La montagna ha partorito il topolino (morto)

Manovra, deficit-Pil al 2,4% per 3 anni: regali a chi?

Commenti accesi sui principali organi di stampa, oggi, come se davvero fosse scoppiata la rivoluzione.  

Anche se le valutazioni alla manovra del governo Lega-M5S forse sono premature, perché ancora si dovranno vedere le cifre più in dettaglio e soprattutto come queste usciranno dalle forche caudine delle Camere, tuttavia alcune riflessioni sono d’obbligo. 

Grande scandalo ha suscitato il numero che ha impressionato di più, ossia il fatto che lo sforamento sui conti pubblici sarà del 2,4% del PIL. Vediamo di cosa si tratta.  

I conti pubblici, come tutti i conti, sono fatti di entrate e uscite. Questi conti possono essere fatti o in valori assoluti (in miliardi di Euro) o in percentuali, ossia in rapporto ad altre grandezze (di solito, il Prodotto Interno Lordo). Infatti ha poco valore dire che io ho un bilancio familiare per cui sforo di 1.000 euro l’anno, senza valutare se il mio reddito annuo è di 1.000 euro (il che sarebbe quindi che ho un debito accumulato pari al 100%), 10.000 (quindi un debito che si incrementa ogni anno del 10%) o 100.000 (una situazione più tranquillizzante, perché il mio debito aumenterebbe solo dell’1% ogni anno). Il problema è capire perché il mio debito si accumula. Se esso proviene da nuovi debiti che faccio, allora la situazione potrebbe essere valutata negativamente per un privato cittadino (per lo Stato dovrebbe essere diverso, in quanto, fino a quando esso ha la possibilità di reperire fondi o a debito coi propri cittadini o stampando nuova moneta, non ci dovrebbe essere limite al suo indebitamento), ma se la fonte del mio ulteriore indebitamento (deficit) sono i debiti che devo pagare sul debito pregresso, allora significa che sono in mano agli strozzini. La differenza tra quanto è il nuovo debito di ogni anno e quello che sarebbe se non ci fossero gli interessi, si chiama “saldo primario”. Quindi se esso è positivo, in realtà lo stato si sta indebitando ulteriormente non perché fornisce più servizi ai propri cittadini, ma perché deve pagare gli interessi pregressi.  

Il discorso se questi interessi vadano pagati non è tema che vogliamo discutere qui. Per i comunisti non andrebbero pagati (naturalmente salvando il piccolo risparmio) né gli interessi né il debito fatto da uno stato borghese ai danni dei lavoratori, ma anche un sincero democratico non può che ribellarsi a questa tagliola che strangola le nazioni. Oltretutto, la corda al collo la tengono i cosiddetti “mercati” – in realtà manovrati da poche agenzie di rating – attraverso l’infernale meccanismo dello spread (ossia della differenza di quanto costa rinnovare il debito pubblico) che è in grado di far saltare i conti di qualunque stato semplicemente alzando i tassi. Si fece questo durante il governo Berlusconi, che fu prontamente ridotto all’ordine prima della guerra contro la Libia e che quel governo poi condusse docilmente; si minaccia di fare ancora oggi. 

Vediamo però quali sono i conti dello Stato italiano.  

Nel 2017 lo Stato ha pagato 65.641 milioni di interessi (pari al 3,8% del PIL); è riuscito a spendere meno di quello che ha incassato dai suoi cittadini per ben 25.950 milioni (pari al 1,5% del PIL) ma ovviamente questi non sono sufficienti e quindi per la rimanenza (39.691 milioni, pari al 2,3%) si è dovuto finanziare incrementando ulteriormente il debito. Il meccanismo è infernale, perché, nonostante i cittadini si tolgano il pane di bocca, il debito in questo modo va aumentando sempre di più.  

Ora il Governo giallo-verde ci racconta che esso “sfida Ue e mercati”, fissando la percentuale del rapporto tra deficit e Pil pari al 2,4% per tre anni (2019, 2020, 2021).  

Diamo un’occhiata ora a quello che hanno fatto i precedenti governi in merito al rapporto tra deficit e Pil (dati ISTAT): 

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010
-2,4 -3,4 -3,0 -3,3 -3,5 -4,1 -3,5 -1,5 -2,6 -5,2 -4,2
2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017
-3,7 -2,9 -2,9 -3,0 -2,6 -2,5 -2,3

È chiaro quindi che la politica del presente governo, non solo si inserisce pienamente nell’attività dei precedenti, ma “contravviene” ai “diktat” europei in misura marginale, ossia arresta parzialmente la tendenza alla riduzione dell’indebitamento, iniziata nel 2014, riuscendo a fare “meglio” solo dell’anno 2007, quando il capitalismo italiano dovette fare fronte a una crisi senza precedenti. In pratica si dice: “il nostro compito lo adempiremo, ma solo con un po’ più di respiro rispetto alla velocità che ci avevate imposto”. Ma il compito è sempre e solo quello: strangolare col debito il popolo italiano. 

Risultano quindi risibili sia le dichiarazioni da parte del governo («Stiamo facendo del bene all’Italia e agli italiani», scrive in un post il premier Giuseppe Conte, parlando di «una manovra economica meditata, ragionevole e coraggiosa» e Di Maio: «È finita che si fa la Manovra del popolo», mentre rientrano i mal-di-pancia del ministro Tria, che alla fine ha ceduto rispetto alla linea che lui stesso aveva indicato, ovvero l’1,9%, ma non rassegnerà le dimissioni), sia i rilievi del commissario europeo agli affari economici Moscovici, nessun interesse a crisi con Italia ma debito del paese esplosivo»).

Tuttavia il nodo alla gola del Paese si stringe e le minacce dei mercati non tardano a farsi sentire: lo spread in apertura su titoli di stato decennali sfonda il 3%. La Borsa di Milano apre in forte calo.  

Ma vediamo ora i soldi che sono stati solo momentaneamente sottratti alla fornace del pagamento degli interessi dove andranno a finire. Ripetiamo che finora non abbiamo i dettagli e ci rifacciamo solo a dichiarazioni sommarie. 

1) Reddito e pensioni di cittadinanza: 10 miliardi 

Nasce la nuova categoria delle “pensioni di cittadinanza” per 6,5 milioni di persone che ora sono sotto la soglia di povertà. Esse dovrebbero essere portate minimo a 780 euro. Si tratterebbe quindi, se tutto il budget fosse impiegato in questa misura, di elevare in media di 124 euro mensili lorde. Già sappiamo che il solo incremento delle bollette di gas e luce si mangerà tutto ciò. Ma attenzione: dentro questa misura ci deve stare anche l’altro pezzo, il cosiddetto “reddito di cittadinanza”, che però non vede una posta impiegata direttamente per i cittadini, bensì si parla di un non meglio precisato «rafforzamento dei centri per l’impiego». Quindi si profila quello che abbiamo sempre pensato: il reddito di cittadinanza significa una misura che vedrà un abbattimento generalizzato delle condizioni di lavoro con la distruzione di tutto il lavoro sicuro che questo nuova forma di servitù verrà a sostituire. Ne abbiamo già parlato diffusamente e rimandiamo a quei documenti (qui e qui). 

2) Flat tax: 15% per oltre un milione di partire Iva 

La flat tax non riguarda i lavoratori ma solo le piccole imprese, con un prelievo fisso del 15% che dovrebbe interessare «oltre un milione di italiani». Di fatto è un allargamento del fisco forfettario che include l’Iva, elevando in realtà solamente la soglia dei beneficiari al di sopra di quanto già previsto dalla vigente legislazione, quindi non certo una misura a favore dei redditi più bassi. Per gli altri cittadini solo promesse che si dovrebbero vedere – si dice – a fine legislatura.  

3) Superamento Fornero 

Possibilità di andare in pensione anticipatamente, attraverso un meccanismo di quota 100 data dalla somma di età anagrafica e anzianità di lavoro. Al momento non è dato sapere quanto costerà agli aspiranti pensionati e se ci sarà comunque una soglia minima di vecchiaia. In sostanza, una riproposizione dell’APE.  

4) Truffati dalle banche: aumentano i risarcimenti 

Aumentano i fondi per i “truffati dalle banche”. Inizialmente si ipotizzava un fondo di 500 milioni. Ora si parla di un miliardo: si sarebbe arrivati a trovare 1,5 miliardi per un fondo ad hoc alimentato dai conti dormienti, che sono sempre stati l’Eldorado di ogni governo che, in preda alla disperazione, ha voluto raschiare il fondo del barile, fondi del tutto ipotetici. È da vedere se tale misura non conterrà anche surrettiziamente una norma salva-truffatori, come quella a cui abbiamo assistito con la vicenda ILVA di Taranto. Questi soldi però a ben vedere si sarebbero dovuti cercare nelle tasche di coloro che avevano truffato i risparmiatori (ammesso che non ci siano emergenze più gravi nel nostro Paese) e non a scapito della collettività. 

5) Pace fiscale: nuova rottamazione 

Chiusura delle cartelle Equitalia con una soglia fino a 100 mila euro (ma in realtà la soglia potrebbe non essere stata fissata nell’accordo). Il solito vecchio e caro condono. 

Il Ddl Bilancio sarà all’esame dell’Aula a novembre in prima lettura e a dicembre (di ritorno dal Senato). Chi vivrà vedrà. 

Se i lavoratori si aspettavano qualcosa da tutto ciò, resteranno a bocca asciutta, come del resto era più che prevedibile, conoscendo la natura di classe di questo governo e le prime mosse che esso ha fatto in politica estera, militare e poliziesca. 

Tralasciamo i lamenti del defunto Partito Democratico che non perde però occasione di tentare di accreditarsi come il più fedele servo della linea europeista. 

In conclusione, possiamo dire che non c’è nessuna “rivoluzione” in corso, ma la più stretta continuità nel senso dell’ordine borghese. Forse alcuni settori della borghesia saranno avvantaggiati più di altri, in particolare quelli che fanno riferimento alla Lega, un po’ più deluso sarà l’eterogeneo elettorato del M5S.  

Che dire? La rivoluzione, quella vera, quella che spazza via il capitalismo, l’hanno fatta e la faranno solo i comunisti! 

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