Situazione attuale delle proteste dei pastori sardi, e unità dei lavoratori.

Dopo i giorni infuocati di proteste, sversamenti, presidi ai caseifici e tavoli istituzionali, per i pastori sardi la strada sembra proprio in salita e con un esito tuttaltro che positivo, o quanto meno lontano dalle richieste degli allevatori isolani.  

La situazione di questi giorni, forse offuscata dal clima elettorale, non ha dato molto spazio agli sviluppi della lotta. Sono continuati gli sversamenti lungo le strade, addirittura un assalto armato ad un furgone, di ritorno dal giro del latte, nei pressi del nuorese, fino alla riconsegna delle schede elettorali in vari comuni come Siniscola e Pabillonis in segno di protesta verso le istituzioni. A distanza di giorni dunque nulla di nuovo, ma i pastori sono pronti a tutto per ottenere il loro sacrosanto diritto alla giusta remunerazione.  

Ma analizziamo un po da vicino cosa sta succedendo sul fronte giudiziario, o almeno cosa potrebbe succedere. Il governo a guida Lega 5 Stelle è lautore del Decreto legge Sicurezza e Immigrazione, approfondito qui, approvato esattamente il 7 Novembre al Senato con 163 sì, 59 no e il 28 dello stesso mese alla Camera con 396 sì e 99 no. Oltre a determinare nuove strette verso gli immigrati e ai lavoratori del comparto sociale (non alle cause dellimmigrazione), getta le basi per la repressione delle lotte, come questa dei pastori appunto, prevedendo sanzioni molto dure che soffocano così ogni minimo spunto di protesta.  

Come già dichiarato dal Segretario Generale del Partito Comunista, Marco Rizzo, «La sicurezza non centra nulla, il decreto Salvini è un regalo ai potenti con una durissima stretta repressiva sulle lotte sociali. Dietro labbaglio del contrasto allimmigrazione, si nasconde il vero volto di questo governo, completamente al servizio del grande capitale. Se una lotta diventa reato e toglie la possibilità anche ai tuoi familiari di avere la cittadinanza, chiunque ci penserà due volte prima di lottare per i propri diritti. Una chiara dimostrazione di come la Lega strumentalizzi la lotta tra poveri a tutto vantaggio dei capitalisti» 

Intanto, dopo i fascicoli aperti in Procura, cè stata la formalizzazione delle prime denunce. La Polizia di Nuoro appunto ne ha confermate una decina. E la Procura dello stesso capoluogo è pronta ad inviare i primi avvisi di garanzia. A Sestu sono otto gli allevatori denunciati per aver impedito laccesso al caseificio ad una cisterna piena di latte caprino. La calma e il silenzio di queste ore fa presagire che una svolta repressiva potrebbe verificarsi proprio allindomani della tornata elettorale.  

Ma ci verrebbe anche da pensare che gli industriali, e di conseguenza governo e regione, puntassero a tirarla per le lunghe in modo da portare i pastori, sullorlo della disperazione, ad accettare un compromesso che è di fatto una miseria che non avrebbero mai voluto accettare. Lofferta degli industriali era ferma a 0,72 €/litro mentre nellultimo incontro di Tramatza (in provincia di Oristano) i pastori avevano formulato una proposta di prezzo partendo da 0,80 €/litro per arrivare nei mesi a seguire alleuro a litro di latte. Quello che continuano a chiedere i pastori è che il prezzo del loro prodotto, per molti lunico introito per portare il pane a casa, non debba mai scendere sotto la soglia del costo di produzione. Ma martedì 26 febbraio a Sassari cè stato un nuovo tavolo tra le parti e pare che laccordo sia sul prezzo del pecorino romano (metro sul quale ci si basa per il prezzo del latte), prezzo che non dovrà scendere sotto 6,00 €/kg, ma che rinvia il tutto ad un nuovo tavolo di trattativa concordato per i primi di marzo. 

Quello che non salta allocchio di tutti è la caratteristica fondamentale di questa protesta. Il carattere celato della lotta di classe, della lotta tra chi lavora contro chi si appropria del lavoro altrui per trarre profitto. Scenari che portano alla memoria gli industriali inglesi dell800 che abbassavano i salari se non vendevano i loro filati, come se la colpa fosse degli operai. Operai costretti a turni di 14/16 ore senza diritti ma solo doveri, un po come lindustriale caseario, bramoso di profitto, vorrebbe il pastore oggi. Lindustriale non vuole sapere quante ore di lavoro faccia un allevatore, quanta pioggia o vento o neve sia disposto a sopportare, quanti acciacchi e quanti imprevisti troverà nelle sue giornate di lavoro. Vuole solo che il prezzo del latte sia gestito dagli alti e bassi del mercato, ponendo argine alle sue perdite e scaricandole sul mondo dei pastori.  

Qui ci possiamo ricollegare a come lintero mondo industriale, i capitalisti insomma, spinti dal profitto a tutti i costi vorrebbero far tornare indietro le lancette della storia del movimento operaio schiacciando ancor di più la classe lavoratrice. In questo la politica, che sia di centro sinistra (vedasi le riforme del lavoro attuate dal PD con labolizione dellart. 18 dello statuto dei lavoratori, il jobs act), che sia di centro destra (con le varie politiche di liberalizzazione e trasformazione di settori della classe lavoratrice in partite iva più ricattabili), che sia la sedicente “antipolitica(vedasi il capitolo per lILVA di Taranto, accordo stipulato tra Di Maio e i vertici dellIndiana Aceleron Mittal, con 3000 operai lasciati a casa e gli impianti inquinanti ancora operativi, tanto per citarne uno) sono sempre stati supini al grande capitale, ai padroni e contro la classe operaia e lavoratrice e continuano a dimostrarlo.  

La svolta sta nel vero cambiamento, non quello sbandierato dallattuale governo, ma un cambiamento strutturato nella lotta quotidiana, nella lotta dei lavoratori contro la classe padronale, lotta per i diritti che piano piano si stanno sgretolando. In un mondo in continua evoluzione, dove la produzione raggiunge standard elevatissimi grazie alla scienza, alla tecnica e allinnovazione, noi comunisti qualche domanda ce la poniamo sempre.  

Grazie a questo sviluppo nella produzione, potremo lavorare tutti, lavorare meno e a parità di salario al posto di continuare ad ingrassare la classe dei padroni?  

Se i tempi di produzione sono sempre più brevi, come lavoratori, potremo chiedere la distribuzione di questi vantaggi al posto di subire solo i licenziamenti?  

Sempre se i tempi di produzione sono più brevi perché si continua a lavorare 8 ore giornaliere (sulla carta ovviamente) e non alziamo la voce per far che se ne lavorino 7, 6, 5 ore? 

La lotta dei pastori è di tutti i lavoratori. 

Partire da questi presupposti è la base per ritrovare lunità di classe, porre la scienza, linnovazione e la tecnica al servizio dei popoli e non dei padroni. Perché chi guida la società non sia più la classe padronale ma siano i lavoratori.  

Al centro il LAVORO.  

A innantis pastoris, e totu is traballadoris. 

Partito Comunista – Cagliari

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