Francia: ondata di scioperi contro le politiche antioperaie e la privatizzazione delle ferrovie

/ AFP PHOTO / JEFF PACHOUD

Nuove mobilitazioni in corso in Francia. Migliaia di lavoratori di vari settori sono in sciopero contro le “riforme” che il governo Macron-Philippe sta implementando a beneficio del capitale. Cortei e scontri a Parigi e in altre città.

Dopo lo sciopero del 22 marzo scorso, uno sciopero di 48h è iniziato quest’oggi, 3 aprile, nel settore ferroviario che proseguirà a ritmo di due giorni di stop ogni cinque da qui fino al 28 giugno (per un totale di 36 giorni), contro il nuovo piano con cui il governo vuole completare la “liberalizzazione” del trasporto ferroviario. Per i sindacati le conseguenze di questo piano saranno dolorose sia per i lavoratori che per gli utenti come abbiamo già visto anche in Italia, dato che comporterà il taglio dei costi della sicurezza e del trasporto delle famiglie popolari oltre che il peggioramento delle condizioni di lavoro per i lavoratori del settore che saranno ancor di più adattate alle esigenze del mercato. Il piano prevede licenziamenti “volontari”, l’apertura del settore alla competizione (come imposto dall’UE entro il 2019) e la trasformazione del gruppo in società per azioni (come avvenuto già anche nel nostro paese), la chiusura programmata da 4.000 a 9.000 km di linee (per lo più rurali e periferiche) entro il 2026, l’abolizione dello statuto speciale dei lavoratori della ferrovia (che tra le altre garantisce il pensionamento a 52 anni), l’introduzione di una remunerazione in base al merito, l’aumento dei dipendenti a contratto (di diritto privato e non più a statuto speciale).

I settori della CGT più combattivi, come i ferrovieri di Versailles (raggruppati nella FSM), rilevano come l’attacco è comune in tutta l’UE e necessita la risposta congiunta della classe operaia.

A sostegno dei lavoratori in sciopero e contro il processo di privatizzazione, la Federazione Sindacale Mondiale afferma che «come in tutti gli altri settori, questa privatizzazione sarà nociva ai lavoratori delle ferrovie e agli interessi popolari in materia di trasporto. Come in tutto il mondo dove le ferrovie vengono privatizzate, le condizioni del trasporto pubblico e della sicurezza si degradano e costano di più alla popolazione». Il Partito Comunista Rivoluzionario di Francia (PCRF) afferma che «Macron, come i suoi predecessori di destra o sinistra, ha la missione di attuare le politiche al servizio dell’oligarchia finanziaria. Per fare questo, tutti i mezzi statali sono mobilitati: la soppressione di tutte le conquiste sociali ottenute con dure lotte, nella sanità, l’istruzione, condizioni di lavoro, salari, pensioni, sussidi di disoccupazione, servizi pubblici in fase di privatizzazione per la soddisfazione degli azionisti a scapito degli utenti». Per i comunisti francesi «la storia delle ferrovie ci insegna che la gestione privata, guidata sempre dalla ricerca del massimo profitto, porta al disastro» ricordando le eroiche lotte dei ferrovieri francesi che portarono alla creazione della SNCF nel 1937 divenendo «la prima compagnia ferroviaria pubblica al mondo per modernità, qualità, puntualità e sicurezza». Il PCRF denuncia come da anni le varie riforme hanno pesantemente attaccato le ferrovie comportando la perdita di qualità del servizio e il peggioramento delle condizioni lavorative e come, «nonostante gli avvertimenti dei ferrovieri e dei loro sindacati, lo Stato applica imperturbabilmente la sua disastrosa politica in linea con i dettami dell’UE che, come lo Stato francese, è un vero strumento al servizio del capitale».

Secondo il capo della SNCF, Guillaume Pepy, «in queste condizioni, non saremo in grado di trasportare tutti i passeggeri». I primi dati della mattina parlano infatti di un solo TGV (alta velocità) su otto in servizio e di una rete paralizzata in tutto il paese (con pochissimi regionali) mentre non circolano i treni verso Italia, Spagna e Svizzera.

Insieme ai ferrovieri, sciopera anche il settore aereo, energetico e della raccolta dei rifiuti. I lavoratori di Air France entrano in sciopero per la quarta volta in cinque settimane, dopo il 22 febbraio, il 23 marzo e il 30 marzo, organizzati da 11 sindacati che chiedono un aumento generale del 6% dei salari e continueranno nelle azioni di sciopero il 7, il 10 e 11 aprile. I netturbini, invece, sia nel settore pubblico che privato, rivendicano un “servizio pubblico nazionale dei rifiuti” e quindi uno “status pubblico unico” per tutti i lavoratori del settore. Anche i lavoratori del settore energetico, rivendicano la necessità di un sistema pubblico del gas e elettricità proclamando una protesta di 3 mesi insieme ai lavoratori delle ferrovie. Proteste anche dei lavoratori di Carrefour contro i piani di licenziamenti di massa dell’amministrazione.

Nelle ultime settimane sono scesi in piazza anche i pensionati, studenti e lavoratori del settore pubblico, ma la mobilitazione dei ferrovieri (147mila dipendenti) assume dimensioni storiche sia per il modello di conflitto prolungato che viene messo in pratica sia per esser uno dei settori storicamente più combattivi e compatti dei lavoratori francesi contro cui già in passato diversi governi si sono incagliati nel vano tentativo di scardinare le loro conquiste respingendo gli assalti a una delle ultime grandi società ferroviarie pubbliche in Europa. I ferrovieri francesi hanno la potenzialità di poter assestare un significativo colpo alle politiche di privatizzazione dell’UE che attaccano le società pubbliche ferroviarie in tutto il continente per svenderle ai monopoli e azionisti privati.

Per il Partito Comunista Rivoluzionario di Francia le elezioni presidenziali del 2017 hanno concesso alla borghesia monopolistica l’occasione per un’offensiva generale contro i lavoratori e le classi popolari. Il piano di Macron prevede di licenziare 120mila lavoratori pubblici in 5 anni, mentre il potere d’acquisto dei lavoratori privati e pubblici è in calo e le ore di lavoro si allungano. Questo va di pari passo con il crescente autoritarismo, attraverso leggi repressive e la riorganizzazione reazionaria del quadro istituzionale che limita gli spazi democratici. Il Partito sottolinea che «i governi di destra come di sinistra vogliono ridurre il costo della forza lavoro in tutti i paesi capitalisti, in particolare nell’Unione Europea, dove tutte le istituzioni (compresa la Confederazione Europea dei Sindacati CES) sono al servizio esclusivo del grande capitale», per questo chiama a «liberare i sindacati dalla CES per entrare nella Federazione Sindacale Mondiale (FSM) al fine di costruire l’unità del proletariato europeo contro il nemico comune: il capitale monopolistico e l’Unione Europea».

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