Colombia: Il tradimento della Riforma Rurale Integrale

Dallo stato di prigionia a cui è sottoposto da quasi due mesi dalle autorità colombiane e statunitensi, l’ex guerrigliero delle Farc-Ep, Jesús Santrich scrive questo articolo nel quale espone il tradimento dello Stato colombiano su uno dei punti cardine dell’Accordo di Pace: la Riforma rurale. Questo ci permette di comprendere ulteriormente la situazione nel paese sudamericano dopo la consegna delle armi da parte della guerriglia comunista e di come la borghesia colombiana sta avanzando i suoi piani antipopolari (che si legano alla più ampia offensiva dell’imperialismo statunitense nella regione), di cui fa parte anche l’arresto di Santrich, frutto di una montatura giudiziaria ad opera della DEA e della procura colombiana, con l’ennesima violazione delle garanzie previste nell’Accordo di Pace.  

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La problematica della terra e dello sviluppo rurale è stata fin dalla sua stessa origine al centro del conflitto sociale politico e armato. 

Realtà questa, accettata a destra e a manca, che ha permesso irrevocabilmente che l’agenda e conversazioni dell’Avana iniziassero concordando una riforma rurale integrale che potesse disattivare questa causa della guerra. 

Dalle conversazioni delle Farc-Ep con il Governo Nazionale volevamo che l’Accordo Finale generasse condizioni di equità nel secondo paese con maggior concentrazione di ricchezza della regione, uno dei più alti indici di concentrazione della terra nel mondo e con una vasta spoliazione territoriale che purtroppo caratterizza la nostra storia. Tuttavia, visto che l’Accordo ha origine in una negoziazione di pace con i rappresentanti di un modello che non condividiamo, era chiaro che l’aspirazione aveva alcuni limiti e in questo quadro, abbiamo fatto il possibile per introdurre alcune minime trasformazioni che in una prospettiva di costruzione di una pace stabile e duratura, mirassero a superare certi nodi che hanno portato a una eterna riproduzione dei cicli di guerra. L’Accordo della Riforma Rurale non significava in alcun modo una rivoluzione socialista nella campagna, come gridavano allarmati i latifondisti e i loro portavoce nel Congresso, ma implicava però dei cambiamenti essenziali per il benessere di milioni di famiglie contadine e per lo sviluppo stesso dell’economia colombiana. 

In questo corso, l’Accordo Finale per la Fine del Conflitto e la Costruzione di una Pace Stabile e Duratura intendeva avanzare su tre percorsi complementari tra di loro e necessari per il paese: a) Progressi nella risoluzione dei conflitti della terra; b) Programmi di sviluppo con Approccio territoriale; e c) Piani Nazionali di Sviluppo Rurale Integrale. 

L’Accordo si impegnava con minime garanzie giuridiche, di formalizzazione e chiarimento delle relazioni di possesso della terra e in rispetto ai conflitti territoriali esistenti nella campagna, dal momento che questo problema è irrisolto in oltre il 40% della proprietà rurale. Questo grande blocco era composto da misure del tipo: 

– Definire un fondo di terre per mezzo del quale lo Stato avesse contezza delle terre disponibili a essere distribuite alla popolazione più povera della campagna (terre per estinzione di possesso, terre non sfruttate, lande indebitamente usate o appropriate, ecc.), che fu creato attraverso il discusso Decreto Legge 902 del 2017 che oggi la Corte Costituzionale non approva ancora. La bocciatura di questo decreto legge da parte della Corte implicherebbe l’impossibilità di consegnare i 3 milioni di ettari ai contadini e alla popolazione indigena concordata nell’Accordo. 

– Promuovere un processo di massa di formalizzazione della piccola e media proprietà rurale, in modo tale che, di fronte all’incertezza che regna in relazione al possesso della terra, si generassero condizioni di sicurezza giuridica e una garanzia per evitare la spoliazione principalmente a favore dei più poveri. All’Avana fu stipulata la formalizzazione di 7 milioni di ettari di contadini coloni che oggi non hanno ancora ricevuto il titolo di assegnazione. Per questo è vitale l’approvazione della riforma alla Legge 2 del 1959 di zonizzazione ambientale, ancora oggi impantanata nel Congresso, giacché molte terre occupate da contadini non sono attribuibili per il fatto di trovarsi in zone prima riserve forestali. 

Insieme a questo, si era assicurata la formazione e l’aggiornamento del catasto e dell’imposta sulla proprietà rurale, ma fino ad oggi il paese non ha informazioni affidabili e aggiornate sul catasto della proprietà e ossia di uno dei parametri reali per la definizione delle imposte, per il quale era stato presentato il progetto di Legge Statutaria al Congresso della Repubblica, un progetto che – anche se era stato posto in una corsia preferenziale – volutamente non è stato ancora discusso dall'”Onorevole Parlamento”. 

– Creazione della giurisdizione speciale agraria tanto necessaria a questo paese per garantire che i conflitti per la terra siano risolti da funzionari esperti e figure vicine alla realtà dello scenario conflittuale esistente nei territori rurali, per il quale era stato avanzato nella discussione un progetto di legge che nessuno ha però presentato al Congresso della Repubblica. 

Un secondo blocco dell’Accordo, puntava a strutturare, a partire da scenari di partecipazione composti da tutte le componenti – indigeni, afro e contadini, fino agli imprenditori – alcuni piani di sviluppo con approccio territoriale (PDET) a partire dai quali fosse possibile pensare ad una pianificazione concertata e basata sulle necessità territoriali e delle comunità nelle rispettive regioni, in modo tale che l’investimento pubblico fosse in sintonia con queste realtà e si strutturasse con maggiore coerenza e sotto chiari criteri. Per dar compimento a questo mandato è stato emesso il Decreto Legge 893 che creava i PDET, dopo un arduo dibattito dove il Governo Nazionale ha permesso di toccare solo 170 municipi, lasciandone fuori tantissimi che richiedevano questa misura particolare. Ciò nonostante, a quasi un anno, ancora si aspettano in questi 170 municipi le risorse per poter realizzare questi programmi di sviluppo. 

E un terzo blocco, che cercava di avanzare nella costruzione di 11 piani nazionali settoriali diretti a garantire un minimo esercizio dei diritti della popolazione rurale per quanto riguarda la salute, l’istruzione, la casa, le infrastrutture, l’alimentazione e nutrizione, i diritti lavorativi, l’elettrificazione, l’irrigazione e drenaggio, strade secondarie, economia solidale, connessioni nel mondo rurale. Questa è la situazione dello storico abbandono da parte dello Stato di vasti territori rurali dove difficilmente si può accedere e godere di alcuno di questi diritti. Questi piani sono stati temporaneamente arrestati dal Ministro delle Finanze Mauricio Cárdenas, perché nel Quadro Fiscale di Medio Periodo presentato nel 2017, ha assegnato per l’esecuzione dell’Accordo Finale di Pace solo 128 miliardi di pesos per 15 anni, quando gli stessi studi di Fedesarrollo avevano calcolato in 200 miliardi per 10 anni l’investimento necessario per questi piani di sviluppo rurale. 

A quasi un anno e mezzo dalla firma dell’Accordo Finale, è triste evidenziare che a malapena si conta sulla carta su un fondo di terre – che non è nient’altro che un registro di possibili beneficiari, senza che ci siano terre assegnate a questo fondo – e una norma dei PDET che è stata implementata unilateralmente e contravvenendo a tutto il contenuto partecipativo che la sua costruzione implicava, al punto che minaccia di convertirsi in un nuovo bottino di risorse gestite dalle élite locali a cui non interessa rispettare ciò che esso prevedeva, ma arricchirsi sempre di più sulle spalle dello Stato e dei poveri. 

Dall’altro lato, poco hanno fatto il governo nazionale e i suoi parlamentari per garantire il rispettivo dibattito e l’approvazione di norme relative al catasto polivalente, la giurisdizione agraria, la regolamentazione del Piano Quadro di Implementazione che includeva i PDET e i piani nazionali… Ossia, poco si è fatto per la Riforma Rurale Integrale mentre molto si fa contro di essa. Con l’assenza totale del Ministero dell’Agricoltura nell’implementazione del punto 1, si è preferito promuovere leggi con iter accelerato non tanto importanti come quelle dell’Innovazione Zootecnica o di Adeguamento delle Terre, prima di quelle vitali dell’Accordo, e parallelamente si promuovono prese in giro nell’accordo di pace norme di autentica contro-riforma agraria come l’attuale progetto della legge delle terre. 

Il progetto di legge delle terre che ha avviato il governo e che già è stato oggetto di consultazione con le comunità etniche, rappresenta la totale liquidazione degli aspetti progressisti e democratici della vigente Legge 160 del 1994 e il consolidamento della politica rurale a cui realmente miravano stabilendo il cessate il fuoco e la consegna delle armi: puro e semplice sfruttamento delle risorse; legalizzazione dell’accumulazione di terreni incolti da parte dei consorzi di agribusiness frutto di varie forme di espropriazione e sradicamento dei contadini e delle comunità etniche dalla campagna colombiana. Perfidia pura e continuazione della sua contro-riforma agraria che ha nella Legge di ZIDRES, il suo rispettivo documento CONPES e il progetto di Legge Urrutia-Lizarralde i suoi predecessori. Curiosamente il Procuratore che oggi mi priva della libertà è stato propugnatore di queste pugnalate alla riforma rurale integrale della pace. 

Questa iniziativa legale non può esser approvata adesso, anche se si stanno creando le condizioni per farlo, ma il punto è che, l’unica possibilità avallata da ampi settori della leadership nazionale, è quantomeno traditrice, se si tiene in considerazione che l’Accordo Finale e ciò che significò la discussione di una negoziazione di pace dopo 53 anni di guerra si è basato sulla difesa delle comunità contadine, indigene, afro discendenti e piccoli proprietari rurali, perché sono proprio loro le vittime, che hanno patito i ripetuti periodi  di guerra nei loro territori. Tuttavia, non solo l’evidente mancanza di volontà politica di far procedere la riforma rurale integrale, ma anche la promozione di iniziative che politicamente la contraddicono, evidenziano che lo Stato con il quale si era dialogato, la classe che rappresenta e serve, vuole definitivamente inasprire il modello di guerra e spoliazione già esistente, sotto la condizione preliminare di una campagna senza contadini, indigeni né afro discendenti. Nulla di più lontano dall’Accordo di Pace, e dello Storico Programma Agrario dei Guerriglieri delle Farc. 

È inaccettabile che dopo 53 anni di guerra e più di 5 anni dall’approvazione dell’accordo della Riforma Rurale Integrale, la campagna colombiana continua ad esser sottomessa a questa situazione deplorevole. Basta col tradimento della riforma agraria concordata, basta col tradimento delle comunità rurali della Colombia profonda sempre dimenticata dal governo centrale, basta col tradimento dei contadini, indigeni e afro discendenti condannati a una perpetua guerra. Signori dello Stato colombiano: Pacta sunt servanda. I patti devono essere rispettati. 

Jesús Santrich

(traduzione di La Riscossa)

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