Gery Bavetta, il thaiboxer comunista: «Sostengo il PC»

Classe 1988, thaiboxer e kickboxer italiano, ma anche militante del Partito Comunista. Gery Bavetta, originario di Ribera, oggi imbattuto in Italia e numero 1 nella sua categoria (53 kg), sa menare le mani quanto discutere di marxismo, e non ha dubbi quando sostiene che l’Italia diventerà un paese socialista, “non importa quanto ci vorrà.

Lo abbiamo intervistato a meno di 24 ore dalla tornata elettorale.

– Un combattente professionista riesce a vivere di solo sport?

Solo in Thailandia puoi viverci senza fare altri lavori, perché lì il Muay Thai è sport nazionale, è molto seguito. In Italia, insieme a mio padre, mandiamo avanti un negozio di autoricambi. Mi ritengo fortunato ad avere questa attività, in tempi in cui il lavoro si sta precarizzando e la disoccupazione e le incertezze aumentano.

– Ritieni che ad oggi esistano barriere economiche e sociali che impediscano ai giovani di praticare lo sport liberamente?

Certo, ci sono eccome barriere economiche e sociali alla pratica dello sport. Io stesso per arrivare ad essere un professionista oggi, riuscendo a vivere di sport in Thailandia, ho dovuto investire molto. Mi sono recato molte volte lì per allenarmi, totalmente a mie spese, pagandomi gli allenamenti, il vitto e l’alloggio, anche grazie all’aiuto della mia famiglia. Ora invece riesco a prendere accordi con manager e riesco a trattare la pratica sportiva come un lavoro. La società capitalistica è una società senza diritti essenziali, figuriamoci sportivi. Quando si inizia uno sport non c’è mai fonte di guadagno perché devi prima investire sulla tua crescita e sulla tua formazione (a spese tue). In questo modo chi ha i soldi ha la possibilità di far allenare i propri figli; chi, al contrario, ha difficoltà economiche non può, ed è costretto a farli lavorare anziché permettergli di praticare sport agonistico o studiare.

– Negli ultimi mesi hai sostenuto la campagna elettorale del Partito Comunista. Cosa ti ha convinto del loro programma politico?

Mi sono trovato d’accordo con le proposte del PC, le quali prevedono parole d’ordine come l’uscita dall’UE, dall’euro e dalla NATO, la nazionalizzazione delle banche e delle grandi industrie italiane e il loro affidamento alla gestione dei lavoratori. Ci sono altri partiti che si richiamano al comunismo, ma sono dei partiti con programmi più elettoralistici che di lotta, più riformisti che rivoluzionari, partiti che non aspirano al superamento del capitalismo.

Il marxismo-leninismo è un preciso metodo di organizzazione e di lotta, che, ovunque sia stato usato correttamente, ha determinato la fine del capitalismo. Il programma politico del PC si basa su questo. Il PC è l’unico che dice chiaramente che oggi andare al governo non significa andare al potere, e che il potere è determinato da quella gabbia di sistema che è il capitalismo.

Ad oggi penso che la politica che fa da serva a questo sistema sia veramente ipocrita: si parla nei dibattiti in TV del perché stiamo tutti peggio, poi leggo che il rapporto mondiale OXFAM secondo cui 8 uomini nel mondo hanno metà della ricchezza mondiale. Non è evidente il fatto che la ricchezza prodotta nel mondo si stia solo spostando nelle mani di pochi? La lotta di classe la stanno facendo contro di noi, anche se molti lavoratori hanno perso la propria coscienza di classe perché questa è stata volutamente smantellata dalle menzogne delle classi dominanti.

Stare con il Partito Comunista è la cosa che mi viene più spontanea e naturale: cosa si può essere oggi se non comunisti, mi chiedo?

– Tornando allo sport, ci sono alcune discipline nelle quali gli atleti professionisti arrivano a guadagnare cifre enormi. Ritieni che sia possibile attuare un diverso modello sportivo che sappia al tempo stesso mantenere un elevato livello di competitività e di giustizia sociale?

Ritengo che gli stipendi faraonici percepiti da questi “VIP dello sport” siano un segno di ingiustizia in contrasto con lo stesso concetto di sport, che dovrebbe educare ai giusti valori, mentre in questa società, anche in ambito sportivo, l’unico valore trasmesso, per esempio a chi gioca a calcio, è il denaro.

Faccio un esempio: i sauditi con i profitti ricavati dall’estrazione del petrolio comprano anche squadre di calcio, spendendo decine e decine di milioni per acquistare giocatori come Neymar; beh, io da comunista preferirei che tali profitti venissero investiti in sanità, ricerca e lavoro, ma questo sarebbe possibile solo praticando la nazionalizzazione del petrolio.

Una corretta analisi dello stato delle cose mostra come le grandi cifre investite in questo modello di sport siano in realtà sottratte alla collettività privatizzando risorse fondamentali per lo sviluppo della società.

In URSS ad esempio gli sportivi avevano dei buoni stipendi statali, mi viene in mente il portiere Lev Jašin. Il fatto di non guadagnare cifre astronomiche non gli ha impedito di essere competitivo: infatti ad oggi è l’unico portiere ad aver vinto il Pallone d’Oro, il massimo riconoscimento del calcio europeo, se non mondiale, ed è tuttora considerato il miglior portiere della storia.

– Riguardo la tua attività, il PC si è sempre espresso a favore dei piccoli negozianti e degli artigiani, sostenendo che è necessaria una loro alleanza sociale con i lavoratori salariati delle città e delle campagne in funzione anticapitalista. Sei daccordo con questa tesi?

Assolutamente sì, dicevano Marx ed Engels nei loro testi che il piccolo commerciante o artigiano oscilla tra il proletariato e la borghesia. Oggi, proprio le partite IVA non se la passano bene,  per dirne una noi subiamo l’oppressione delle classi dominanti, le quali, manovrando lo Stato, ci impongono elevate tassazioni.

– Tu, Gery, sei siciliano. Abbiamo visto come alle ultime elezioni regionali in Sicilia siano mancati del tutto sulla scheda elettorale falce e martello. Come giudichi quanto avvenuto in quell’occasione?

Sicuramente dispiace il fatto che non si sia riusciti ad avere una lista comunista. Nonostante questa sia stata una sconfitta, ritengo prezioso il contributo che il PC ha dato in questa direzione. La proposta di presentare una lista di unità comunista, basata su un programma chiaro e non destinato ad esaurirsi con la consultazione che il nostro partito ha indirizzato ad altre organizzazioni comuniste, è stata però ignorata. Dispiace constatare come ancora oggi alcuni partiti che si richiamano al comunismo persistano nella riproposizione di liste di sinistra generica e non comunista al solo fine di espandere il proprio elettorato, peraltro spesso con scarsi risultati. Sono convinto che la crescita del PC sul territorio, di cui già oggi si vedono i frutti, ci permetterà, in ogni caso, di essere presenti anche alle prossime elezioni regionali.

– Cosa intendi fare dopo il 4 marzo, a prescindere dal risultato che il PC otterrà nella consultazione?

A prescindere dal risultato, a noi interessa principalmente costruire un grande e vero Partito Comunista, che sia motore del superamento di questa società. Dare il voto al Partito Comunista significa dare forza e coraggio ad un progetto che nella storia ha costituito l’unica alternativa al capitalismo, l’unica forza capace di fermarlo.

Il 5 marzo nessuno dei partiti che costituiranno la maggioranza andrà al potere, pur costituendo un governo. Nel capitalismo infatti sono i grandi gruppi economici, le banche e la finanza che determinano le scelte politiche; i partiti e la (finta) democrazia rappresentativa sono solo la facciata di una narrazione grottesca messa in piedi per tenerci ingabbiati, e da cui solo la lotta potrà emanciparci.

Faremo dell’Italia un paese socialista e non importa quanto ci vorrà.

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