Gerusalemme, ambasciatrice USA minaccia l’ONU: «Non ci dimenticheremo di questo voto»

NEW YORK. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato ieri la risoluzione di condanna alla decisione del presidente USA Donald Trump di trasferire l’ambasciata a Gerusalemme, di fatto riconoscendola come capitale dello Stato di Israele. Ben 128 paesi, tra cui l’Italia, hanno votato a favore della risoluzione; 35 sono gli astenuti, mentre solo in 9 a schierarsi dalla parte degli USA.

La risoluzione, presentata dallo Yemen il cui ambasciatore ha definito l’azione di Trump «una palese violazione dei diritti del popolo palestinese e delle nazioni arabe, e di tutti i musulmani e cristiani nel mondo», giunge in seguito al veto degli USA su una risoluzione analoga nel Consiglio di Sicurezza. Degna di nota, tuttavia, è stata la scelta dell’Egitto di non nominare gli Stati Uniti nella risoluzione, parlando genericamente di “grande rammarico per le decisioni riguardanti lo status di Gerusalemme”. Un dato non da poco, perché lo Statuto dell’ONU prevede l’obbligo di astensione dal voto in Consiglio di Sicurezza per gli stati che sono parte della controversia alla quale una risoluzione fa riferimento. Nell’Assemblea Generale, invece, non è previsto il potere di veto.

In seguito al voto contrario, molto dura è stata la risposta dell’ambasciatrice degli USA presso le Nazioni Unite, Nikki Haley. Un intervento duro e aggressivo, con una velata minaccia nei confronti dell’ONU e degli altri paesi membri: «Gli USA ricorderanno questo giorno come il giorno in cui siamo stati attaccati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per il semplice atto di aver esercitato i nostri diritti di nazione sovrana. Ce lo ricorderemo, dal momento che siamo chiamati a versare il contributo [economico, Ndr] più alto per le Nazioni Unite. Ce ne ricorderemo, dal momento che molti paesi vengono a chiederci – e lo fanno spesso – di pagare ancora di più e di usare la nostra influenza a loro vantaggio».

«Collocheremo la nostra ambasciata in Gerusalemme, è ciò che gli americani vogliono e la cosa giusta da fare» – ha così proseguito – «Nessun voto delle Nazioni Unite potrà cambiare questo. Ma questo voto cambierà il modo in cui gli americani guarderanno alle Nazioni Unite, e il modo in cui guardiamo ai paesi che ci mancano di rispetto nelle Nazioni Unite. Questo voto sarà tenuto a mente».

L’ambasciatrice, del resto, non è nuova a dichiarazioni di questo tipo. Già durante il voto dell’Assemblea Generale sulla risoluzione contro il Bloqueo imposto a Cuba, lo scorso novembre, definì la discussione dell’Assemblea Generale “una farsa politica priva di valore”, con affermazioni come “questa assemblea non ha il diritto di dirci cosa dobbiamo fare”, arrivando addirittura a concludere una frase dicendo “…finché gli Stati Uniti resteranno nell’ONU”. Insomma, a un anno dall’insediamento di Trump, dagli USA giungono segnali di una rinnovata aggressività degli Stati Uniti in politica estera, certo mai sopita nella sostanza neanche durante l’amministrazione Obama, ma ora sembra riuscire “allo scoperto”, senza sentire il bisogno di camuffarsi.

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