«Libertà per Jesús Santrich!»

Si moltiplicano le voci in Sud America e nel mondo per chiedere l’immediata liberazione di Jesús Santrich, ex guerrigliero e attualmente deputato e dirigente del nuovo partito Forza Alternativa Rivoluzionaria del Comun, arrestato nella sua abitazione a Bogotà lo scorso 9 aprile dalle autorità colombiane su ordine degli USA e della sua Agenzia Antidroga (DEA) che ne chiede l’estradizione. In un comunicato congiunto diversi partiti comunisti del Sud America, riuniti a Lima (Perù) chiedendo l’immediata liberazione e l’opposizione all’estradizione hanno denunciato l’arresto come «un’attacco che pone a rischio il processo di pace, cui accordi sono disattesi ancora una volta dal governo colombiano».

Seusis Pausías Hernández Solarte, alias Jesús Santrich, militante comunista fin dall’adolescenza nella Gioventù Comunista (JUCO) entra all’età di 21 anni nel Frente 19 delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia – Esercito del Popolo (FARC-EP) ricoprendo diversi incarichi tra cui quelli relativi alla comunicazione, fondando la Radio Resistencia e integrandosi alla struttura del Bloque Caribe che militava nella Sierra Nevada de Santa Marta, i Montes de Maria e il dipartimento di Cordoba. In precedenza aveva integrato l’Unione Patriottica, partito politico fondato nel 1985 da vari gruppi guerriglieri. Ma dopo la mattanza dei leader e numerosi militanti del partito da parte dello Stato colombiano, si tornò alla guerriglia. E’ qui che “nasce” Jesús Santrich che, nel periodo della guerriglia, perde la vista a causa di una malattia degenerativa. Uno dei principali esponenti del tavolo del Dialogo per la Pace in Colombia, svolto all’Avana (Cuba), Santrich mantiene una posizione radicale nelle negoziazioni per giungere ad una “pace con giustizia sociale”, confermando di esser uno dei dirigenti più rigorosi. Infine, viene designato come uno dei rappresentanti della FARC nella Commissione di Impulso e Verifica all’Implementazione dell’Accordo (Csivi), mentre nel settembre 2017 è il terzo più votato nel congresso del partito con 835 voti e si stava apprestando a ricoprire la carica di deputato alla Camera in virtù dei 10 seggi nel Congresso colombiano riservati all’ex guerriglia nel quadro dell’accordo di pace.

Dal momento dell’arresto il compagno Santrich è entrato in sciopero della fame indefinito con gravi ripercussioni sulla sua salute che sta rapidamente peggiorando fino ad esser stato trasferito in ospedale lo scorso 26 aprile. Anche i prigionieri politici delle FARC hanno nuovamente iniziato lo sciopero della fame da oltre due settimane in sua solidarietà. L’ex guerrigliero assicura che la sua battaglia è di “patria o morte” e che mai si sottometterà né alla giustizia ordinaria colombiana né tantomeno a quella statunitense. Solo qualche giorno prima dell’arresto, Santrich aveva dichiarato in una intervista che «siamo davanti ad un processo di pace già fallito».

Il partito FARC, subito dopo l’arresto ha denunciato che «con la cattura del nostro compagno Santrich il processo di pace si trova nel suo punto più critico e minaccia di esser un vero fallimento». «La detenzione di Santrich – prosegue la dichiarazione del Consiglio politico del partito Farc – fa parte di un piano orchestrato dal Governo degli Stati Uniti con il concorso della Magistratura colombiana, cui ultime elaborazioni sono state concertate nella recente visita del direttore dell’ente accusatore, che minaccia di estendersi a tutti gli ex comandanti, con l’intento di decapitare la direzione politica del nostro Partito e seppellire i desideri di pace del popolo colombiano».

I dirigenti del nuovo partito dell’ex guerriglia nato a seguito della fine della lotta armata, affermano che le accuse contro Santrich sono una montatura volta a screditare l’attività politica legale del partito mentre si viola nuovamente l’applicazione dell’Accordo di Pace firmato nel 2016 con il Governo colombiano in particolare nell’articolo transitorio 19 dell’Atto Legislativo 01 del 2017 che stabilisce che la Corte Speciale per la Pace (JEP) è l’unica autorità competente a gestire la questione. Inoltre, l’accordo di Pace stipula che gli ordini di cattura e le richieste di estradizione dovevano esser sospese: “Non si potrà concedere l’estradizione né prendere misure di detenzione con fini di estradizione rispetto a fatti o condotte oggetto del Sistema Integrale di Verità, Giustizia, Risarcimento e non Ripetizione (SIVJRNR)”, così è scritto nell’art.71 dell’Accordo Finale di Pace. Ivan Marquez, dirigente della FARC, ha affermato: «Questo è il peggior momento che può attraversare il processo di pace, il governo deve fermare queste montature giuridiche che sfociano in fatti come questi che generano sfiducia in tutti i combattenti».

Secondo il direttore della Commissione Colombiana degli Avvocati, Gustavo Gallon, l’arresto per reati relativi al narcotraffico è realizzato con prove «ridicole che non hanno alcuna valenza giuridica». Santrich è vittima di un’operazione “trappola” condotta dalla DEA in collusione con il Procuratore generale colombiano, noto nemico dell’accordo di pace. Non è la prima volta che gli USA usano il “sistema giudiziario” per attaccare i comunisti colombiani come dimostra l’emblematico caso dei processi intentati contro il rivoluzionario Simon Trinidad, che permane ancora nella prigione Florence Supermax in Colorado in condizioni disumane dopo l’estradizione negli USA nel 2004 con false accuse.

Secondo Santrich la montatura giudiziaria nei suoi confronti è volta ad attaccare il partito della Farc con «l’interesse di far fallire il processo» con l’obiettivo di «non adempiere ad impegni molto significativi, come quello della riforma rurale integrale o quello della riforma politica» che toccano gli interessi – continua l’ex guerrigliero dal carcere – «di grandi latifondisti e gruppi di potere chiaramente identificabili in partiti politici come Centro Democratico, il cosiddetto uribismo in generale e lo stesso Cambio Radical. Una figura insigne nell’ostruzione a tutto campo agli accordi è il procuratore generale, Néstor Humberto Martinez, che si somma alle voci di odio e vendetta contro la Farc».

Un atto che si somma a una serie di gravi fatti che si producono in Colombia con il permanente sabotaggio dell’implementazione e violazioni palesi dell’accordo da parte del Congresso colombiano, la magistratura generale e il governo. Da quando la guerriglia ha deposto le armi, il governo colombiano ha adempiuto solo al 18% dei suoi obblighi, mentre sono oltre 200 gli assassini di militanti e attivisti sociali, di cui almeno 60 ex combattenti, e 623 prigionieri politici permangono ancora nelle carceri colombiane in violazione dell’amnistia per cui dovevano esser liberati nel 2017, in base alla Giurisdizione Speciale per la Pace. Inoltre, mentre si foraggia il paramilitarismo e nessuno viene perseguito per gli omicidi politici, nulla viene fatto per il reinserimento nella società degli ex membri dell’esercito popolare comunista, né per l’applicazione del punto 4 dell’accordo che prevede dei piani di sviluppo alternativo e sostituzione delle coltivazioni di uso illecito per risolvere questo grave problema sociale.

Una campagna internazionale è stata lanciata e manifestazioni di solidarietà con richiesta di liberazione si sono svolte in Colombia e molti Stati sud americane in queste settimane e in particolare nella giornata del primo maggio, mentre da più parti si evidenzia come l’intento di questo arresto – alla vigilia delle presidenziali – sia quello di minare, o addirittura distruggere, l’accordo di pace faticosamente raggiunto ma del quale si dimostra sempre più come la giustizia sociale per i lavoratori e il popolo colombiano sia ancora tutta da conquistare senza riporre alcuna fiducia nella borghesia e il suo Stato.

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