«Il Golan è e rimarrà Siria», il PC Siriano condanna riconoscimento degli USA dell’occupazione sionista

Con il riconoscimento dell’occupazione sionista delle alture del Golan siriano, il governo USA intensifica la sua aggressiva politica in Medio Oriente per promuovere i suoi interessi geopolitici in forte competizione con le potenze rivali nella regione, come la Russia (con le sue basi militari in Siria, a Tartus e Latakia) e Iran.

Il Golan è un’area strategicamente importante che confina a sud con Israele e Giordania e a nord con la Siria e il Libano. Nel 1967 viene occupata dall’esercito sionista, con l’annessione da parte dell’entità sionista nel 1981 in violazione di tutte le risoluzioni ONU. L’area fornisce 1/3 dell’acqua potabile consumata in Israele, raggiungendo il paese attraverso il lago di Tiberiade e il fiume Giordano, mentre il suo sottosuolo possiede un’importante ricchezza minerale (idrocarburi, ecc.).

Questa decisione, annunciata giovedì sera dal presidente degli Stati Uniti, con un post su “Twitter”, affermando che sta cercando di cambiare la politica estera statunitense degli ultimi 52 anni, si aggiunge alle decisioni dello scorso anno di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo internazionale del 2015 sul programma nucleare iraniano. Questo rientra nelle più ampie mosse strategiche statunitensi nello scacchiere geopolitico del Medio Oriente. Non è per nulla un caso, che avvenga durante il tour del Segretario di Stato americano Mike Pompeo negli ultimi giorni in Kuwait, Israele e Libano, protratto per circa due settimane e mezzo prima delle elezioni parlamentari israeliane del prossimo 9 aprile.

Il destino di una tale mossa non è al momento chiaro dato il costante aumento della fluidità degli eventi nella regione, dove i governi di USA e Israele sono intenzionati ad aggravare una situazione particolarmente pericolosa (per i popoli della regione) con l’Iran.

Uno degli obiettivi principali del tour di Pompeo in Kuwait, Gerusalemme e Beirut è stato quello di aumentare le pressioni e le minacce sull’Iran e Hezbollah, e promuovere i piani e disegni statunitensi nella regione. A Beirut, Pompeo ha chiesto che venga stabilita la linea tracciata dall’ambasciatore statunitense Frederic Hof per delimitare le zone marittime di Israele e Libano, facilitando lo sfruttamento delle riserve di gas, trasferendo di fatto un sesto delle acque territoriali libanesi sotto il controllo israeliano, nella stessa direzione con il vertice trilaterale di Gerusalemme viene rafforzata la “cooperazione regionale” militare ed economica tra Grecia, Cipro e Israele, sotto il patrocinio statunitense, per il controllo e sfruttamento delle risorse energetiche nei ricchi giacimenti dell’Egeo e del Mediterraneo Orientale, in cui insistono grandi monopoli energetici (compresa l’italiana ENI e Edison), con la recente scoperta di un enorme giacimento di gas nel blocco 10 della Zona economica esclusiva di Cipro da parte della statunitense ExxonMobile e progetti di gasdotti, come l’EastMed, per il trasporto in Europa in contrapposizione con i piani e interessi russi.

Le reazioni

L’Ufficio politico del Partito Comunista Siriano (PCS) ha emesso un comunicato di dura condanna di questa mossa degli USA, affermando che «questo passo dell’attuale capo dell’amministrazione dell’imperialismo statunitense conferma il legame organico tra l’imperialismo statunitense e il sionismo mondiale, nella costante aggressione contro la libertà e la sovranità dei popoli». Il Partito Comunista Siriano, ribadendo la sua condanna per questa mossa aggressiva, esprime piena fiducia «che la lotta del nostro popolo culminerà con la vittoria e l’ultimo centimetro del nostro caro Golan sarà liberato dall’abominio dell’occupazione sionista».

Il governo cubano, tramite un messaggio del presidente Miguel Diaz Canel, ha espresso la forte condanna delle dichiarazioni di Trump. Il Ministero delle Relazioni Estere della Repubblica di Cuba con una nota esprime la sua «più energica condanna alle intenzione dichiarata dal governo degli USA di riconoscere il Gola siriano occupato come territorio di Israele, cosa che costituisce una grave e flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, del Diritto Internazionale e delle risoluzioni pertinenti del Consiglio di Sicurezza, in particolare la risoluzione 497 del 1981». «Questa nuova manovra di Washington – prosegue – avrà gravi conseguenze per la stabilità e la sicurezza nel Medio Oriente e incrementerà ancora di più le tensioni in questa instabile regione».

Forte condanna anche dal governo siriano che afferma che «queste dichiarazioni non cambieranno mai il fatto che il Golan era e sarà sempre un territorio arabo siriano» e che «il popolo siriano è più determinato che mai a liberarlo con tutti i mezzi possibili», individuando nella decisione di riconoscere l’occupazione sionista del Golan «una flagrante aggressione alla sovranità e all’integrità territoriale della Repubblica araba siriana». Sullo stesso tenore la reazione dell’Iran che ha definito “inaccettabile” le dichiarazioni dell’amministrazione statunitense. Condanna anche da parte dei governi di Russia, Libano e Turchia, mentre per le Nazioni Unite la sua politica per «quanto riguarda il Golan è riflessa dalle risoluzioni pertinenti emesse dal Consiglio di sicurezza», secondo quanto affermato da un portavoce delle Nazioni Unite citato da Reuters, aggiungendo che questa politica non cambierà.

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