano con 130 unità militari con 25 mezzi terrestri (inclusa batteria SAMP-T, sistema missilistico terra-aria di ultima generazione) sono schierati nella missione Support to Turkey – Active Fence, nella base militare “Gazi Kislaşi” di Kahramanmaraş, in territorio turco. Costo della missione 12.756.907€.

Infine, in Libano dove sono impiegati 1.076 unità militari, 278 mezzi terrestri e 6 mezzi aerei nella missione UNIFIL (in ambito ONU)[16] per un costo di 150.119.540€. Ad essa si aggiunge la missione bilaterale MIBIL di addestramento delle forze di sicurezza libanesi con 140 unità militari, 7 mezzi terrestri e 1 navale per un costo di 6.685.161€.

Rispetto al 2018 si registra una sostanziale continuità considerando una diminuzione nelle missioni in Medio Oriente (Afghanistan e Iraq) che lungi dal poter esser considerate come un disimpegno progressivo dalle missioni militari all’estero, risponde più che altro ad un riposizionamento strategico che conferma la tendenza degli ultimi anni (compresi i governi di centrosinistra) di incremento della presenza in Africa (rispetto al 2017 quattro missioni e 660 soldati in più)  – considerata di prioritario interesse strategico[17] – rispetto ad una diminuzione nel Medio Oriente.

Nel Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa per il Triennio 2019-2021[18] si afferma infatti che “nella considerazione del ruolo imprescindibile svolto dalla NATO, la partecipazione attiva e il significativo contributo fornito ai consolidati meccanismi di prevenzione, deterrenza e difesa collettiva dell’Alleanza, continueranno a rappresentare, anche per il futuro, un’indispensabile garanzia per un’adeguata cornice di sicurezza. In particolare, nell’ambito dell’Alleanza Atlantica, la Difesa continuerà ad assicurare convintamente il proprio impegno coerentemente con il 360° approach, nonché a promuovere le necessarie iniziative per orientarne l’attenzione verso il cosiddetto Fianco Sud, alfine di affrontare in modo sistemico la perdurante instabilità di questa area, di interesse strategico per la sicurezza del nostro Paese.(…) La sicurezza e il futuro benessere della nostra Nazione sono strettamente correlate ad una condizione di stabilità nelle aree di interesse strategico, ovvero l’area euro-mediterranea e l’area euro-atlantica, nelle quali è più probabile che si possa sviluppare un’azione dell’Autorità Politica mirata a salvaguardare gli interessi vitali e/o strategici del Paese, alla tutela dei diritti fondamentali del cittadino e alla crescita socio-economica del Paese. Tali obiettivi e il loro soddisfacimento prevedono una nostra partecipazione sempre più attiva nello scenario internazionale orientata alla stabilizzazione del Fianco Sud della NATO e dell’Europa (…) l’Italia dovrà essere in grado di assumere un ruolo di guida nelle attività orientate alla stabilizzazione del Fianco Sud della NATO e dell’Europa, anche guidando operazioni multinazionali finalizzate a raggiungere tale scopo (proiezione di stabilità)”.

D’altronde la continuità di questo governo con i precedenti viene rimarcata anche nello stesso dossier relativo alle missioni internazionali affermando (citiamo testualmente) che “la   principale   linea   di   continuità   è   dettata   dai   principi   consolidati che caratterizzano la nostra azione, come la fede nel processo di integrazione europea e nel legame transatlantico, la vocazione mediterranea…”. Un legame che non viene intaccato nemmeno in riferimento ovviamente alle basi militari straniere presenti nel nostro paese, che oltre a coinvolgerci direttamente in interventi e guerre, comporta un costo di circa 700 milioni di €.

È simbolico ma anche significativo come la sola spesa per le missioni internazionali sfiori la stessa cifra destinata dal governo nel decreto “salva-conti” per la manovra correttiva di questi giorni. Ma non si tratta però certo di “oneri” per la borghesia italiana bensì del suo orientamento alla promozione degli interessi geostrategici dell’imperialismo italiano nella competizione internazionale e di salvaguardia della sua posizione nella piramide imperialista internazionale. Gli oneri sono tutti scaricati sui lavoratori e le classi popolari che si vedono privati di ingenti risorse destinate agli armamenti e a missioni all’estero, interventi e guerre imperialiste che – sotto qualsiasi mantello esse avvengono – rispondono esclusivamente agli interessi e profitti dei grandi monopoli industriali e finanziari in continuità con le politiche antipopolari, lo sfruttamento capitalistico e l’oppressione dei popoli.

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[1] Il governo si piega alla UE: prima manovra da 1,5 miliardi e nuovi tagli alla spesa sociale. Partito Comunista, 4 luglio 2019

[2] Defence Expenditure of NATO Countries (2012-2019), NATO, 25 giugno 2019. Se si considera la spesa reale, al netto del cambio del dollaro, rispetto al 2014 si registra un aumento del 12%, 3 miliardi in più.

[3] Ministero Difesa: sbloccati 7 miliardi di euro di investimenti dal MISE , Ministero della Difesa, 13 giugno 2019

[4] Autorizzazione e proroga missioni internazionali 2019, Dossier 2019, Senato e Camera, 13 maggio 2019

[5] Presenti i massimi esponenti del governo italiano con i due vicepremier Salvini e Di Maio con il premier Conte, accompagnati da una corte di imprenditori a caccia di affari facili, che sono stati accolti dal presidente della repubblica tunisina Beji Caid Essebsi, dal primo ministro Youssef Chahed ed il ministro dell’industria e delle piccole e media imprese Slim Feriani

[6] L’Italia dal 2017 è diventato il primo partner commerciale della Tunisia superando la Francia con un volume d’affari di circa di 5,9 miliardi di euro nel 2018 (+ 10% rispetto al 2017). La Tunisia invece esporta verso l’Italia beni per un valore di circa 980 milioni di euro.

[7] Di questi 1.020.554.221 per l’anno 2019 e 408.000.000 per i primi mesi del 2020

[8] Per approfondire: Conferenza sulla Libia, tra guerra e spartizione continuano le dispute imperialiste, La Riscossa, 17 novembre 2018 – Nuova missione militare dell’imperialismo italiano in Libia, La Riscossa, 3 agosto 2017 – Libia. L’Italia invierà 200 soldati., La Riscossa, 13 settembre 2016.

[9] A cui sono state cedute 4 unità navali nel 2018

[10] Per approfondire Al via la missione militare dell’imperialismo italiano in Niger, La Riscossa, 21 settembre 2018 – Nuova campagna d’Africa. Gentiloni manda truppe in Niger, La Riscossa, 14 dicembre 2017

[11] Per questo – si precisa nel dossier – la partecipazione nel periodo ottobre-dicembre 2018 ha avuto una presenza media più bassa. La consistenza del personale militare nazionale presente in teatro, infatti, è stata di circa 40 unità.

[12] Qui si registra un calo rispetto alla missione 2018

[13] Presidio del PC al Senato: «via il governo della guerra», La Riscossa, 21 ottobre 2016

[14] Carri armati Ariete in Lettonia e Polonia, Analisi Difesa, 25 giugno 2019

[15] Riduzione di circa 400 unità rispetto al 2018

[16] L’Italia dallo scorso ha assunto nuovamente il ruolo guida della missione nella quale operano quasi 10.500 militari da 42 paesi.

[17] L’Italia è il terzo paese per investimenti diretti nel continente africano con l’ENI, attiva in 16 paesi africani con oltre 8 miliardi di investimenti, ad essere tra i principali player energetici del continente dal quale giunge in Italia oltre il 50% della produzione di gas e petrolio.

[18] https://www.difesa.it/Content/Documents/Documento_Programmatico_Pluriennale_%28DPP%29_2019_2021_digit.pdf

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1 Comment

  1. Con tutte queste Unità all’ estero la UE ha pure la sfacciataggine di lamentare la crescita del debito pubblico.!Terremoti, incendi, missioni all’estero come dovrebbe vivere il popolo italiano ?

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  1. Anonimo

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