Russia, in migliaia contro il governo a difesa delle pensioni

Nonostante gli ingannevoli tentativi fatti in prima persona da Putin per cercare di placare la protesta, non si ferma in Russia la mobilitazione contro il piano di riforma del sistema pensionistico che innalza l’età di pensionamento di 5 anni per gli uomini e 8 per le donne. Lo scorso 29 agosto, con un messaggio diffuso attraverso canali televisivi e radiofonici il presidente russo ha chiarito la “necessità” della riforma affermando che non ci possono esser aspettative per modifiche sostanziali, ma come gesto di apertura ha ipocritamente ridotto di 3 anni l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne portandola a 60 invece dei 63 inizialmente previsti.  

In migliaia si sono così radunati a Mosca lo scorso 2 settembre per la seconda ondata di proteste che coinvolge oltre 90 città di tutta la Federazione Russa con eventi di protesta programmati fino all’8 settembre. 

L’evento più partecipato è stato quello convocato al centro della capitale, in Sakharov Avenue, dal Partito Comunista della Federazione Russa (CPRF) dove hanno partecipato decine di migliaia di militanti e lavoratori di ogni età. Un’altra concentrazione al quale hanno partecipato circa 2.000 persone si è tenuta sempre a Mosca in piazza Suvorov organizzata dal comitato “Il popolo contro l’innalzamento dell’età pensionabile”, guidata dalla Confederazione Russa del Lavoro (KTR) al quale partecipa anche il ROT FRONT (raggruppamento della sinistra di classe guidato dal Partito Comunista Operaio Russo). Altre azioni contro la riforma delle pensioni si sono svolte in molte altre città del paese. Ad esempio, a San Pietroburgo, in piazza Lenin, si è tenuta una dimostrazione congiunta del CPFR, del PCOR e ROT FRONT e altre organizzazioni di sinistra al quale hanno partecipato circa 2 mila persone. A Novosibirsk un altro raduno di massa di circa 3 mila persone al quale ha partecipato attivamente il ROT FRONT.

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In risposta al video diffuso dal presidente Putin, il ROT FRONT ha chiamato il popolo lavoratore russo a non lasciarsi ingannare in quanto «in diciotto anni di potere Putin non ha fatto nulla per lo sviluppo reale dell’economia ma solo per aumentare il numero di oligarchi, per migliorare il benessere dei funzionari di alto rango, rafforzare e aumentare l’apparato repressivo. Tutte le riforme attuate in questi 18 anni dai governi sono state orientate verso un rifiuto sempre maggiore degli obblighi sociali verso i cittadini. La riforma della legislazione sul lavoro, condotta dalla presidenza di Putin, ha portato a una significativa violazione e riduzione dei diritti dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali. La riforma dell’assistenza sanitaria, non solo ha eliminato le cure mediche gratuite, ma ha costretto molti cittadini a rinunciare alle cure mediche a causa della loro inaccessibilità. La riforma dell’istruzione, non solo ha ridotto significativamente la qualità dell’istruzione, ma ha anche contribuito alla sua mercificazione ingiustificata e di conseguenza un’istruzione di qualità per la maggior parte dei cittadini è diventata quasi inaccessibile. La riforma degli alloggi e dei servizi comunali, non solo ha portato ad un costante e ingiustificato aumento del costo dei servizi per il popolo, ma è diventata anche una fonte di corruzione per molti funzionari di medio livello. Ora Putin e il suo governo hanno intrapreso la riforma delle pensioni». «Crediamo – prosegue la nota – che nella situazione in via di sviluppo la soluzione più corretta sia che Putin e il suo “efficace” governo si dimettano. Noi – conclude – naturalmente sappiamo che è inutile sperare nella coscienza di questi “amici del popolo e che i signori si dimetteranno volontariamente. Pertanto sviluppiamo la lotta dei lavoratori contro la barbarie capitalista, per la giustizia sociale, per il socialismo!» 

Sostegno ai lavoratori e pensionati russi è giunto anche dalla Federazione Sindacale Mondiale (FSM) che sottolinea come «fino ad oggi, si applica ancora la legge dell’Unione Sovietica del 1928, secondo la quale l’età massima di pensionamento è di 55 anni per le donne e 60 per gli uomini. L’Unione Sovietica fu il primo stato al mondo a votare e ad attuare tale legge. A quel tempo, in tutto il mondo capitalista, la legge del potere socialista dava slancio ai lavoratori del mondo per richiedere che tali misure fossero previste anche nei loro paesi. Allo stesso tempo, la pensione all’età di 55 anni per le donne e 60 per gli uomini, ha confermato la superiorità del socialismo sulla barbarie capitalista». 

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1 Comment

  1. Succede anche a potenze economiche come la Russia perché la caduta tendenziale del saggio del profitto trasferisce l’intera ricchezza nelle mani di ceti sempre più ristretti, in relazione alla capacità di alienazione, generando l’imbarbarimento sociale contemporaneamente a espressioni imperialiste come manifestazione massima del capitalismo. Dopo vorrei mi spiegassero cosa ne rimane in Russia dell’impronta storica dell’URSS. “✊

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