Amazon come Poste Italiane. Di Maio sostiene i piani monopolistici del colosso statunitense: quali conseguenze per i lavoratori?

Il governo “sovranista” svende ad un gigante d’oltreoceano, per poche centinaia di euro, una fetta del mercato di un settore strategico come quello postale.  

Quale sarà il famoso “cambiamento” che coinvolgerà questa volta la categoria di lavoratori interessati da questo ennesimo regalo del governo M5S-Lega ai potenti? 

Su richiesta di Amazon, a cui di recente l’Agcom aveva comminato una multa pari a 300mila euro per aver esercitato abusivamente l’attività di recapito pacchi a domicilio, il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha inserito due società controllate da Amazon Italia – Amazon Italia Logistica e Amazon Italia Transport – nell’elenco ufficiale degli operatori postali italiani. Il via libera di Di Maio, arrivato previo pagamento da parte di Amazon di 312 euro per l’istruttoria e altrettanti come contributo annuale per attività di verifica e controllo (l’autorizzazione è facilmente rinnovabile ed ha una durata di 6 anni), comporterà una svolta negativa per il settore della logistica italiana i cui effetti graveranno senza dubbio sulle spalle dei lavoratori. In che modo? Sappiamo bene che l’espansione del proprio dominio è l’unica ambizione dei padroni del mondo e la strutturazione di una rete di proprietà, che il gruppo ad ora ovviamente non conferma ma nemmeno smentisce, porterà ad uno scenario dove la precarietà farà da regia, con lo sgretolamento progressivo di Poste Italiane, già fortemente in crisi, e l’assorbimento delle altre piccole e medio-grandi imprese private postali che saranno condannate a contratti collettivi al ribasso. 

Per comprendere meglio il culmine a cui la categoria dei lavoratori dei servizi postali e i corrieri verranno condotti con questa apertura firmata 5 Stelle, occorre fare qualche passo indietro ed osservare l’escalation di sfruttamento a cui anche questi ultimi sono stati soggetti. 

Da quando Poste Italiane non è più un ente pubblico (1998), la liberalizzazione del settore dei servizi postali ha permesso ad una moltitudine di società l’acquisizione delle licenze – si contano circa 2000 titolari di licenze e autorizzazioni – ognuna delle quali per ritagliarsi il proprio spazio sul mercato, competere con Poste Italiane e massimizzare i profitti, ha abbattuto drasticamente i costi, ovvero salario e diritti dei lavoratori. 

Quanto ne è conseguito è il ridimensionamento che Poste Italiane ha subito negli anni e continua a subire. E’ datato 8 Febbraio 2018 l’accordo di connivenza tra i sindacati concertativi e l’azienda che estende a tutto il territorio nazionale – escluse ad ora solo Milano, Roma e Napoli – il modello di recapito “a giorni alterni”, introdotto già dal 2015 per alcune zone rurali e centri minori sparsi in tutta la penisola. Epilogo di anni di riorganizzazioni del servizio di consegna postale in cui ogni volta i tagli del personale andavano ad allungare la tratta del postino e quindi il suo carico di lavoro. Con la promessa illusoria di nuove assunzioni, esso in realtà mira a non riconfermare i lavoratori a tempo determinato in favore dell’inserimento di postini “flessibili”, senza zona fissa, impiegati come tappa buchi con orari di lavoro prolungati e turni anche nei festivi. Dunque, esuberi che superano di gran lunga le nuove assunzioni. 

Un ulteriore passo verso lo smantellamento di Poste Italiane è dello scorso settembre. La liberalizzazione anche delle licenze speciali del servizio di notifica a mezzo posta degli atti giudiziari e dei verbali del Codice della strada (pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 208 del 7 settembre 2018) vede ancora una volta Di Maio protagonista. 

Con l’ingresso di un mostro come Amazon come concorrente diretto, è molto probabile che Poste Italiane esternalizzerà tutto il possibile a vantaggio dei profitti e concentrerà la sua forza su Bancoposta, diventando per lo più una erogatrice di servizi finanziari. Nella peggiore delle ipotesi – ma plausibilmente – lo sfruttamento dei lavoratori toccherà apici che oggi già conosciamo: sottopagati, privati di qualunque prospettiva futura e garanzia e chissà, inquadrati come fattorini/riders, lavoratori a cottimo. 

D’altra parte, l’esempio di come potrebbe evolversi la situazione arriva proprio dagli Stati Uniti. Con un servizio pubblico postale da tempo al collasso, Amazon avrebbe lanciato come progetto pilota a Los Angeles proprio il servizio di ritiro e consegna pacchi. Da molti anni lavora per strutturare una fitta rete di trasporto merci. Attualmente, La società Amazon Prime Air, negli Usa, opera con 25 Boeing 767, oltre che con centinaia di camion e furgoni. La rete logistica globale del gruppo, inoltre, può contare anche su Amazon Maritime, licenza di navigazione per il bastimento merci, a cui ha seguito un importante investimento nella gestione di una flotta di cargo oceanici per trasportare i prodotti dai fornitori cinesi ai suoi magazzini americani ed europei. Non mancano anche le sperimentazioni ad alta tecnologia, Amazon Prime Air infatti ha in corso test sulle consegne addirittura effettuate con droni. 

Ancora una volta cade la maschera dell’anti-politica pentastellata: con questa mossa Di Maio si dimostra completamente disponibile nei confronti degli interessi delle multinazionali, a dispetto di quanto il movimento aveva propagandato sin dai suoi esordi, quando si ergeva a portavoce di quei medio-piccoli imprenditori e commercianti che risultano ormai schiacciati dalla globalizzazione. Ecco che l’inganno “sovranista” mostra il suo vero volto e il terreno di scontro con il suo antagonista, la sinistra europeista-globalista, diventa sempre più labile mentre le sue scelte si abbattono, in totale continuità con i governi precedenti, tanto contro i lavoratori quanto contro quella piccola borghesia in via di proletarizzazione che a parole intendeva salvaguardare.  

La realtà dei fatti rafforza la posizione dei comunisti secondo cui le profonde ingiustizie e le disuguaglianze derivanti da questo sistema fondato sul profitto ad ogni costo, sulla proprietà e sulla gestione privata dei grandi mezzi di produzione e di scambio e la competitività feroce potranno essere superate esclusivamente con la presa del potere da parte dei lavoratori e l’istaurazione del socialismo. 

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