Censi: «Vi spiego perchè un giovane deve votare comunista»

Ho 25 anni da ieri, se fossi nato quattro giorni dopo non mi sarei potuto candidare. Ma non sono l’unico come me tantissimi giovani under 30 sono candidati nelle file del Partito Comunista. Tutto ciò non è frutto del caso o una scelta di semplice giovanilismo, è il prodotto di un lungo lavoro che il Partito Comunista con il Fronte della Gioventù Comunista svolge ormai da anni tra i giovani proletari, nelle scuole, nelle università, sui luoghi di lavoro: un lavoro di radicamento profondo tra la gioventù delle classi popolari che rappresentano la fiamma più viva della ricostruzione comunista che stiamo portando avanti.
Giovani compagni in tutta Italia hanno animato con il loro sforzo militante il lavoro per la candidatura del Partito Comunista, sacrificando alla militanza, alla raccolta delle firme, alla propaganda delle nostre convinzioni, il proprio tempo libero, al fianco dei compagni più grandi, per far sì che il risultato, non scontato, della presenza del Partito Comunista in gran parte delle regioni d’Italia potesse divenire una realtà. In questi mesi abbiamo portato avanti una dura campagna, che noi definiamo politica, poiché non si esaurisce al solo momento elettorale, potendo contare solamente sulle nostre forze e sull’impegno dei nostri compagni. Senza grandi finanziamenti esterni, senza gli aiutini di Tabacci abbiamo raccolto migliaia di firme in tutta Italia, nell’oscuramento generale dei media, che concedono unicamente gli spazi obbligati dalla par condicio, abbiamo fatto conoscere il nostro simbolo attaccando personalmente i manifesti elettorali.
L’abbiamo fatto con orgoglio perché sempre questo è stato il nostro modo di intendere l’impegno politico, non un modo per raggiungere chissà quale realizzazione personale, per arricchirsi… come avviene negli altri partiti, dilaniati dalle guerre intestine e dai personalismi di gente che una volta eletta è sempre pronta a cambiare casacca nel caso si presenti un’occasione più ghiotta.
Per noi l’impegno politico è sempre stato un esercizio di liberazione collettiva, rappresenta la necessità di lottare contro un sistema di sfruttamento che nega a gran parte della gioventù delle classi popolari la possibilità di seguire le proprie aspirazioni, la possibilità di costruirsi un’indipendenza, una famiglia.
E a volte ci chiedono anche “come può un giovane essere comunista nel 2018”. Ma, di fronte ad una disoccupazione giovanile che raggiunge picchi dell’40%, di fronte ai tirocini, agli stage gratuiti, ad un lavoro che è stato precarizzato con il jobs act anche nella sua forma più stabile del tempo indeterminato; di fronte agli attacchi continui al mondo del lavoro, alle tutele, ai diritti sul luogo di lavoro, di fronte alla privatizzazione della sanità, dell’istruzione, di fronte a tutte le politiche antipopolari volute dall’Unione Europea e dai governi per servire gli interessi dei grandi gruppi monopolistici, dei banchieri, del grande capitale nazionale ed internazionale… la domanda corretta sarebbe: cosa altro dovrebbe essere un giovane se non un comunista! Cos’altro dovrebbe fare un ragazzo delle classi popolari se non rimboccarsi le maniche, organizzarsi e lottare per conquistare un futuro diverso? Questo è quello che stiamo facendo noi, anche, ma non solo, attraverso questa candidatura alle elezioni.
E li capisco tutti quei ragazzi che sfiduciati, non andranno a votare….i dati dicono che saranno più del 50% ma basta andare nei quartieri popolari per vedrete che sono molti di più. La loro è una risposta naturale… sana, di fronte ad una politica che non governa nei loro interessi, che non governa nei nostri interessi.
Con la crisi economica e i vari governi tecnici, con le larghe intese, è venuto via anche quel velo ideologico che nascondeva gli interessi economici dietro le finte bagarre parlamentari. Oggi quando il governo Renzi salva la Monte Paschi di Siena regalando ad una banca 6,5 miliardi di euro è evidente di chi porta avanti gli interessi. I riferimenti di tutte le forze politiche in campo sono i vari Marchionne, Farinetti, Gucci, non certo i lavoratori e le classi popolari. Il nostro compito, dunque, non è quello di ricreare in questi ragazzi fiducia nelle istituzioni, illuderli che il 4 marzo cambierà qualcosa. Il nostro compito è prendere questa mancanza di fiducia ben riposta e andare oltre, rompendo con il disinteresse e con la rassegnazione. Ricreando quel protagonismo delle classi popolari che solo può cambiare veramente le cose.
Non chiediamo semplicemente un voto ma che ciascuno di voi si prenda carico di questo processo di ricostruzione del Partito Comunista, che nessuno resti alla finestra e il voto dato al Partito Comunista non è che uno step di questo percorso. Votandoci e facendoci votare rafforzate questo processo, sostenendoci e dando il vostro contributo donate nuova linfa alla prospettiva comunista, a cominciare dalle periferie, dai quartieri popolari, nella lotta quotidiana per la casa ed il lavoro. Proprio per questo abbiamo deciso di mantenere questo comizio in piazza oggi, nonostante il mal tempo, nonostante il freddo. Avremmo potuto richiuderci al caldo in qualche albergo o sala convegni ma riteniamo che solo parlando nelle piazze in cui viviamo ogni giorno, con la gente con cui condividiamo le difficoltà si possa ricostruire quel protagonismo delle classi popolari di cui parlavo prima. Partendo dai problemi concreti come quello dell’emergenza abitativa che colpisce anche questo quartiere e spiegando, in antitesi con le narrazioni della destra che fomenta la guerra tra gli ultimi, che i disagi che vivono le classi popolari non sono colpa degli immigrati e che se mancano le case la colpa è di chi tiene interi appartamenti sfitti, degli speculatori, dei palazzinari che in questo modo possono intervenire sul prezzo degli affitti e continuare a costruire. La nostra ricetta in questo caso è chiara per risolvere l’emergenza abitativa bisogna espropriare quelle centinaia di migliaia di immobili sfitti detenuti a scopi speculativi dai palazzinari, dalle banche, dalle imprese assicurative, dalla Chiesa, non cenrto le seconde e terze case delle persone. Per ridare dignità alle nostre periferie e un prospettiva alle classi popolari bisogna prendere da chi in questi anni di crisi ha continuato ad arricchirsi sul nostro sfruttamento. E attenzione anche quando vi parlano di ripresa economica, di aumento del PIL, delle esportazioni estere. Non vi dicono che questa ripresa poggia sull’abbassamento del costo del lavoro, sulla compressione dei diritti, delle tutele, sulla privatizzazione dei servizi, sulla chiusura di tante piccole imprese schiacciate dalla concorrenza del grande capitale e del mercato comune.
E’ necessario rompere tutto questo. Non sarà facile e non sarà un processo breve. Noi però stiamo ponendo le basi. Abbiamo ridato corpo allo strumento politico della lotta delle classi popolari, il Partito Comunista, in questi mesi di campagna elettorale siamo cresciuti e ci siamo rafforzati, dal 4 marzo usciremo più forti e continueremo la nostra lotta. La costruzione di un forte e radicato Partito Comunista che sia strumento per l’emancipazione delle classi popolari, questa è la lotta attualissima del nostro tempo.

 

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1 Comment

  1. Sono stato un giovane anch’io e non ho mai avuto il piacere di appartenere ad alcun partito malgrado il mio impegno a smuovere le coscienze dei miei coetanei, troppo impegnate alla narcosi dell’anti-politica ed del buon senso, tanto prudente quanto stagnante. Ma la nostra non è una fede ma un processo del divenire, acquisire una coscienza rivoluzionaria e porsi in relazione alla storia ed alla società, avere sempre nuovi elementi da integrare nella propria visione d’insieme in linea con la propria appartenenza alla parte realmente produttiva della società: i LAVORATORI.

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