Nel 2018 oltre tre morti sul lavoro al giorno. Apostolou (PC): «Lotta di classe unica soluzione»

Sono stati pubblicati lo scorso 29 gennaio i dati INAIL sulle denunce di infortunio sul lavoro relativi all’anno 2018[1]. Secondo tali statistiche nel periodo di riferimento vi sono stati un numero di 1133 incidenti con esito mortale, corrispondenti a una media superiore alle 3 morti al giorno. Rispetto all’anno precedente (2017), nel corso del quale si sono verificati 1029 decessi, tali dati mostrano un incremento del 10,1%. In quasi tutti i mesi del 2018 si è assistito ad un aumento dei casi mortali rispetto al corrispondente periodo del 2017; in particolare, tale andamento è stato massimo nel mese di agosto 2018, in cui si sono verificati 132 decessi, e nel quale si è verificato quasi lo stesso numero di vittime in incidenti mortali plurimi (ossia che hanno causato la morte di almeno 2 lavoratori) di tutto il 2017, pari a 37. Anche gli stessi incidenti plurimi sono passati da 15 nel 2017 (corrispondente a 42 morti) a 24 nel 2018 (corrispondenti a 82 morti), con un aumento del 60%.

Nel 2018 si è verificato un aumento dei decessi avvenuti in occasione di lavoro (da 746 a 786, pari al 5,4%), ma soprattutto di quelli avvenuti in itinere, occorsi cioè nel tragitto tra l’abitazione e il posto di lavoro (da 283 a 347, pari al 22,6%)[2]. Un caso emblematico di tale tipo di decesso è quanto avvenuto lo scorso 9 gennaio, quando nei pressi di Torre Santa Susanna un operaio di 47 anni è morto in un incidente stradale rientrando a casa dopo un turno lavorativo di 12 ore[3]; questo episodio testimonia come parte degli incidenti in itinere sia dovuta alla sottoposizione dei lavoratori a turni estenuanti. Dai dati risulta inoltre come oltre la metà dei decessi riguardi lavoratori di età compresa tra i 50 e i 69 anni.

Oltre al numero di morti, si è avuto nel 2018 un aumento del numero complessivo di infortuni sul lavoro: si è passato infatti dai 635.433 infortuni del 2017 ai 641.261 del 2018, con un aumento dello 0,9%. L’incremento degli infortuni sul lavoro ha interessato soprattutto i lavoratori extracomunitari, con un aumento del 9,3%. Dal punto di vista territoriale si è avuto il maggiore incremento di infortuni nel Nord-Est (pari al 2,2%) e di decessi nel Nord-Ovest (pari al 18,2%).

Secondo lo studio sono in aumento anche le malattie professionali, che passano da 58.129 nel 2017 a 59.585 nel 2018, con un aumento del 2,5% (riprendendo il trend di crescita degli ultimi anni dopo il calo nel 2017). Quasi il 90% dei casi è costituito da patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (36637 casi), del sistema nervoso (6681), dell’orecchio (4574), del sistema respiratorio (2613) e dai tumori (2461).

Il settore ad esser maggiormente interessato dall’incremento di questi dati è quello relativo a Industria e Servizi, con l’1% di infortuni in più, 985 morti (128 morti in più rispetto al 2017) e +2,8% (da 46.136 a 47.424) di malattie professionali.

Anche in questi primi giorni del 2019 si continua ad assistere ad un elevato numero di decessi sul lavoro; l’ultimo caso proprio ieri (30 gennaio) a Matelica, con un operaio che è morto durante i lavori di restauro di un edificio lesionato dal terremoto del 2016 precipitando da un’impalcatura.

La questione delle morti sul lavoro sembrava essere in cima alle priorità del ministro del Lavoro Di Maio, che nel giugno 2018 iniziò il suo mandato denunciando nella sua informativa al Parlamento le morti sul lavoro, parlando di «numeri devastanti» e di un «bollettino di guerra», e indicando queste come «un tema importantissimo, su cui dobbiamo metterci al lavoro come governo». Ma da allora nulla è stato fatto, anzi, nella Legge di Bilancio riscritta dall’Unione Europea e da Confindustria, il governo M5S-Lega ha premiato ancora una volta la classe padronale, tagliando mediamente di oltre il 32% le tariffe che devono versare le imprese all’INAIL, con un risparmio per i padroni di 410 mln di euro nel solo 2019. [4]

Questo provvedimento va in continuità con i tagli già operati dai precedenti governi a guida PD (Letta per il triennio 2014-2016, Renzi per il triennio 2017-2019, per un valore di 1,2 milioni di euro) e che avrà come conseguenza la riduzione delle prestazioni ai lavoratori infortunati o colpiti da malattia professionale, maggiori difficoltà nel riconoscimento dell’invalidità o perfino la prematura chiusura di tali pratiche.

D’altronde lo stesso Di Maio, dietro il pietismo di facciata con cui denunciava le morti sul lavoro con l’informativa alla Camera dei Deputati, aveva lanciato un celato ma chiaro messaggio agli imprenditori: «Non è alimentando il conflitto tra imprese e lavoratori che aumenteranno i diritti dei lavoratori, è il momento di fare squadra» specificando che «non servono misure punitive per le aziende» e che non bisogna scaricare «sulle imprese oneri e responsabilità».[5]

Un commento alle statistiche pubblicate dall’INAIL è arrivato da Giorgio Apostolou, responsabile del Dipartimento Lavoro del Partito Comunista:
«Il numero degli infortuni sul lavoro nel 2018, anche secondo i dati dell’INAIL, è spaventoso. Una media superiore a 3 morti al giorno fa venire in mente un vero bollettino di guerra. Il contributo quotidiano di sangue della classe operaia e dei lavoratori sull’altare dei profitti padronali è in aumento. La questione primaria della sicurezza e della salute dei lavoratori all’interno del sistema capitalistico viene subordinata e sottomessa alle esigenze dell’estrazione del massimo profitto. I comunisti non considerano questi morti come “incidenti”, ma come omicidi provocati da un sistema sociale barbaro e di sfruttamento: il sistema capitalistico. I continui tagli alle spese per la sicurezza, i subappalti, l’aumento dei ritmi e dell’orario del lavoro, l’impiego spesso di manodopera non specializzata a basso costo rendono possibile da una parte l’ulteriore accumulazione dei profitti per i padroni e dall’altra l’aumento di incidenti gravi e spesso mortali per i lavoratori

Inoltre secondo Apostolou «l’unica risposta efficace e di prospettiva è l’intensificazione dell’organizzazione e della lotta di classe, per fermare la strage operaia ed aprire il percorso verso un’altra società nel cui centro d’interesse saranno i bisogni, i diritti e la dignità del popolo lavoratore e non il potere ed i profitti di un gruppo di pochi sfruttatori. Solamente la società socialista può garantire e consolidare tale prospettiva. Per dotare il movimento operaio e popolare dello strumento politico ed organizzativo necessario ed insostituibile serve la costruzione di un forte, radicato e coerente Partito Comunista che sosterrà con tutte le sue forze la costruzione di un autentico sindacato di classe. Il sindacato di lotta dei lavoratori e per i lavoratori.»

[1] https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/sala-stampa/comunicati-stampa/com-stampa-open-data-2018.html

[2] Su questo dato incidono la strage del Ponte Morandi (15 denunce) e gli incidenti stradali avvenuti a Lesina e a Foggia, in cui hanno perso la vita 16 braccianti.

[3] http://www.senzatregua.it/2019/01/12/morire-rientrando-a-casa-dopo-12-ore-di-lavoro-come-nel-libro-di-jack-london

[4] https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-12-30/scatta-subito-taglio-327percento-tariffe-inail-120735.shtml?uuid=AEDsoB7G

[5] http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Incidenti-sul-lavoro-Di-Maio-numeri-da-bollettino-di-guerra-5bb1cc3e-dc06-4497-99f4-c177216e01c7.html

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