Cina – Corea del Sud – Giappone: si accelera per il trattato di libero scambio

*di Lorenzo Vagni 

Lo scorso mercoledì (9 maggio) si è tenuto a Tokyo un vertice trilaterale tra delegazioni di Giappone, Cina e Corea del Sud: erano presenti in particolare Shinzō Abe, primo ministro giapponese, Li Keqiang, primo ministro cinese, e Moon Jae-in, presidente sudcoreano; erano inoltre presenti, insieme alle delegazioni diplomatiche, rappresentanti di aziende e dell’imprenditoria. Durante l’incontro sono stati trattati diversi temi: tra i principali vi è quello delle relazioni con la Corea del Nord, anche per quanto riguarda la denuclearizzazione. A tale proposito, secondo quanto affermato da Abe al termine del vertice: 

«Giappone, Cina e Corea del Sud devono, in collaborazione con l’intera comunità internazionale, premere sulla Corea del Nord perché intraprenda azioni concrete (verso la denuclearizzazione; n.d.r.).» 

Si nota come per l’ennesima volta nell’analizzare la situazione della penisola coreana si prende in considerazione una visione del tutto parziale e distorta, in cui le uniche responsabilità vengono attribuite allo stato socialista, trascurando il fatto che nel territorio della Corea del Sud sono presenti ingenti quantità di testate nucleari statunitensi. 

Oltre alla questione nordcoreana, che non sarà ulteriormente approfondita in questa occasione, il tema principale affrontato dalle delegazioni è stato l’accelerazione delle trattative per la stipula di un trattato di libero scambio tra i tre paesi e di un equivalente trattato a livello regionale con altre 16 nazioni del sud-est asiatico. La stipula di un trattato di libero scambio tra Cina, Corea del Sud e Giappone è un’ipotesi ventilata dal 2012. I tre stati asiatici rappresentano complessivamente il 19,6% dell’economia mondiale, e il commercio tra essi ammontava nel 2011 a 690 miliardi di dollari. Un trattato di libero scambio garantirebbe in questo senso profitti molto maggiori per le imprese dei tre contraenti. 

Oltre al trattato di libero scambio tra Cina, Corea del Sud e Giappone, si è discusso anche del cosiddetto Partenariato Economico Regionale Globale (RCEP), un altro trattato di libero scambio tra i tre paesi, i 10 stati membri dell’ASEAN (Birmania, Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malesia, Singapore, Thailandia e Vietnam) e Australia, India e Nuova Zelanda. L’area interessata da questo possibile accordo riguarderebbe una popolazione di 3,4 miliardi di persone e il 39% del PIL mondiale. Le delegazioni hanno deliberato di accelerare anche sui negoziati per il RCEP. 

L’intervento di Li ha sottolineato l’intenzione di tutelare il mercato libero e la globalizzazione in generale[1]: 

«Cina, Giappone e Corea del Sud promuovono il mercato libero e globale. Siamo tutti beneficiari e sostenitori della globalizzazione. […] Cina, Giappone e Sud Corea supportano fermamente i benefici del libero scambio. […] Auspichiamo nell’accelerazione della trattative per raggiungere un accordo tra Cina, Giappone e Corea del Sud e lavoriamo per raggiungere in tempi brevi l’accordo di libero scambio “Partenariato Economico Regionale Globale”. […] L’iniziativa “One Belt, One Road” si sta espandendo ed è pronta ad accogliere Giappone e Corea del Sud.» 

I grandi gruppi economici dei paesi coinvolti hanno mostrato entusiasmo verso un possibile trattato di libero scambio. Testimonianza di ciò sono le parole di Akio Toyoda, presidente della Toyota Motor Corporation, secondo il quale: 

«Il mercato cinese sta crescendo rapidamente, e noi vorremmo investire risorse lì prima che sia troppo tardi.» 

Si è espressa inoltre a favore dei negoziati la Keidanren, la “Confindustria giapponese“, in un incontro con il Consiglio per la Promozione del Commercio Internazionale della Cina e con la Camera del Commercio e dell’Industria della Corea[2]; in particolare i negoziati sono stati accolti con calore, nella direzione di “promuovere il movimento di persone, merci e capitali oltre i confini nazionali“. 

Vi sono inoltre ulteriori implicazioni dei passi avanti ottenuti con il vertice: il Giappone intende rafforzare i propri legami con Cina e Corea del Sud da una parte per non restare tagliato fuori su questioni di carattere regionale, come ad esempio la questione nordcoreana, a favore di Stati Uniti e Corea del Sud, dall’altra per garantire ai propri monopoli maggiori profitti tramite un’integrazione, principalmente con la Cina, dal punto di vista economico, vista l’imminenza dello sviluppo dell’iniziativa cinese “One Belt, One Road” (OBOR), ovvero la Nuova Via della Seta; la Cina dal canto suo vuole continuare a proporsi sulla scena mondiale come promotrice del libero scambio in contrapposizione agli Stati Uniti, ormai fautori di politiche di protezionismo, e al tempo stesso espandere la propria influenza economica, proseguendo le proprie politiche di “soft power“, anche attraverso la già citata OBOR e l’integrazione economica con Giappone e Corea del Sud. 

La contrapposizione globalizzazione-protezionismo è una diatriba interna ai settori del capitalismo monopolistico, che, a seconda che prevalga localmente l’una o l’altra concezione, persegue nei diversi paesi la via che ritiene più congeniale per garantire ai grandi gruppi economici nazionali la massimizzazione del profitto. Il proletariato non ha interesse a schierarsi con l’una o l’altra dottrina, e deve al contrario mantenere un proprio punto di vista autonomo. 

[1] http://www.ccpit.org/Contents/Channel_3434/2018/0510/1000890/content_1000890.htm  

[2] http://www.keidanren.or.jp/policy/2018/038.html 

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