Il Partito Comunista di Svezia alle europee per la rottura con l’UE del capitale

Continuiamo a conoscere i partiti fratelli che come il Partito Comunista in Italia partecipano alle prossime elezioni europee del 26 maggio sulla base di un appello e programma comune lanciato dalla Iniziativa Comunista Europea e sostenuto da 36 partiti comunisti e operai d’Europa. Dopo gli spagnoli del PCTE approfondiamo il Partito Comunista di Svezia (SKP), anch’esso membro della ICE.

Nella piattaforma presentata dai comunisti svedesi si afferma che «la storia dell’Unione Europea è contrassegnata dal desiderio di rafforzare il potere dei monopoli europei» e «nelle sue fasi di sviluppo, si è approfondita e rafforzata la cooperazione tra il capitale europeo, portando sempre più ad un deterioramento per i popoli europei». «Un grande passo è stato compiuto quando l’UE si è espansa verso est dopo la vittoria della controrivoluzione. […] Le grandi aziende di proprietà pubblica vennero smantellate a vantaggio dei monopoli dell’Europa occidentale. I paesi dell’Europa orientale furono facilmente divisi tra le grandi potenze occidentali – anche la Svezia ha avuto la sua parte» denunciano i comunisti svedesi.

«Soprattutto – prosegue – banche tedesche, francesi e italiane, società industriali, catene alimentari e case farmaceutiche si sono espanse rapidamente e con forza. Anche le banche svedesi e l’industria svedese sono state in grado di espandersi soprattutto nei paesi baltici. Questo ha portato – e continua a farlo – ad enormi profitti per i monopoli e ad enormi perdite per i popoli».

Secondo l’SKP, «una delle principali funzioni dell’UE è quella di rendere più facile per i monopoli europei raggiungere nuovi mercati e ottenere un vantaggio competitivo rispetto ad altri. L’Unione facilita le esportazioni di capitali dei monopoli, apre nuovi mercati e partecipa alla divisione del mondo. Ciò rende l’UE un centro imperialista e, con l’intensificarsi della lotta per il mercato mondiale, l’integrazione europea si è intensificata e vengono intraprese nuove iniziative per soddisfare le richieste di una concorrenza internazionale sempre più agguerrita. Per avere successo, sono pronti anche mandare i nostri figli e figlie a morire per nuove quote di mercato per le grandi imprese. Pertanto, vengono sviluppati progetti militari congiunti come il PESCO (cooperazione strutturata permanente), che mirano ad approfondire la cooperazione militare tra gli Stati membri dell’UE».

Ricorda anche che «oltre a condurre la lotta dei monopoli europei contro altri centri imperialisti, l’Unione conduce anche la lotta contro i lavoratori e i popoli all’interno dell’UE».

«Con un salario minimo – spiega – di circa €450 nei paesi dell’Europa orientale, ma con un livello di prezzi che è più simile a un paese dell’Europa occidentale, la povertà delle persone sta diventando sempre più evidente e crescente. La situazione costringe milioni di persone a cercare il loro reddito in un altro paese, con il risultato che sono costrette a lasciare la propria famiglia, la loro cultura, la loro lingua e il loro paese d’origine per essere cinicamente sfruttati per aumentare i margini di profitto delle grandi imprese», accusa l’SKP.

La piattaforma dei comunisti svedesi prosegue evidenziando che «mentre i profitti annuali delle dieci più grandi società con sede nei paesi dell’UE corrispondono a più di 40 milioni di salari annuali dei lavoratori, più di 16 milioni di persone nell’UE sono senza lavoro […] le donne hanno il 16% in meno di retribuzione rispetto agli uomini» e «43 milioni di persone, la maggior parte donne, sono impiegati precari part-time».

Infine, viene denunciato anche come «l’UE sta perseguendo una propaganda anticomunista attiva e aggressiva, che mira a denigrare i contributi storici apportati dal socialismo e dal movimento comunista per rafforzare il potere dei lavoratori». Pertanto, si sottolinea come «non vi è altra possibilità per i popoli e i lavoratori in Europa di combattere l’UE».

Il Partito Comunista di Svezia si sofferma poi sulla democrazia delle istituzioni europee, mettendo in evidenza che la «democrazia all’interno dell’UE è un’illusione» e «il Parlamento europeo è una “parodia” senza potere reale» che risiede nella « Commissione europea, che consiste in commissari nominati dai governi dell’UE». «Il Parlamento – prosegue – non offre alcuna possibilità di esercitare la democrazia – il potere dell’Unione europea è allo stesso tempo concentrato nelle mani dei rappresentanti politici del capitalismo in ogni singolo paese».

«Non vogliamo esercitare quel potere, perché è un potere che mira all’organizzazione e all’amministrazione del capitalismo e dell’imperialismo. È un potere che supporta e aiuta l’intero sistema che vogliamo sostituire», continua la piattaforma del partito fondato nel 1970.

Per i comunisti l’alternativa risiede invece nel «potere operaio»«Non esiste nei parlamenti e non può essere esercitato attraverso istituzioni che mirano a legittimare lo sfruttamento dei lavoratori. Il potere dei lavoratori è nelle loro stesse organizzazioni, nella loro vita quotidiana e nei loro luoghi di lavoro». Questa democrazia si esercita «attraverso gli organi propri del popolo e dei lavoratori, essi stessi possono esercitare il proprio potere, in contrasto con i corpi che esistono per il potere del capitale. Attraverso la loro partecipazione al processo democratico quotidiano, viene garantita una democrazia degna di questo nome – la democrazia può essere costruita solo in opposizione all’Unione europea e all’intero sistema di cui l’Unione è un’espressione: il sistema capitalista».

Per tutte queste ragioni il Partito Comunista di Svezia conclude che «costruisce la sua opposizione all’UE su base socialista. Sapendo che l’unico futuro possibile è quello che si basa sulle spalle della classe lavoratrice, il nostro obiettivo è organizzarlo e mobilitarlo. Gli operai hanno il futuro nelle loro mani. Ci siamo opposti all’adesione della Svezia all’Unione europea e vogliamo che l’UE se ne vada. L’Unione europea è espressione degli interessi comuni dei capitalisti di paesi diversi. Questo è il motivo per cui non è sufficiente combattere contro l’UE. Dobbiamo lasciare l’UE, ma non è sufficiente. Una resistenza socialista contro l’UE comprende che l’unico modo per prevenire l’emergere di nuove alleanze e unioni di potenze imperialiste contro i lavoratori e il popolo è quello di opporsi al sistema che li dà alla luce. Pertanto, la nostra lotta contro l’UE va di pari passo con la nostra lotta contro il capitalismo. Questa lotta non può mai essere separata dall’altra.»

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