Vademecum della repressione gialloverde

di Enzo Pellegrin

L’Italia è attualmente un’economia non ancora uscita da una profonda crisi recessiva, il sistema produttivo è andato incontro ad una profonda deindustrializzazione con la quasi scomparsa di interi settori produttivi. La conseguenza più marcata è un profondo impoverimento dei ceti popolari, la disoccupazione è alta, con particolare riferimento a quella giovanile e con aumento delle persone che hanno rinunciato alla ricerca di un lavoro, l’occupazione, soprattutto quella giovanile, ha diffuso carattere di precarietà, i salari non raggiungono livelli tali da poter dignitosamente mantenersi. Il diritto alla casa è a tutt’oggi un diritto solo sulla carta, con un impressionante numero di sfrattati, case popolari insufficienti, affitti alti e case mantenute sfitte per drogare verso l’alto il mercato degli affitti. Il welfare, soprattutto la sanità, è in profonda crisi strutturale e non accennano a diminuire i corposi tagli alla spesa sanitaria e sociale, giustificati dall’esigenza di coprire un debito pubblico pesante, asservito, negli ultimi mesi alle esigenze di campagna elettorale del Governo in carica.

Una sola cosa può dirsi positivamente in calo nella penisola: il numero dei reati commessi. In Italia, secondo i dati diffusi dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale i reati diminuiscono del 15% secondo un raffronto tra i primi mesi del 2018 e gli stessi mesi del 2019 (1).

Nonostante le gravi contraddizioni economiche, negli ultimi anni il paese, a differenza ad esempio della Francia, appare abbastanza “pacificato” dal punto di vista del conflitto sociale. Non sono apparse in Italia manifestazioni che abbiano richiesto un rilevante dispiego di forze antisommossa, mentre dall’altro lato si registra sempre più un inasprimento ingiustificato della repressione del dissenso al governo, con la censura di gesti pacifici e non violenti, l’uso della violenza di stato in modo ingiustificato nelle manifestazioni. Insomma, la voglia di bavaglio e stivale da parte dei governanti, anche locali, emerge in modo preoccupante.

Giungendo all’assurdo in commedia, persino il Comune di Torino, in una giornata in cui i tifosi bosniaci hanno creato non pochi problemi di traffico e sicurezza in città, ha dispiegato i vigili nelle zone del centro per imporre ai negozianti di rimuovere i cartelli di dissenso verso la nuova ZTL, pena l’adozione di provvedimenti (non si capisce quali).

In questo quadro tutt’altro che consolatorio, il Governo M5S – Lega, ovvero il Governo Di Maio / Salvini, ha deciso di ravvisare una “straordinaria necessità ed urgenza di rafforzare le norme a garanzia del regolare e pacifico svolgimento di manifestazioni in luogo pubblico od aperto al pubblico” (2)

Tralasciando i soliti inasprimenti in materia di contrasto all’immigrazione, soprattutto quella derivante dallo sbarco di rifugiati, core business della campagna elettorale del Ministro Salvini pienamente sponsorizzata dall’alleato di governo, il giro di vite più pesante è come al solito adottato verso il conflitto sociale.

Questa “necessità ed urgenza” della repressione arriva anche per mano del Movimento Cinque Stelle, concorrente nell’azione di governo, il quale, quando era all’opposizione, cavalcava la tigre delle proteste sociali, NOTAV in testa, lamentandosi della repressione dei passati governi nei confronti delle manifestazioni di piazza.

Evidentemente, insediatosi alla poltrona del potere, lungi dal proporre metodi di controllo e repressione degli eccessi delle forze dell’ordine come più volte promesso ai loro elettori, il Movimento ritiene indispensabili ed urgenti una serie di aggravamenti penali per i reati commessi durante le manifestazioni sociali degni di un governo autocratico come quello turco.

Vediamone le perle:

1) Inasprimento del divieto di portare caschi protettivi durante le manifestazioni pubbliche

L’originario divieto di indossare caschi protettivi od altri accorgimento che rendano difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo, ed in ogni caso in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico era punito con con l’arresto da uno a due anni e con l’ammenda da 1.000 a 2.000 euro. Il decreto sicurezza, nei casi in cui il fatto è commesso in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, raddoppia la pena con l’arresto da due a tre anni e con l’ammenda da 2000 a 6000 Euro.

2) Modifiche al codice penale

Si prevede come nuova aggravante per tutti i reati di violenza, minaccia, resistenza a Pubblico Ufficiale ovvero a Corpo Politico, Amministrativo o giudiziario (artt. 336,337,338 c.p.) la commissione del fatto nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico.

Si prevede come condotta di devastazione e saccheggio quella commessa in occasione di manifestazioni in luogo pubblico od aperto al pubblico.

Si prevede che la condotta di interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di pubblica necessità (art. 340 c.p.: ventaglio che può comprendere anche un picchetto ad un deposito trasporti, od una manifestazione che abbia in qualche modo ostacolato uno di questi servizi) sia punita più gravemente di quella ordinaria quando avviene durante una manifestazione in luogo pubblico od aperto al pubblico, con la reclusione fino a due anni, pena doppia rispetto all’ipotesi base.

Si tratta di un aggravamento di dubbia costituzionalità. Non si comprende come l’interruzione al servizio possa essere più grave se commessa nel corso di una manifestazione pubblica, piuttosto che con una condotta tenuta in luogo privato: il servizio viene interrotto nella medesima misura. In realtà si vuole scoraggiare l’indizione di manifestazioni nel settore dei servizi pubblici o di pubblica necessità, con una grave compressione del diritto di sciopero (ancora e sempre meno) costituzionalmente garantito.

Nell’ambito del reato di danneggiamento si punisce molto gravemente il danneggiamento, la dispersione, il deterioramento o il rendere inservibili, in tutto o in parte, le cose mobili o immobili altrui in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico od aperto al pubblico: pena della reclusione da uno a cinque anni, la quale rende inapplicabile a questo reato l’istituto deflattivo della sospensione del procedimento con messa alla prova, ex art. 168bis c.p. e 464bis c.p.p., nonchè consente l’adozione dell’estrema misura cautelare della custodia in carcere.

Insomma una vera e propria cassetta degli attrezzi della repressione, la quale può essere agevolmente utilizzata contro manifestazioni del conflitto sociale. La situazione è tanto più inquietante se si pensa all’atteggiamento discutibile tenuto dalle Forze dell’Ordine durante la campagna elettorale del Ministro dell’Interno, in cui si sono persino avuti casi di ingiustificata repressione di gesti di dissenso e manifestazione del pensiero del tutto pacifici e non violenti.

L’emanazione di un simile decreto contribuisce però a rivelare la reale natura antioperaia del Governo M5S-Lega, il quale si appresta ad affilare gli strumenti per la protezione della propria politica padronale e corporativa.

Se non fosse già abbastanza chiaro, da oggi lo è di più.
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Note

(1) “Gli omicidi scendono al -12,2% (dall’inizio dell’anno fino a marzo ne sono stati ne sono registrati 72, dunque dieci episodi in meno) e i tentati omicidi al -16,2%. Una netta inversione di tendenza, per la prima volta negli ultimi tre anni, è data dalle violenze sessuali, al -32,1% (nei primi tre mesi del 2019 sono state 767 a fronte dei 1.130 episodi nel 2018, nello stesso periodo di riferimento). Si abbassa anche il numero delle rapine -20,9% (6.053 tra gennaio e marzo 2019 rispetto alle 7.653 del periodo 2018), soprattutto quelle in strada (-25%), e dei furti -15,1% (252.603 a fronte di 297.698). I furti con strappo, come gli scippi, sono al -19,3%, quelli nelle abitazioni al -18,8% e quelli di autovetture al -8,8%. Gli unici numeri in aumento riguardano gli incendi dolosi, che sono in aumento del +23,5%. Diminuiscono i reati per lesioni dolose (-21,8%), che tra gennaio e marzo 2019 erano stati 11.092 a fronte dei 14.187 dello stesso periodo nel 2018. Quasi dimezzati, invece, i reati di sfruttamento della prostituzione e pornografia minorile (-42%). In netto calo anche l’usura (-47%) e la ricettazione (-29,8%), con un trend già in calo negli ultimi anni, e il contrabbando (-26,3%). Quest’ultimo tra il 2017 e il 2018 era invece aumentato del +18,6%. Diminuiscono di un decimo rispetto al confronto del 2018 i reati per stupefacenti (-9,9%), che invece avevano registrato un impercettibile aumento (0,7%) nella comparazione tra il 2017 e il 2018.
Le truffe e le frodi di tipo informatico nei primi tre mesi del 2019 segnano un -8,3% e sono state 43.852. Negli ultimi anni questo fenomeno era invece aumentato segnando un +8,4% nel confronto tra il 2016 e il 2017 e un +12,7% nel raffronto tra il 2017 e il 2018. La stima dei reati in calo nell’ultimo anno ha visto parallelamente il rafforzamento degli organici di polizia su tutto il territorio nazionale.” (La Stampa, on line, 5.5.19)

(2) Preambolo al c.d. decreto sicurezza bis, secondo il testo pubblicato da affariitaliani.it (12.6.19).

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