Il reazionario governo polacco verso la messa al bando del comunismo

Si intensifica la persecuzione anticomunista nell'Unione Europea

1 maggio 2019, Varsavia

Si intensifica nei paesi dell’UE la persecuzione anticomunista con nuovi strumenti e modifiche legislative che mirano a mettere al bando l’ideologia, l’organizzazione e l’attività comunista. Lettonia, Lituania, Estonia, Romania, Ungheria, Moldavia, Repubblica Ceca, Polonia, Ucraina hanno già in vigore una legislazione che mette fuorilegge ogni forma di organizzazione, propaganda e attività comunista o pone pesanti limitazioni all’esistenza dei partiti comunisti, promuove la persecuzione, l’azione penale e la condanna dei comunisti, divieti dei simboli e nomi comunisti, ecc.

In questi giorni, le autorità polacche stanno procedendo ad una modifica del codice penale che esplicita l’equiparazione del comunismo con il nazifascismo sulla scia delle varie risoluzioni del Parlamento Europeo, come quelle del 2006 e del 2009 fino all’istituzione da parte dell’Unione Europea della “Giornata europea di ricordo delle vittime dei regimi totalitari” il 23 agosto di ogni anno. A dimostrazione di come la persecuzione anticomunista vada di pari passo con le politiche antipopolari e la promozione della reazione ad ogni livello.

I comunisti polacchi da anni subiscono la persecuzione giudiziaria, con un processo a carico di membri del KPP e del comitato editoriale del loro giornale “Brzask”, durato circa 3 anni e mezzo (conclusosi con l’assoluzione) e altri ostacoli all’attività comunista, attraverso la falsificazione della storia e la manipolazione della memoria collettiva fino all’azione di decomunistizzazione attraverso la distruzione di monumenti e la cancellazione della toponomastica riferita al comunismo, alla Polonia Popolare, alla Resistenza antifascista e all’Armata Rossa. Emblematica fu l’anno scorso l’irruzione della polizia all’Università di Szczecin per interrompere una conferenza scientifica su Marx in occasione del bicentenario della sua nascita.

Secondo quando denunciato dal Partito Comunista Polacco (KPP), membro della Iniziativa Comunista Europea, i cambiamenti reazionari della legislazione stanno procedendo molto rapidamente. Il 14 maggio, il progetto è stato inviato dal governo al parlamento. Il giorno successivo la Sejm (la camera bassa) ha avviato la procedura legislativa e il 16 maggio è stato approvato. Successivamente è passato alla camera alta – Senato, che ha aggiunto ulteriori 43 emendamenti, e ora ritorna alla Sejm per esser votato. Il governo – guidato dal Partito nazionalista di destra Diritto e Giustizia (PiS) legato alla Chiesa Cattolica – ha la maggioranza in entrambe le camere, quindi non avrà problemi con il passaggio degli emendamenti. Il parlamento si appresta ad approvare definitivamente il progetto il prossimo 12 giugno.

In particolare, la modifica dell’articolo 256 mette al bando il comunismo e lo equipara al nazismo e il fascismo. In precedenza puniva la promozione del “sistema fascista o di altri sistemi totalitari dello stato“; 10 anni fa c’era già stato un tentativo di mettere al bando i simboli comunisti con lo stesso articolo, ma venne accolto con proteste interne e internazionali e nel 2011 fu annullato dalla Corte costituzionale. Tuttavia, negli ultimi anni la legge è stata utilizzata in modo molto ampio, come dimostra la storia del processo al KPP e “Brzask” in cui l’accusa si basava su un articolo dedicato all’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, nel quale si parlava della necessità della rivoluzione sociale. Il Pubblico Ministero, sottoposto al Ministro degli Interni, in quella occasione avanzò lo schema dell’equiparazione tra comunismo e fascismo sotto il titolo di “totalitarismo”.

Nonostante non abbia avuto successo nell’aule di tribunale, la campagna anticomunista del governo reazionario (con l’appoggio anche dell’opposizione liberale), al servizio della borghesia polacca, ha portato quindi a nuova versione della legge che vieta l’ideologia, l’attività, i simboli o qualsiasi altro contenuto (stampe, registrazioni), così come la presentazione, la propaganda e il possesso di qualsiasi simbolo e materiale di contenuto comunista. Il nuovo codice aumenta anche le pene da 2 a 3 anni di reclusione.

In una intervista dello scorso anno, Beata Karon, dirigente del KPP, dichiarava che «l’obiettivo di questa campagna è proibire l’attività rivoluzionaria perché offre un’alternativa ai vuoti slogan del partito di governo. Il KPP è l’unico partito marxista di orientamento chiaramente di classe. È per questo che cercano di bandirlo. È parte di un progetto più ampio di limitazione delle libertà. La legislazione lavorativa polacca, ad esempio, è stata modificata per rendere quasi impossibili gli scioperi legali, attraverso ostacoli burocratici. Inoltre la legge sulle riunioni si è fatta più restrittiva, ostacolando l’organizzazione delle proteste. […] La maggioranza del popolo non è anticomunista. Coloro che hanno vissuto ai tempi del socialismo ricordano le conquiste sociali, maggiori livelli di vita e prospettive per la classe lavoratrice, senza disoccupazione e senza preoccupazione di avere un alloggio. È per questo che la propaganda anticomunista è diretta principalmente ai giovani attraverso le scuole e centri di propaganda come l’Istituto della Memoria Nazionale (IPN)».

«[…] La persecuzione – prosegue – riflette anche l’ideologia anticomunista dominante nei paesi dell’UE. Non è un caso che questo accada mentre l’Unione Europea adotta una politica di distorsione della storia del continente, ad esempio, annunciando che il comunismo è equiparabile al nazismo. Le istituzioni europee promuovono, ad esempio, il ricordo delle “vittime dei totalitarismi” marcando il comunismo come uno di essi. Inoltre cancella il ruolo del comunismo nella lotta contro il fascismo e la vittoria sui nazisti nella Seconda Guerra Mondiale. Questo avviene in un momento in cui il neofascismo è in crescita e l’Europa sta soffrendo la crisi del capitalismo. L’anticomunismo è una delle forme di difesa del capitalismo e l’appoggio all’ultradestra anticomunista è una misura di sicurezza per i capitalisti. […]»

«La Polonia – conclude – è uno Stato capitalista che recentemente ha limitato le libertà che la società ha conquistato dopo le lotte sociali […] L’attuale primo ministro, Mateusz Morawiechi, che è stato per molto tempo manager di grandi banche, rappresenta gli interessi del settore finanziario. Il suo principale obiettivo è assicurare le istituzioni internazionali che la Polonia non danneggerà i monopoli transnazionali.»

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1 Comment

  1. Articolo molto chiaro e dovrebbe quanto meno promuovere una organizzazione dei partiti comunisti dell’Unione europea. Certo c’è ma non è come penso io e per le informazioni che ho in grado di ostacolare i processi in corso in Polonia e neanche dialetticamente. Attenzione! una situazione analoga può aversi anche in Italia e non mancano segnali al riguardo con le varie mozioni in alcuni consigli comunali. Pensare che il capitalismo rispetti la democrazia significa non aver compreso che cosa è il capitalismo. In Italia bisogna dare un’accellerazione alla formazione del Partito Comunista.

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