Esternalizzazioni e servizio pubblico, un disastro quotidiano

La salute dei bambini dopo il profitto: una storia di ordinario capitalismo.

*di Sabrina Cristallo
Succede a Trapani. Recentemente era saltata agli occhi delle cronache locali, la notizia di una sospetta tossinfezione alimentare che aveva colpito decine e decine di alunni frequentanti le scuole del Primo Circolo didattico di Trapani “Leonardo da Vinci” e dell’Istituto comprensivo “Pitrè -Manzoni” di Buseto Palizzolo  (TP).
Al centro della polemica, l’azienda “Le Palme” di Paceco, fornitrice in appalto del servizio di refezione scolastica la cui attività era stata sospesa per accertamenti. Un’interruzione che ha generato l’immediato malcontento delle famiglie, le quali nuovamente si sono viste costrette a sopperire alle carenze del servizio pubblico scolastico. Infatti, la singolarità dell’accadimento in sè non fa del disservizio un’eccezione poiché puntualmente ad ogni inizio anno il servizio mensa subisce uno slittamento di diversi mesi.
E non è tutto. A causa della carenza del personale extrascolastico, i bambini non hanno altra alternativa che consumare pasti freddi portati da casa poiché il consueto ordine tassativo emesso dalla dirigente scolastica è quello di consegna all’orario d’ingresso. Oltre al danno la beffa. Al clima di emergenza la Scuola risponde con una richiesta di sottoscrizione di una liberatoria al fine di sollevarsi di ogni responsabilità.
Ma come può un’istituzione pubblica avere la pretesa di far ricadere sulle spalle delle famiglie le responsabilità di un disservizio causato dalla stessa? L’esponenziale svendita del settore pubblico a cui stiamo assistendo da decenni non è che uno dei risultati dei tentativi di arginamento della crisi capitalistica, a discapito delle classi popolari.
L’uso dell’appalto permette d’inserire un deterrente nel rapporto tra Stato e cittadino. L’ esternalizzazione diventa così uno strumento di deresponsabilizzazione dell’istituzione dal momento che il cittadino non ha alcun tipo di controllo sul fornitore privato e quindi nessuna possibilità di rivalsa in caso di malagestione.
Occorre pertanto rifiutare l’idea che identifica lo smantellamento del settore pubblico a vantaggio di quello privato come l’occasione per stare al passo con i tempi. Al contrario, produce un peggioramento delle prestazioni e quindi della qualità complessiva, portando all’arretramento delle classi popolari e consegnandoci un paese dove anche il diritto alla salute e all’istruzione dei nostri figli – che dovrebbero essere costituzionalmente garantiti – diventano questioni marginali rispetto al profitto di pochi.
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