La rottura del trattato INF sul nucleare, nuova pericolosa minaccia per i popoli

L’annuncio da parte degli Stati Uniti, per voce del suo presidente Trump, lo scorso 20 ottobre, dell’intenzione di ritirarsi unilateralmente dall’accordo con la Russia sulle armi nucleari di piccola e media gamma (500-5.500km) rappresenta un significativo e pericoloso passo nell’intensificazione della competizione USA-NATO e Russia e, più in generale, delle rivalità inter-imperialistiche.

Una decisione che non si può considerare per nulla un “fulmine a ciel sereno”, ma parte di un processo di corsa agli armamenti e di preparazione alla guerra su larga scala in un panorama internazionale sempre più infuocato dai conflitti d’interessi fra gruppi capitalistici, che determinano le mosse dei vertici statali in relazione ai mutevoli equilibri di forza per la ripartizione del mondo che si esprimono nelle guerre guerreggiate locali o regionali, così come in quelle commerciali e diplomatiche.

In questo contesto, la permanente minaccia nucleare per i popoli diventa fonte sempre più pericolosa di competizione tra centri imperialisti. Il costante processo di aggiornamento dell’arsenale nucleare della NATO, nel quadro della strategia del “primo attacco nucleare” dell’organizzazione imperialista, e la sua determinazione ad usarlo ogni volta che sia necessario contro altri centri imperialisti, mostrano fino a che punto sono pronti ad arrivare per difendere gli interessi dei loro monopoli. All’inizio di luglio, la dichiarazione del Vertice della NATO di quest’anno – con l’accordo anche del governo italiano – ha letteralmente innescato il riferimento al nucleare nell’art. 35, che recita: «In seguito ai cambiamenti nell’ambiente della sicurezza, la NATO ha adottato misure per garantire che le sue capacità di deterrenza nucleare rimangano sicure ed efficaci», affermando ipocritamente che «finché ci saranno armi nucleari, la NATO rimane un’alleanza nucleare». Inoltre ha anche osservato che le «forze strategiche dell’Alleanza, in particolare quelle degli Stati Uniti, sono la suprema garanzia per la sicurezza degli Alleati. Le forze strategiche indipendenti del Regno Unito e della Francia hanno il loro ruolo deterrente e contribuiscono in modo significativo alla sicurezza globale dell’Alleanza (…). La posizione di deterrenza nucleare della NATO fa affidamento anche sulle armi nucleari degli Stati Uniti in Europa e sulle capacità e le infrastrutture fornite dagli alleati interessati (…). Il sostegno dei contributi degli alleati interessati per garantire la più ampia partecipazione possibile agli accordi di condivisione degli oneri nucleari concordati rafforza ulteriormente questa missione». [1]

Principali basi nucleari NATO in Europa

Come abbiamo già visto in altri articoli, il carico nucleare, nel quadro dell’assegnazione NATO, coinvolge pienamente l’Italia e in particolare due basi militari in territorio nazionale – quella di Aviano e di Ghedi – che sono tra le più importanti basi NATO in Europa impegnate nel quadro della sua “strategia nucleare”.[2]

Nella Conferenza dei Ministri della Difesa della NATO, svolta a Bruxelles a inizio di ottobre, i dirigenti diplomatici statunitensi, come avevamo già scritto[3], hanno reintrodotto la dottrina della NATO del “colpo preventivo”, nell’ambito della riunione del Gruppo di Pianificazione Nucleare, dove il dibattito è ruotato intorno al rafforzamento dell’arsenale nucleare russo. Il segretario generale della NATO, G. Stoltenberg, puntando il dito contro la Russia e le sue “minacciose” manovre nucleari, affermò che il progetto nucleare della NATO «fa parte del nostro lavoro per assicurarci di avere gli strumenti e le procedure giuste», appoggiando e coprendo totalmente le dichiarazioni dell’ambasciatore statunitense alla NATO, Hutchinson, che dichiarò come Washington rimane impegnata in una soluzione diplomatica ma che prende in considerazione l’attacco militare se le azioni russe continueranno.

La pericolosa escalation della NATO

Il nucleare è sempre stato una priorità assoluta per la NATO. Negli ultimi anni, tuttavia, questo micidiale “strumento” è stato ulteriormente rafforzato e modernizzato, nella strategia aggressiva dell’organizzazione imperialista euroatlantica in termini di utilizzo, insieme alla recrudescenza della competizione.

Ripercorrendo le ultime tappe, ad esempio, al Vertice di Lisbona del novembre 2010, venne lanciata la “pietra angolare” del cosiddetto “Nuovo concetto strategico della NATO 2020” con la modernizzazione dell’arsenale nucleare, la preparazione delle cosiddette “guerre preventive” e del “primo attacco nucleare”. Venne anche deciso di accelerare l’attuazione del programma di difesa antimissile con lo sguardo rivolto alla Russia.

Al vertice di Chicago del maggio 2012, venne preso in considerazione il processo di attuazione delle risoluzioni del vertice di Lisbona, dando priorità alla specializzazione della dottrina della NATO sulle “minacce asimmetriche”. Ulteriori misure vennero prese per rafforzare l’infrastruttura nucleare e per lo studio della dottrina della cosiddetta “difesa intelligente”.

Al vertice in Galles nel settembre 2014 si arriva sulla scia dell’intervento USA-UE in Ucraina nell’antagonismo con la Russia e gli sviluppi in Iraq e Siria, con l’intervento imperialista e la comparsa dello Stato Islamico come fattore. In quel vertice venne stabilito di istituire una forza di pronto intervento della NATO, ossia, un nuovo corpo di spedizione di rapida risposta composto da diverse migliaia di uomini con permanente presenza in Europa orientale e nei paesi baltici, con la capacità di esser rapidamente schierabili entro 48 ore in ogni regione del mondo. In risposta a questa decisione, il Consiglio di sicurezza russo annunciò il cambiamento della dottrina militare del paese «per rispondere alle nuove condizioni di sicurezza, all’espansione della NATO e lo scudo antimissile americano che sta installando in Europa…».

Sulla stessa linea, al vertice di Varsavia del luglio 2016 si decise di completare l’istituzione e il funzionamento del cosiddetto “scudo antimissile” con sede in Romania e Polonia, con il supporto navale e infrastrutture più generali legate all’uso delle armi nucleari. La disponibilità della NATO ad utilizzare le armi nucleari fu espressa anche nelle conclusioni del vertice.

Solo un anno dopo, si è tenuto un vertice a Bruxelles nel maggio 2017, ufficialmente per inaugurare i nuovi uffici e presentato semplicemente come “riunione dei capi di stato e di governo”. Tuttavia, sono state prese decisioni molto importanti per accelerare e completare l’attuazione delle decisioni di Varsavia in chiave anti-Russia, mentre il rapporto del segretario generale della NATO Stoltenberg menzionava in relazione alle forze in Europa centrale e orientale, il mar Baltico e il mar Nero, in concomitanza con l’installazione del sistema di scudo missilistico nella regione, che «abbiamo triplicato la composizione della Forza di risposta della NATO a 40.000 uomini. Abbiamo istituito 8 sedi nell’Europa orientale. Negli stati baltici e in Polonia abbiamo promosso 4 formazioni di battaglioni multinazionali».

La rottura del Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty

Il Trattato sul disarmo e sul controllo delle armi nucleari intermedie (INF) fu firmato a Washington nel 1987, da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov. Gli Stati uniti si impegnarono a eliminare gli «euromissili»: i missili balistici Pershing 2, schierati in Germania Occidentale, e i missili da crociera lanciati da terra, schierati in Gran Bretagna, Italia, Germania Occidentale, Belgio e Olanda; l’Unione Sovietica si impegnò a eliminare i missili balistici SS-20, schierati sul proprio territorio. Inoltre, entro il 1991 portò alla distruzione di 2.692 missili, 846 americani e 1.846 russi[4]. L’accordo vieta formalmente alle parti di avere e sviluppare missili a gittata intermedia e corta lanciati da terra, ma non quelli dal mare e dall’aria. Armati di testate nucleari, questi missili possono essere lanciati in tempi molto ridotti verso i bersagli ed impediscono a qualunque avversario di rispondere, a differenza dei missili intercontinentali.

L’accusa statunitense, non nuova in realtà, rivolta a Mosca è di violare tale accordo da anni per cui «finché qualcuno lo viola, non saremo gli unici a rispettarlo» ha dichiarato Trump annunciando l’intenzione degli USA di uscire dall’accordo con l’obiettivo di negoziare una nuova intesa con Russia e Cina, «altrimenti – minaccia – anche noi cominceremo a sviluppare nuovi armamenti». Già nel 2014, l’amministrazione Obama aveva lanciato accuse a Mosca di aver violato il Trattato con funzionari del Pentagono che dichiararono che «di fronte all’aggressione russa, gli Stati uniti stanno considerando lo spiegamento in Europa di missili con base a terra». Ai nostri giorni il riferimento è invece al fatto che la Russia avrebbe sviluppato un nuovo sistema di questo tipo, il missile da crociera 9M729 Novator con un’autonomia di 5500 Km, schierato su due postazioni missilistiche Iskander.

«La Russia ha violato l’accordo, lo violano da molti anni, non so perché il presidente Obama non ha negoziato o non si è ritirato, quindi abbiamo intenzione di chiudere l’accordo e svilupperemo quelle armi». «A meno che – ha aggiunto – Russia e Cina non vengano da noi e dicano: “Facciamoci tutti intelligenti e nessuno di noi sviluppa quelle armi”Ma che Russia e Cina lo stiano facendo, mentre noi stiamo rispettando l’accordo, è inaccettabile». Contemporaneamente a queste parole, per la prima volta da 27 anni una portaerei americana, la Uss Harry Truman, è entrata nelle acque situate a nord del Circolo Polare Artico con il suo gruppo di attacco e supporto (tre destroyer, un incrociatore e due sottomarini), per unirsi all’esercitazione Nato “Trident Juncture” in corso in Norvegia.

Mosse che sono in linea con la nuova strategia di difesa degli Stati Uniti annunciata all’inizio di quest’anno, dove Russia e Cina vengono indicate come “potenze revisioniste”[5], che modifica parzialmente il Nuclear Plan varato nel 2010 da Obama, rilanciando la produzione di armi nucleari a “basso potenziale” per consentire loro di essere più facilmente utilizzate in conflitti regionali e di altro tipo laddove si ritiene che Russia e Cina minino seriamente i suoi “interessi nazionali”. Il piano prevede lo sviluppo di nuovi missili balistici e missili cruise su cui montare testate nucleari a basso potenziale che possono essere lanciate da sottomarini. Inoltre, la nuova dottrina conferma, per l’appunto, il diritto degli Stati Uniti di utilizzare per primi la bomba atomica in «circostanze eccezionali». Circostanze il cui spettro è stato allargato alla necessità di rispondere ad attacchi anche «non nucleari», come quelli condotti con armi chimiche o batteriologiche o cyberattacchi in grado di paralizzare le reti delle tlc, di internet, dell’energia.

La perdita del suo vantaggio strategico su Russia e Cina porta gli USA a mettere in discussione adesso questo accordo aprendo scenari imprevedibili. La prima mossa con l’uscita dall’INF potrebbe quindi esser quella di dispiegare missili con testate nucleari in Asia, per contrastare la crescente influenza della Cina – vero obiettivo di questa mossa – nel Pacifico occidentale che sta sviluppando tale arsenale senza violare l’accordo non essendone ovviamente firmatario. E in attesa di mettere a punto nuove moderne testate nucleari, gli Usa sono intanto pronti a modificare i vecchi missili Tomahawk e a piazzarli in Giappone e nella base Usa di Guam. L’altra mossa sarebbe sicuramente anche quella di tornare a rafforzare il sistema missilistico dislocato in Europa, i famigerati euromissili.

Le posizioni degli USA sono state rapidamente adottate dal segretario generale della NATO che ha affermato che «tutti gli alleati concordano che gli Stati Uniti rispettano pienamente il trattato (…) il problema è il comportamento della Russia». A supportare principalmente le mosse degli USA è stata la Gran Bretagna con il segretario alla Difesa, Gavin Williamson, che si è detto «pienamente» al fianco degli Usa, accusando Mosca di aver messo in pericolo il trattato facendosene «beffe». Anche l’Italia, per voce della Ministra della Difesa, Trenta, ha dichiarato che «il Trattato Inf è in pericolo a causa delle azioni della Russia». Ma al contempo, è ancora una volta rilevante mettere in evidenza le posizioni dei governi di Francia e Germania [6] che hanno espresso preoccupazione per le intenzioni degli USA, in particolare per quanto riguarda l’impatto sulla “sicurezza collettiva” europea che si riflettono nella parole dell’Alto rappresentante UE Federica Mogherini che ha affermato: «Mentre ci aspettiamo che la Russia affronti seriamente le preoccupazioni sul rispetto del Trattato Intermediate-Range Nuclear Forces (Inf) in modo sostanziale e trasparente, ci aspettiamo anche che gli Usa valutino le conseguenze del loro possibile ritiro sulla loro sicurezza, quella degli alleati e del mondo. Il mondo non ha bisogno di una nuova corsa agli armamenti che non gioverebbe a nessuno e, al contrario, porterebbe più instabilità».[7]

Dal canto loro, Russia e Cina hanno ovviamente risposto duramente alle intenzioni annunciate da Trump. Il vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, ha definito la decisione Usa «un passo molto pericoloso» che potrebbe far crollare l’intero sistema di non proliferazione nucleare e avvicinare la guerra nucleare. Il riferimento dei funzionari russi è chiaramente anche al Trattato di Riduzione delle Armi Strategiche (START) che scadrà nel 2021[8]. Mosca rigetta ogni accusa di minare il trattato, sottolineando che Trump non ha prodotto alcuna prova a supporto delle sue affermazioni, ribattendo che sono gli USA a violare l’accordo con lo schieramento in Europa di sistemi di lancio universali a terra Mk41 in quanto sono in grado di sparare missili da crociera a medio raggio. Ryabkov ha inoltre denunciato le minacce di Trump come «ricatto», affermando che Washington vuole smantellare l’INF perché lo considera come un «problema» per il suo «dominio totale» nella sfera militare.

Negli incontri avvenuti con John Bolton, Mosca ha avvertito che non tollererà misure unilaterali e il presidente Putin ha affermato mercoledì scorso – nella conferenza stampa con Conte – che se gli USA smantelleranno l’INF e svilupperanno missili a medio raggio in Europa, «non ci rimane che la corsa agli armamenti e, dunque, saremo costretti a prendere di mira i Paesi europei che ospitano missili americani».[9]

Tra minacce, dispute e contrattazioni di nuovi accordi

Lo sviluppo delle mosse, minacce e interventi in campo militare, come gli annunci e i cambiamenti dei Trattati internazionali promossi dall’amministrazione Trump, vanno letti in un tutt’uno con le dispute in campo commerciale e diplomatico in cui sono coinvolti principalmente i blocchi imperialistici di USA, UE, Russia e Cina e relative alleanze economiche e militari. Dalla guerra dei dazi con la Cina a quella energetica in Europa per limitare l’importazione di gas russo attraverso la politica di diversificazione delle fonti di approvvigionamento (vedi promozione del gasdotto TAP e sanzioni per fermare il gasdotto Nord Stream 2 tra Russia e Germania) a vantaggio dell’importazione del gas liquefatto statunitense, sono tra i più evidenti.

La competizione con la Russia sull’INF, nonostante i canali di comunicazioni aperti (come dimostra la visita di Bolton o l’incontro preparato tra Trump e Putin probabilmente l’11 novembre a Parigi), e la Cina conferma che si sta accumulando materiale altamente infiammabile in molti campi, rendendo sempre più pericoloso e probabile un conflitto generalizzato, nel mentre si sviluppano le dispute commerciali e diplomatiche con relative contrattazioni di nuovi temporanei accordi sulla base dei rapporti di forza attuali.

In tutto questo il nostro paese è tremendamente implicato con la complicità dei vari governi, compreso l’attuale, nei piani e meccanismi imperialisti che corrispondono esclusivamente agli interessi dei monopoli e non a quelli del popolo italiano, trasformando tra le altre cose il nostro territorio in una piattaforma di guerra e in un bersaglio nelle rivalità inter-imperialistiche.

___________________

[1] https://www.nato.int/cps/en/natohq/official_texts_156624.htm

[2] http://www.lariscossa.com/2018/07/28/sulla-bomba-nucleare-allidrogeno-b61-12-usa-arrivo-italia/

[3] http://www.lariscossa.com/2018/10/05/preparazione-alla-guerra-tutti-fronti/

[4] Il progetto doveva portare al disarmo nucleare totale entro il 2000. Cosa non avvenuta, con gli USA che hanno approfittato per sviluppare il proprio arsenale e accrescere la superiorità strategica.

[5] Nel linguaggio diplomatico indica quei paesi che hanno assunto una postura revisionista nei confronti dell’ordine internazionale e si trovano in conflitto con il potere, l’influenza e gli interessi americani.
[6] http://www.lariscossa.com/2018/08/28/incontro-merkel-putin-scontri-interessi-imperialistici/

[7] http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2018/10/22/mogherini-usa-valutino-conseguenze-su-ritiro-da-inf_1a3de277-01d9-452d-93ae-b93fb7d2ac7a.html

[8] https://www.rt.com/news/441854-russia-denounces-trump-inf/?fbclid=IwAR2oXT27fi1_Du9yg9CpU51pK-jzeMP1eoBDKGh6CxG16Gn8JkGgmUSzofI

[9] http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2018/10/24/putin-mireremo-paesi-ue-con-missili-usa_bae1ccce-a8d5-4559-8fef-226a07aceca0.html

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