Anche in Spagna i comunisti si presentano alle europee per rompere con l’UE e l’euro

Madrid, 1 maggio @PCTE Madrid

Come il Partito Comunista in Italia anche in Spagna, Grecia, Irlanda, Svezia, Ungheria i comunisti si presentano alle elezioni europee sulla base dell’appello comune della Iniziativa Comunista Europea sostenuto da 36 partiti comunisti e operai d’europa.

In Spagna, il Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna (PCTE) partecipa alle elezioni europee del 26 maggio con lobiettivo di «rompere con l’Unione Europea e l’Euro», in base alle dichiarazioni del suo segretario generale, Ástor García, che guida la lista, rilasciate al giornale di partito Nuevo Rumbo.

Secondo il candidato comunista, «l’UE è prima di tutto un’unione di stati capitalisti, che serve gli interessi dei capitalisti e nella quale si progettano molte delle politiche che vengono poi imposte in ogni paese». Ad esempio, cita che «dobbiamo solo vedere cosa è successo in Spagna con la politica industriale ed energetica, con l’agricoltura e con la pesca, il nostro tessuto produttivo è stato distrutto, il nostro impiego ha peggiorato le condizioni di vita e di lavoro per il beneficio esclusivo delle grandi imprese.»

García ha ricordato che «l’UE esiste, fondamentalmente, per generare un mercato unico e ampio che permetta ai grandi capitalisti europei di competere in condizioni migliori contro i capitalisti americani, cinesi, russi, giapponesi o di qualsiasi altro capitalismo» e che «pur affermando valori di pace, progresso e giustizia sociale, l’unica cosa che offre veramente è maggiore sfruttamento e maggiori profitti per le grandi imprese.» 

Il Segretario Generale del PCTE ha anche espresso la sua «preoccupazione per il fatto che l’UE, oltre ad attaccare i diritti sindacali e sociali della maggioranza attiva, sta promuovendo una campagna anticomunista che, ad oggi, implica che almeno 6 paesi dell’UE non possono usare simboli comunisti come la falce e il martello o la stella rossa.» 

Infine, il leader comunista ha sottolineato che «la rottura che proponiamo non ha nulla a che fare con la Brexit, che avvantaggia solo una parte dei capitalisti britannici. Noi comunisti non siamo disposti a subordinare noi stessi a nessuna sezione della classe capitalista. La lotta per una rottura con l’UE deve andare di pari passo con la lotta per un paese per la classe operaia. Perché solo con la classe lavoratrice al potere è possibile rompere con l’UE, l’euro e la NATO a vantaggio dei lavoratori.»

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