Massimo Pedretti, il corriere comunista spiega la lotta in SDA

Abbiamo intervistato Massimo Pedretti, 43 anni, lavoratore SDA impegnato nel sindacato e nelle lotte che hanno interessato in questi anni il settore della logistica. Oggi è iscritto al Partito Comunista; alle elezioni politiche del 4 marzo sarà candidato al Senato nel collegio uninominale Lazio 6 (Guidonia Montecelio).

Ciao Massimo. Puoi dirci le ragioni per cui sei candidato con il Partito Comunista?

Le ragioni della mia candidatura nelle liste del Partito Comunista sono le stesse che mi hanno spinto a diventarne un militante. Ritengo il Partito Comunista l’unica organizzazione politica in Italia che realmente ha intenzione di occuparsi dei lavoratori, come dimostrano le decine di interventi sul territorio nazionale nell’ ultimo anno. Ritengo che i danni creati dalle sinistre di governo e di movimento negli ultimi 20 anni siano incalcolabili. Incentrando le loro politiche e le loro battaglie sui diritti civili, calpestando quelli sociali hanno portato all’avvicinamento delle masse lavoratrici alle destre e ai movimenti populisti. Tutto questo può essere combattuto solo con una forte organizzazione comunista, che senza compromessi rimetta al centro della propria proposta politica il lavoro e la difesa dei lavoratori.

Puoi spiegarci quali sono le condizioni dei lavoratori SDA, tu che ogni giorno le vivi sulla tua pelle?

Sono un lavoratore in appalto SDA, sono un corriere, uno dei tantissimi lavoratori che in questi anni hanno visto aumentare a dismisura la propria mole di lavoro ricavandone in cambio salari più bassi ed orari di lavoro sempre più estesi senza un centesimo di straordinario pagato, e sotto continuo ricatto padronale. Nonostante l’espansione dei profitti del settore dovuta all’esplosione dell’e-commerce i corrieri ancora oggi sono costretti a lavorare 12 ore al giorno con la pioggia, col sole, in condizioni proibitive rischiando ogni giorno la propria pelle per correre da un angolo all’altro della città.

Il settore della logistica è stato interessato da lotte importanti negli ultimi anni. Puoi spiegarci per cosa lottano i lavoratori SDA e quali sono i vostri obiettivi?

Nell’ ultimo anno il settore della logistica è stato interessato da diverse lotte in tutto il paese, sta crescendo la consapevolezza dei propri diritti in un settore in cui fino a poco tempo fa alzare la testa non era consentito. Questo anche grazie alla presenza di molti compagni che nei magazzini agitano, propongono e guidano le lotte dei lavoratori. Le rivendicazioni riguardano la certezza del salario e del mantenimento del posto di lavoro in un settore e in un’azienda come SDA che per troppi anni ha portato avanti una politica degli appalti scellerata, in cui hanno proliferato imprenditori improvvisati che si sono arricchiti calpestando sistematicamente i diritti dei lavoratori. I lavoratori del comparto chiedono la fine di questa politica antioperaia ed il rispetto dei contratti collettivi nazionali, la certezza del salario ed il riconoscimento del giusto orario di lavoro. La lotta sarà lunga e dura ma l’anno appena trascorso ci ha insegnato che unendo i fronti di lotta siamo in grado di riprenderci ciò che per anni ci è stato negato. Ed è per questo che grazie al Partito Comunista abbiamo deciso di espandere il fronte di lotta, collaborando con i lavoratori di altri settori come quelli di Alitalia con i quali condividiamo percorsi e battaglie. Per unire le lotte, per creare un fronte sempre più forte abbiamo bisogno di un’organizzazione radicata che ci sostenga e ci guidi verso la vittoria, un’organizzazione che oggi risponde al nome di Partito Comunista, la casa dei lavoratori.

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2 Comments

  1. BENE MASSIMO PEDRETTI COME LAVORATORE CANDIDATO NELLE FILE DEL PARTITO COMUNISTA. Chi scrive di seguito ne è davvero contento.

    Il settore della logistica e dei trasporti è un fattore cardine della ROTAZIONE DEL CAPITALE analizzata da Marx nel Libro II del Capitale che reca con sè il sottotitolo
    “La riproduzione del capitale”.
    Se nel settore trasporti logistica si decide di prolungare l’orario di lavoro degli autotrasportatori e dei corrieri da 8 a 12 ore cioè della metà (+ 4 ore) senza corresponsione di salario, un aumento del 50% del tempo di lavoro non pagato si aggiunge al settore trasporti logistica come profitto.

    Rotazione del capitale. Se, ad esempio, 750 milioni di capitale, comprensivi di una parte in salari, vengono investiti in 12 mesi da aziende di differenti settori di produzione, essi devono essere riprodotti in merci dagli operai ed essere venduti tramite l’asse dei settori di trasporto e logistica perché il capitale possa rifluire al punto di partenza in forma di denaro realizzato con la vendita, la rotazione di quei 750 milioni di valore merce. Ma gli operai che producono le merci del valore di 750 milioni, aggiungono una massa di plusvalore, di plusprodotto, di valore merce non pagato. Se la media del saggio di profitto, cioè della somma del plusvalore complessivo prodotto gratuitamente dagli operai dei vari settori è del 33 1/3%, gli operai produrranno una media di 250 milioni di plusvalore che si aggiunge ai 750 milioni di partenza. Quindi alla fine dei 12 mesi rifluiranno non 750 milioni, ma anche il plusvalore di 250 milioni quindi un capitale pari a 1 miliardo.
    Ora, se tramite il settore dei trasporti logistica l’orario dei corrieri e degli autotrasportatori viene aumentato del 50%, da 8 a 12 ore giornaliere, la velocità di circolazione, il riflusso del capitale aumenta del 50% e 1 miliardo di valore merce rifluisce in 6 mesi anziché in 12, cosicché ai 12 mesi si aggiungono 6 mesi di produzione e circolazione di capitale e quindi rifluisce il valore merce che corrisponde a 18 mesi anziché 12, quindi l’equivalente in valore di 1 miliardo e mezzo di capitale. 1/3 di questo capitale addizionale pari a mezzo miliardo equivalente in valore a 6 mesi di produzione (comprensiva di plusvalore) si è “liberato”, investito dai settori industriali come ampliamento della produzione e dell’accumulazione dirottata in parte in robot industriali, che scacceranno una buona parte di quegli stessi operai che nella media complessiva hanno prodotto quei 250 milioni di plusvalore.
    Non è da escludere che gli industriali non premano per il lavoro su turni per coprire tutte le 24 ore giornaliere dei lavoratori del settore trasporti logistica per raddoppiare la velocità di circolazione cosicché alla fine dei 12 mesi rifluisca un ammontare di capitale comprensivo di plusvalore equivalente a 24 mesi, quindi un ammontare di 2 miliardi di valore merce. In tal caso c’è un’eccedenza di 12 mesi, una metà di “capitale liberato” pari ad 1 miliardo da reinvestire per ampliamento di produzione ed un plusvalore accumulato pari a mezzo miliardo di dollari (del 33 1/3% su un miliardo e mezzo di capitale investito e riprodotto) da dirottare in parte in investimenti per robot di linea.

    Per quanto riguarda prettamente logistica e trasporti, pur con il pagamento degli straordinari, basati su incentivi percentuali sul salario base, ai corrieri e agli autotrasportatori, delle 4 ore di tempo di lavoro aggiuntivo, il pagamento del salario ammonterebbe solo ad una parte del tempo di lavoro pagato, ad esempio, a 3 ore di lavoro pagato contro 1 ora non pagata. Perchè lo sviluppo del capitale si quantifica nelle ore e nel tempo di lavoro non pagato al lavoratore come base del profitto.

  2. Non un aumento del 50% del tempo di lavoro non pagato si aggiunge al profitto, ma semplicemente 4 ore dal momento che la percentuale, dipende dalle ore già preesistenti di lavoro non pagato per singolo lavoratore. Perchè se le ore di lavoro non pagato nel corso della giornata lavorativa sono 3, l’aggiunta di 4 ore si traducono in un aumento del pluslavoro del 133 e 1/3% e non del 50%. Cioè da 3 ore di lavoro non pagato a 7. Se si trattasse di 6 ore di lavoro non pagato l’aggiunta di 4 ore di lavoro non pagato si traduce in aumento del pluslavoro di 2/3, cioè del 66 2/3%, cioè da 6 ore di pluslavoro a 10 ore. Mi scuso per l’errore.

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