Muore operaio Ageco in Basilicata. PC: «non si parli di fatalità»

*di Pietro Fanelli, Partito Comunista  (PC) Basilicata

Ieri in Basilicata è morto un giovane operaio dell’Agego, azienda che tratta la lavorazione dei rifiuti, rimasto incastrato nel macchinario mentre svolgeva il suo lavoro. Un uomo uscito di casa, come tutti i giorni, per guadagnarsi il pane, e che a casa non è più tornato.

Già la scorsa estate nella stessa azienda si verificò un incendio. Nel 2017 solo in Basilicata si sono verificati 11 incidenti mortali e il 40 % delle ispezioni ha accertato l’irregolarità da parte delle aziende nella gestione della sicurezza dei lavoratori.   

Basterebbe questo a rispondere alla domanda sul perché nel 2018, nonostante gli enormi progressi tecnologici, esistano ancora incidenti sul lavoro così frequenti (si parla di 13mila morti sul lavoro negli ultimi dieci anni). Le aziende, spalleggiate dalle recenti riforme, hanno scelto di non investire nella prevenzione e nella sicurezza dei lavoratori, i quali non possono fare segnalazioni sui posti di lavoro essendo sempre più precari ed esposti così al ricatto occupazionale.

Il paradosso è che dinanzi a casi del genere, si fa sempre appello al Governo e alle istituzioni affinché si vigili maggiormente sulla sicurezza. È un paradosso perché tutto questo avviene proprio grazie alle politiche dei governi di questi anni, ampiamente favorevoli alle grandi aziende la cui “libertà”, intesa come libertà di sfruttare i lavoratori, cresce sempre di più. È proprio a causa di queste politiche se nelle aziende, nei luoghi di lavoro è sempre più impossibile alzare la testa.

Quando muore un lavoratore sul suo posto di lavoro, non si tratta di un errore o una fatalità, ma della conseguenza evidente di un sistema fondato sullo sfruttamento che oggi va rovesciato. Organizzarsi in ogni luogo di lavoro, per rilanciare la lotta di classe, la lotta per la trasformazione rivoluzionaria di questa società, è una necessità sempre più evidente e attuale. DI lavoro non si può morire.

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