Niscemi, No Muos ancora in azione contro la base americana

Circa un migliaio di manifestanti hanno marciato lo scorso 4 agosto intorno al perimetro della Base della Marina USA di Niscemi ribadendo così l’opposizione al MUOS, uno strumento di guerra che devasta il territorio e la salute, alla presenza americana e alle politiche imperialiste di guerra, sfruttamento e militarizzazione del territorio che trasformano la Sicilia in una piattaforma strategica per le guerre in Medio Oriente e Africa.  

Il corteo del movimento No MUOS, che ha visto la presenza organizzata anche di militanti del Partito Comunista e del Fronte della Gioventù Comunista, è partito intorno alle 16 dirigendosi verso e oltre il cancello 1 della base che occupa la Riserva Naturale “Sughereta” scandendo slogan contro la guerra imperialista, gli USA e la NATO. La giornata si è svolta in un clima di tensione dovuto anche al grave attacco intimidatorio subito alcuni giorni prima dai manifestanti che partecipavano al campeggio No Muos, situato davanti alla base.  

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Nel corso della manifestazione si sono fronteggiati le forze di polizia, presenti in gran numero a difendere la base, e i manifestanti. Durante varie azioni, finalizzate al tentativo dimostrativo di tagliare i reticolati che circondano l’area occupata dalle forze statunitensi, la polizia ha fatto abbondante uso di gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Il tentativo di repressione non ha comunque fermato il corteo, né la determinazione dei suoi partecipanti che hanno proseguito in modo compatto fin oltre il percorso consentito alla manifestazione arrivando alla collinetta dalla quale si possono vedere le installazioni del MUOS. 

Il tradizionale corteo di agosto si è svolto quest’anno a pochi giorni dall’incontro a Washington del Presidente del consiglio Conte con il Presidente USA Trump, nel quale, come già avvenuto in precedenza, il governo italiano M5S-Lega ha rinnovato i vincoli con l’imperialismo americano che garantiscono e rafforzano, in continuità con i precedenti governi, le servitù militari e la collusione dell’imperialismo italiano con quello americano, coinvolgendo il nostro paese e il territorio in pericolosi piani, interventi e guerre imperialiste a beneficio dei monopoli nella competizione internazionale per la spartizione delle sfere d’influenza politica, controllo delle risorse energetiche, vie di comunicazione, quote di mercato ecc., in prosecuzione con le politiche antipopolari a scapito dei lavoratori e delle classi popolari nel nostro paese.

Dal mantenimento delle missioni all’estero all’incremento delle spese militari nell’ambito NATO fino al 2% del PIL, dal rafforzamento del ruolo della NATO nel Mediterraneo alla spartizione della Libia, dal completamento del gasdotto TAP (strategico nella guerra del gas per gli USA e l’UE nella competizione con la Russia) al mantenimento delle sanzioni alla Russia, sono stati alcuni dei punti emersi da quell’incontro. Non a caso, a differenza di altre occasioni, la deputazione del M5S non era presente quest’anno, mentre fino a qualche tempo fa si esprimeva in modo contrario anche al MUOS, mentre ora che è al governo, tradendo le promesse a cui avevano illusoriamente creduto alcuni, si integrano nella gestione degli obiettivi strategici del grande capitale.  

Dai percorsi giudiziari alle illusioni vendute da partiti borghesi, la realtà dimostra come tutto dipenda invece dalla capacità di metter in campo la forza e l’organizzazione adeguata in una lotta da legare ed estendere all’opposizione alla guerra imperialista, non solo sul piano morale, ma più propriamente politico e economico, legando questa lotta a quella contro lo sfruttamento e le privazioni che tutti i giorni le classi dominanti impongono ai lavoratori, ai disoccupati, alle classi popolari.

Né pace tra le classi, né guerra tra i popoli è la direzione per affossare le politiche di sfruttamento, guerra e diseguaglianza sociale e territoriale che il capitalismo ci impone, e per ricostruire un coerente movimento contro la guerra, antimperialista, internazionalista e di classe, per la chiusura delle basi militari USA/NATO e l’uscita dell’Italia dalla NATO.

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