L’esercito israeliano assassina un sedicenne palestinese

Le forze di occupazione israeliane hanno assassinato venerdì mattina un adolescente palestinese, Abdullah Ghaith, di 16 anni, e ferito un giovane, Mu’men Abu Tabish, 21 anni, vicino a Dar Salah, a est di Betlemme, mentre si recavano a Gerusalemme per pregare nella moschea al-Aqsa.

Il padre del ragazzo ucciso ha descritto gli eventi in modo straziante testimoniando che è stato colpito a sangue freddo al cuore e lasciato sanguinare a terra prima di esser trasferito in ospedale quando ormai era morto. Secondo fonti locali, i soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro un gruppo di palestinesi che cercava di attraversare il check-point di Mazmouriya per partecipare alla preghiera del venerdì nella grande moschea di Al Aqsa a Gerusalemme, in occasione della mobilitazione del Gerusalemme Day, che si celebra nell’ultimo venerdì del Ramadan.

Nonostante la repressione, vessazioni, aggressioni e divieti, circa 250.000 palestinesi si sono radunati protestando contro l’occupazione e il cosiddetto “Piano del Secolo” definito dall’amministrazione Trump che mira a cancellare la causa palestinese. Un piano che prevederebbe la costituzione di una “Nuova Palestina” nella West Bank e nella Striscia di Gaza, oltre ad un non meglio precisato territorio messo a disposizione dall’Egitto (senza che però possano abitarvi palestinesi), riconoscendo i territori occupati illegalmente in Cisgiordania come parte di Israele che otterrebbe anche il controllo di Gerusalemme. Inoltre al nuovo stato sarebbe proibito costituire un esercito proprio – con il disarmo inoltre della Resistenza – venendo sottoposto ad una sorta di protettorato da parte di Israele.

Contemporaneamente, almeno 7 palestinesi sono stati feriti con munizioni letali, tra cui un bambino, al confine est della Striscia di Gaza durante le manifestazioni della Grande Marcia del Ritorno, che si tiene ogni venerdì dal 30 marzo dello scorso anno. Da allora, sono più di 250 i palestinesi uccisi e oltre 23mila feriti durante le proteste che richiedono il diritto al ritorno dei profughi palestinesi nelle loro terre della Palestina storica e la fine dell’embargo.

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