Il KKE sugli incendi in Grecia

Si aggrava sempre più il bilancio delle vittime degli incendi divampati in Grecia, nella regione dell’Attica, da lunedì scorso. Secondo i dati ufficiali sono attualmente almeno 85 i morti, quasi 600 i feriti, mentre risultano ancora diverse decine di disperse e più di 1.200 abitazioni sono state dichiarate “irrimediabilmente distrutte” (il 50% di quelle danneggiate).

In un comunicato stampa, il Partito Comunista di Grecia (KKE), valorizzando l’opera dei vigili del fuoco ha messo duramente in evidenza come sia stata una lotta impari a causa delle politiche attuate dal governo SYRIZA-ANEL guidato da Tsipras che, in continuità con i precedenti governi, ha lasciato tutto senza organizzazione, strutture e misure essenziali: «Gli incendi che distruggono nuovamente le aree forestali e rurali, le case, evidenziano ancora una volta la mancanza totale di misure di protezione antincendio, l’inadeguatezza della protezione forestale e delle infrastrutture antincendio boschive, la carenza di mezzi e personale». Esprimendo le sue condoglianze alle famiglie delle decine di vittime, delle centinaia di feriti e migliaia di colpiti dagli incendi nell’area di Nea Makri e di Rafina, nell’Attica orientale e occidentale, e richiedendo misure decise e immediate per rafforzare le strutture locali sanitarie, per garantire alloggio sicuro e assistenza completa per i colpiti, il ripristino  della distribuzione idrica ed elettriche nelle aree colpite, e adoperarsi per il risarcimento totale del patrimonio delle famiglie operaie e popolari così come dei negozi, apparecchiature e merce dei lavoratori autonomi e piccoli commercianti, i comunisti greci hanno segnalato come «le decine di morti e feriti si aggiungono alle vittime delle alluvioni dell’Attica occidentale di 8 mesi fa». «Le innumerevoli distruzioni in abitazioni, negozi, imprese artigiane si aggiungono alle innumerevoli conseguenze distruttive che i strati popolari e gli operai dell’Attica vivono da tanti anni dopo eventi sismici, alluvioni e incendi. I vigili del fuoco hanno impedito un grande incidente industriale, con imprevedibili conseguenze, dato che le fiamme hanno lambito la recinzione di una grande raffineria di petrolio» prosegue il comunicato.

«Le calamita naturali “trovano” l’Attica indifesa e senza infrastrutture che potrebbero affrontare le conseguenze di tali calamita. Nonostante l’eroico sforzo dei vigili del fuoco e di tutti coloro che affrontano le calamità naturali, era uno sviluppo prevedibile che dopo simili fenomeni avremmo nuovamente contato altre vittime e nuove innumerevoli distruzioni di patrimoni popolari e di ricchezza naturale. E questo perché non esiste alcuna pianificazione essenziale per la prevenzione e per affrontarle per tempo» afferma il KKE. «Il governo, gli enti statali e regionali, conoscono in modo dettagliato le carenze di personale, mezzi e strutture necessarie per la prevenzione e per affrontare immediatamente tali fenomeni» denunciano, evidenziando come il KKE «tempestivamente, con un comizio fatto il 10 maggio, aveva avvertito delle grandi carenze che si notavano all’inizio del periodo ad elevato rischio incendio, allo scopo di contribuire con proposte sostanziali nelle questioni della prevenzione e della salvaguardia della vita umana e dell’ambiente. Ma nessuna questione sostanziale è stata risolta» da parte del governo e gli enti preposti. In quell’occasione, il Segretario Generale del KKE, Dimitris Koutsoumpas aveva messo in rilievo la mancanza di interventi preventivi negli ecosistemi forestali, la mancanza di finanziamento del corpo dei vigili del fuoco, la mancanza totale di strutture adatte, mezzi e materiali, notando come i vigili del fuoco siano privi anche di adeguati mezzi di protezione personale e addirittura di una uniforme di ricambio. «Tutto questo comporta seri ostacoli nel fronteggiare gli incendi, la perdita di vite umane, la scomparsa di boschi interi e proprietà nelle fiamme, perché – dicono – non c’è denaro, mentre ogni anno si sperperano, letteralmente, 4 miliardi di euro in spese militari a favore della NATO e miliardi di debiti vengono dati al grande capitale», così si espresse con lungimiranza il segretario del KKE presentando il 23 maggio una proposta di legge in parlamento rigettata dalla maggioranza.

Evidenziando infine come le parole del primo ministro Tsipras in merito si sono dimostrate vuote, il KKE denuncia che «le opere di protezione anti-incendio, come le infrastrutture contro le alluvioni e i terremoti non si realizzano perché per i capitalisti e per lo stato borghese sono un costo senza profitti. I bisogni delle famiglie operaie e popolari vengono letteralmente sacrificati sull’altare della crescita dei profitti padronali».

I militanti del KKE e della gioventù KNE, così come i simpatizzanti e membri del PAME sono impegnati in prima linea nell’organizzare la solidarietà, soccorso e aiuti a tutti quanti sono stati colpiti dagli incendi e nel rivendicare infrastrutture e lavori che soddisfano i loro bisogni. Qui alcune foto dai centri di raccolta organizzati dal PAME.

Messaggi di solidarietà sono giunti ai lavoratori e al popolo greco, attraverso il KKE, da diversi partiti comunisti, tra cui il Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE), il Partito Comunista di Turchia (TKP) e il Partito Comunista (Italia).

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