Il disagio occupazionale colpisce un quinto dei lavoratori in Italia

*di Lorenzo Vagni

Un recente studio testimonia un consistente peggioramento delle condizioni lavorative negli ultimi anni: infatti, secondo la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, l’istituto nazionale per la ricerca della CGIL, nel primo semestre del 2017 in Italia 4,492 milioni di lavoratori si trovavano nella cosiddetta “area del disagio occupazionale“. Il disagio occupazionale riguarda coloro che che svolgono un’attività di carattere temporaneo perché non hanno trovato un’occupazione stabile oppure sono impegnati a tempo parziale perché non hanno trovato un’occupazione a tempo pieno. Il tasso del disagio è pari al 20 % rispetto al totale degli occupati, il 45,5 % in più rispetto al primo semestre del 2007 (1,4 milioni di lavoratori in più), e il dato più alto degli ultimi dieci anni, ma è sensibilmente maggiore per alcune categorie di lavoratori: ad esempio al Sud raggiunge in media il 23,9 %; per le lavoratrici donne si attesta a 26,9 %; vi sono anche delle differenze nelle diverse fasce d’età, nella fascia 15-24 anni, in cui raggiunge il 60,7 % (21 punti percentuali in più rispetto ai dati del 2007) e nella fascia 25-34 anni, per cui è al 32 % (13 punti in più del 2007); per i lavoratori stranieri supera il 33 %; per quanto riguarda il titolo di studio, il tasso è più alto per i lavoratori con basso titolo di studio, ed è pari al 22,8 %; vi sono infine distinzioni in base al settore lavorativo, ma i lavoratori impiegati in settori quali quello alberghiero e della ristorazione arriva al 39 %, in agricoltura al 34 % (nel 2007 erano entrambi sotto il 25 %).

L’aumento del tasso di disagio occupazionale è dovuto alla progressiva precarizzazione del lavoro, attuata in Italia dai governi di centro-destra e centro-sinistra su chiaro indirizzo delle grandi imprese, che da tale precarizzazione hanno potuto aumentare i propri profitti a spese dei lavoratori, e dell’Unione Europea, che delle grandi imprese è una diretta emanazione. Negli ultimi anni infatti si è assistito ad una concentrazione della ricchezza sempre maggiore, con meno del 10 % della popolazione che possiede l’86 % della ricchezza globale e ad un consistente aumento del numero di milionari.

La crisi economica è stata infatti riversata completamente sulle classi popolari, mentre allo stesso tempo le grandi imprese hanno approfittato per aumentare i propri profitti, risparmiando sul costo del lavoro e portando avanti l’attacco ai diritti dei lavoratori, giustificandosi con la ricerca di una maggiore competitività sui mercati internazionali. In Italia ha avuto un ruolo fondamentale in questa direzione il Jobs Act, con l’introduzione del contratto a tutele crescenti e di altre misure palesemente filopadronali.

In questa fase in cui i governi, apertamenti schierati con la borghesia, portano avanti politiche avverse nei confronti dei lavoratori (non ultimo l’emendamento Sacconi alla legge finanziaria, che, seppur bocciato, prevedeva proposte limitative del diritto di sciopero), solo l’organizzazione dei lavoratori potrà portare al contrattacco delle classi popolari.

About Redazione 610 Articoli
Organo ufficiale del Partito Comunista

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*