L’ipocrisia nella venerazione dei Romanov

*di Lorenzo Vagni

Cento anni fa, esattamente il 17 luglio 1918, nella città di Ekaterinburg fu giustiziato, su disposizione del Soviet regionale degli Urali, l’ex zar Nicola II, arrestato il 15 marzo del 1917 dal governo provvisorio borghese di Kerenskij e trasferito nell’aprile 1918 ad Ekaterinburg con gli altri membri della famiglia Romanov, con lui detenuti nella cosiddetta Casa Ipat’ev. I dettagli della morte di Nicola II e dei suoi familiari sono peraltro incerti e controversi. L’esecuzione avvenne nel pieno della guerra civile russa, in una fase di ritirata dell’Armata Rossa e di avanzata dell’Armata Bianca, reazionaria e filomonarchica.

Molti decenni dopo si sviluppò una vera e propria adorazione religiosa attorno alla figura di Nicola II e della sua famiglia. Nel 1981 la Chiesa Ortodossa Russa Fuori dalla Russia canonizzò l’intera famiglia Romanov, nominando quindi santi i suoi membri, come nuovi martiri vittime dell’oppressione sovietica, mentre la Chiesa Ortodossa Russa procedette alla canonizzazione nel 2000, nominando i Romanov “portatori della passione“. Tra il 2000 e il 2003 fu perfino costruita sul luogo dove sorgeva la Casa Ipat’ev, demolita nel 1977, una chiesa conosciuta come Cattedrale sul Sangue, dove icone, statue e reliquie dei Romanov vengono adorate e le figure di Nicola II e della sua famiglia vengono celebrate. Nel luogo dove si presume che i corpi dei Romanov furono seppelliti, Ganina Jama, nel 2001 fu eretto il Monastero dei Santi Martiri Reali, composto da sette chiese nel bosco, una per ogni membro della famiglia dello zar. Infine gli zar furono seppelliti con cerimonia solenne all’interno della Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di San Pietroburgo nel 1998. In Russia esiste perfino una setta di adoratori estremisti di Nicola II chiamati Carebožniki, ovvero letteralmente “adoratori dello zar“. L’esaltazione estremistica della figura Nicola II da parte dei gruppi più conservatori in Russia è dimostrata dal fatto che un film del 2017, “Matilda“, fu giudicato blasfemo in quanto narrava di una relazione dell’allora zar con una ballerina polacca, e alcuni cinema che proiettavano il film hanno subito attentati incendiari. La figura di Nicola II ha subito anche dal punto di vista politico e non esclusivamente religioso una riabilitazione da parte dello stato borghese russo: infatti, nel 2008, su impulso di una granduchessa discendente dei Romanov, la Corte Suprema Russa ha riabilitato Nicola II e la sua famiglia in quanto vittime della repressione sovietica; il giudice motivò la sentenza affermando che «l’uccisione dello zar Nicola II e della sua famiglia fu ingiustificata e la Corte li ha riabilitati», e nella stessa occasione perfino Viktor Iljuchin, deputato del Partito Comunista della Federazione Russa, pur negando che l’esecuzione dei Romanov fosse ascrivibile a un crimine politico, arrivò ad affermare che la loro uccisione fu «un mostruoso atto criminale».

Fatta questa premessa, è necessario analizzare e svelare l’ipocrisia che si nasconde (neanche particolarmente bene) dietro la venerazione dei Romanov. La canonizzazione di Nicola II ha infatti un intento esclusivamente politico, come è facile intuire, in funzione anticomunista. Ciò è confermato dalle parole di Vladimir Fedorovskij, ex diplomatico sovietico del periodo di Gorbačëv, secondo cui «la canonizzazione di Nicola II e della sua famiglia è simbolica. Rappresentano tutti i martiri dei bolscevichi, i 25 milioni di morti imputabili a Lenin, Trotskij e Stalin». Risulta chiaro quindi l’intento dell’operazione religiosa su Nicola II. Oltretutto la “Chiesa Ortodossa Russa Fuori dalla Russia“, prima ad elevare a santi i Romanov, rappresenta un’organizzazione religiosa nata in risposta alla Rivoluzione d’Ottobre e rappresenta quindi l’ala più reazionaria della pur conservatrice Chiesa Ortodossa Russa.

Dal punto di vista storico è inoltre assolutamente inesatto affermare che Nicola II fosse un “santo”. Al contrario, allo zar fu attribuito il titolo di “Sanguinario”: fu infatti responsabile dell’eccidio della Domenica di Sangue, il 22 gennaio 1905, in cui vi furono migliaia tra vittime e feriti civili, nonché della partecipazione della Russia prima alla guerra contro il Giappone, e poi alla Prima Guerra Mondiale, conflitti che causarono la morte di milioni di proletari russi e non solo, caduti per il profitto dei monopoli e delle oligarchie.

Bisogna inoltre contestualizzare gli eventi della guerra civile in Russia per capire che l’esecuzione non fu “ingiustificata” dal punto di vista militare e strategico: infatti nel luglio 1918 la guerra civile era in una fase di arretramento da parte dell’Armata Rossa. La città di Ekaterinburg in particolare vedeva il fronte a pochi chilometri di distanza, e solo una settimana dopo l’esecuzione fu conquistata dall’Armata Bianca e dalla Legione Cecoslovacca, sua alleata. Qualora Nicola II fosse stato liberato dai Bianchi, il fronte controrivoluzionario avrebbe trovato unità e ulteriore sostegno internazionale attorno alla sua figura. Vi era quindi un concreto rischio di restaurazione della monarchia e di un governo reazionario, realtà che i bolscevichi non avrebbero potuto trascurare.

L’esaltazione dei Romanov dimostra come la religione sia utilizzata come strumento di controllo politico sulla base delle necessità delle classi dominanti, in questo caso per screditare la storia di uno stato, l’Unione Sovietica, che riuscì a raggiungere conquiste che anche nel più democratico stato borghese sarebbero impossibili e il cui ricordo fa rabbrividire le borghesie di tutto il mondo, perfino oggi.

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