Turchia, il regime di Erdoğan esclude i comunisti dalle elezioni. TKP: «Non metteranno a tacere la voce del socialismo»

Lo scorso 18 aprile il presidente turco Recep Erdoğan ha annunciato la convocazione di elezioni presidenziali e parlamentari anticipate per il prossimo 24 giugno, ma secondo quanto stabilito dalla principale autorità elettorale della Turchia solo 10 partiti politici potranno parteciparvi. Il Consiglio Supremo Elettorale (YSK), che agisce secondo le direttive del governo dell’AKP, ha escluso infatti dalle elezioni il Partito Comunista di Turchia (TKP) insieme ad altri partiti di sinistra come ÖDP e EMEP.

Il consiglio ha annunciato che saranno ammessi a partecipare alle prossime elezioni AKP, MHP, CHP, Partito Democratico Popolare (HDP), Partito indipendente della Turchia (BTP), Grande partito dell’Unione (BBP), Partito Democratico (DP), Partito Vatan (VP), Partito della Felicità (SP) e il partito fascista İyi, dopo che 15 deputati del Partito popolare repubblicano (CHP) si sono uniti al partito per garantire il suo ingresso alle elezioni. I partiti con 20 o più deputati sono infatti riconosciuti come gruppi in parlamento e quindi hanno automaticamente il diritto di candidarsi.

Keman Okuyan, segretario generale del TKP, ha dichiarato che i comunisti hanno presentato ricorso lo scorso 23 aprile osservando al giornale SoL che il partito ha soddisfatto tutti i requisiti stabiliti dal YSK, aggiungendo che «il rigetto del nostro ricorso sarebbe un’illegalità alla quale ci siamo abituati ma a cui, tuttavia, non ci sottometteremo. Porteremo in ogni caso la voce del socialismo sulla ribalta elettorale».

Okuyan ha anche espresso un commento sui 15 parlamentari del CHP, il principale partito di opposizione, che si sono uniti al partito fascista İyi. Ha dichiarato: «Non c’è nulla di sorprendente in questo, ce lo aspettavamo. L’alleanza di partiti che non hanno alcuna differenza sostanziale è normale, e persino utile. Eppure, vedremo ancora una volta che tutto questo non va a beneficio del popolo. Abbiamo detto, come TKP, un anno fa che era stato ideato un progetto che integrava il partito İyi, il CHP e anche altri partiti. Erdoğan potrebbe anche esser battuto per mezzo di un simile progetto, ma il popolo non potrà mai e poi mai vincere. Chiunque capirà presto perché diciamo questo».

Commentando la convocazione delle elezioni anticipate, il segretario generale del TKP, ha dichiarato che «il sistema è bloccato dal 2010. C’è un disastro che va ben oltre le elezioni. Le elezioni del 24 giugno non saranno sufficienti a superarlo». «Le elezioni presidenziali – prosegue – si terranno a seguito di un referendum non legittimo, anche se rimuovessero lo stato d’emergenza sulla carta, continuerebbe ad esser applicato». Per Okuyan, condannato a 11 mesi e 20 giorni di carcere (tramutati in ammenda) per presunta “diffamazione del presidente Erdoğan” in un articolo, le elezioni «non sono l’unico piano politico: il popolo deve superare la paura e uscire in strada il 1° maggio. La disoccupazione, in particolare quella giovanile in Turchia è molto alto, uno dei paesi con la peggiore disuguaglianza di reddito è la Turchia. Siamo di fronte ad un’organizzazione terroristica dei padroni… Le voci di coloro che vogliono cambiare l’ordine devono alzarsi più spesso… Erdoğan è stato colui che ha detto ai padroni di aver iniziato lo stato di emergenza per loro … Dobbiamo liberarci di questo ordine oppure che sia diretto da Erdoğan o da qualcun altro sarà lo stesso».

«La Turchia sta vivendo uno stallo politico che vincola sia il partito di governo che i partiti di opposizione. Questo ingorgo non può essere sciolto con elezioni anticipate come suggerito da Erdoğan e dal suo socio Bahceli. Perché alla radice di questa impasse, c’è un’economia turca che si è quasi arrestata; c’è una politica estera turca che si agita irrequieta nel mondo imperialista; ci sono ricette politiche interne che non riescono ad andare alla radice del problema, ma armeggiano con soluzioni false; c’è il fatto che le grandi masse sono condannate alla disperazione e all’impotenza; c’è questo ordine sociale che crea persistentemente povertà, disoccupazione, ingiustizia e tirannia. Questo ordine sociale deve essere rovesciato», ha affermato il TKP in una dichiarazione sulle elezioni, per cui l’unica alternativa è la rivoluzione socialista.

«Se il Consiglio elettorale supremo, che ha reso il sistema elettorale, già ingiusto, incline a ogni sorta di frode con le sue strane e illegittime decisioni che lo rendono un campo di gioco del Partito al governo, insiste nel perseguire l’obiettivo di tagliare fuori il TKP dalle elezioni, nessuno si aspetti che il TKP si mostri umile e si faccia da parte. Nessuno ha il potere di imbavagliare la voce del socialismo nelle elezioni del 24 luglio. Il TKP non permetterà che le masse lavoratrici rimangano senza una scelta nelle elezioni parlamentari» afferma in modo deciso il partito comunista turco. «Le elezioni presidenziali che si terranno nello stesso giorno – prosegue la dichiarazione – non sono nient’altro che un grosso attacco al diritto di voto attivo e passivo delle persone. Non può nemmeno considerarsi una elezione. Inoltre, occorre tenere presente che il nostro popolo ha respinto tutte le norme riguardanti la presidenza nel referendum di circa un anno fa. Il 24 giugno, il Partito al governo vuole completare il processo avviato con un voto evidentemente fraudolento

Okuyan, annunciando che apriranno nuove sezioni in tutto il paese, ha evidenziato che il numero di persone che dicono che «questo sistema deve essere cambiato» sta aumentando rapidamente. Il TKP si impegna a promuovere e organizzare questa volontà a partire dal prossimo 1° maggio chiamando il popolo a mobilitarsi per cambiare il destino della Turchia: «L’unica forza in grado di distruggere i meccanismi che impongono lo stallo sul nostro paese a brandelli è la classe lavoratrice turca».

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