Ilva, i lavoratori davanti al teatrino Calenda-Emiliano

Da giorni va avanti il botta e risposta fra Governo da un lato, Regione Puglia e Comune di Taranto dall’altro, in merito al ricorso presentato pochi mesi fa dal governatore pugliese Michele Emiliano contro il decreto ambientale del governo, che fra le altre cose prevede una proroga dei termini per la copertura del parco minerario. La reazione del Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, è stata quella di giudicare il ricorso come un ostacolo agli investimenti da parte del colosso Arcelor Mittal. Il ministro è arrivato a minacciare la chiusura delle trattative per la cessione dell’Ilva (e la bonifica, che sebbene sia a carico di Arcelor sarà anticipata dal Governo), e la conseguente chiusura dello stabilimento agli inizi di gennaio se il ricorso dovesse essere accolto. Arriva oggi l’appello del premier Gentiloni affinché si riapra il dialogo fra Governo ed enti locali.

Un teatrino da campagna elettorale, le cui prime vittime sono i lavoratori e i cittadini di Taranto, che oggi si trovano tra l’incudine e il martello, mentre le uniche garanzie che sembrano contare sono quelle che il Governo vuole assicurare ad Arcelor per il capitale investito, ma non quelle sulla salute e il lavoro dei cittadini. Nel frattempo, continua il ricatto che all’Ilva va avanti da anni, cioè quello che pone l’alternativa fra rinunciare al proprio lavoro o alla propria salute. Si parla di 14mila posti di lavoro, di cui molti già in cassa integrazione, che con l’aggiunta degli altri 7mila dell’indotto fanno un totale di 20mila posti di lavoro a rischio

I sindacati di lotta parlano di «mancanza di un vero piano industriale trasparente, mai approfondito ai numerosi tavoli romani, di certo c’è solo l’ennesima proroga nel risolvere il fermo dei veleni che continuano a mietere vittime tra i lavoratori e i cittadini» – così la Confederazione Unitaria di Base in un comunicato. Secondo la CUB «Solo una presa di coscienza di tutti i lavoratori, coinvolti e dei cittadini del territorio circostante all’ILVA può risolvere il problema definitivamente, organizzandosi in un unico fronte unitario di lotta che elimina le divisioni e unifica gli interessi degli stessi». Una posizione che chiama alla lotta diretta tutti i lavoratori, diversamente da sindacati confederali oggi di fatto appiattiti sulla posizione del Governo.

Sulla vicenda si è espresso anche Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista: «Il teatrino ridicolo che si sta consumando fra Calenda e Emiliano è l’ultimo atto di una gestione malata del caso ILVA. Mentre Governo e Regione Puglia si rimpallano accuse e minacce, si permette ad Arcelor e Marcegaglia di fare enormi guadagni sulla pelle degli operai. Prima gli si regala la più grande industria siderurgica di tutta Europa, e poi si accetta supinamente un piano industriale che prevede ben 4000 esuberi su 14.000 dipendenti. I lavoratori e i cittadini di Taranto non possono tollerare oltre. Serve l’immediata nazionalizzazione dell’ILVA e il suo affidamento ai lavoratori, iniziare seriamente le bonifiche e i lavori di copertura del parco minerario».

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