Sul trasporto pubblico a Napoli, sulla finta rivoluzione di De Magistris e sul ruolo dei lavoratori.

*di Gennaro Nenna,
(Resp. regionale della Campania del Partito Comunista)

La crisi dell’ANM (società che gestisce il trasporto pubblico a Napoli) è ormai a un punto di svolta, una svolta che è la prova del grande bluff della finta “rivoluzione zapatista” tanto sbandierata da De Magistris.

La questione del trasporto pubblico è in corso da mesi ormai e i lavoratori stanno lottando, oltre che per i premi di produzione non ancora pagati, contro il piano di risanamento di ANM. Un piano che vede, e la cosa non ci sorprende, la privatizzazione del trasporto pubblico del capoluogo campano ormai imminente, visti i “tempi strettissimi”.

Parere espresso anche dal Garante per i Trasporti, arrivato a fine ottobre, «che conferma l’obbligo di effettuare le gare là dove ci si trovi di fronte a bilanci in rosso». Ovviamente, visto che l’ANM non è una banca, di cacciare soldi pubblici per risanarla non ci si pensa, meglio darla ai privati, magari chiedendo sacrifici ai lavoratori per renderla appetibile ai privati attraverso il taglio degli stipendi, maggiori carichi di lavoro e l’aumento delle tariffe per cittadini.

Non ci sorprendono nemmeno le affermazioni di qualche sindacalista della CGIL per il quale «non spaventa affidare la gomma a un altro soggetto, anche privato, che sia capace di dare stabilità ed efficienza al servizio e garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali», in poche parole «non importa che le cose vadano male purché ci dicano le cose vadano bene anche se vanno e andranno male», tanto questi “sindacalisti” sapranno sicuramente cosa fare per i lavoratori…

Di fronte a tutto ciò l’amministrazione comunale ha deciso di piegarsi alle logiche del sistema, del sistema capitalista. Dopo gli incontri coi rappresentanti dell’Ucraina fascista e filo-UE, dopo il silenzio assordante sulla Nato, adesso arriva la privatizzazione del trasporto pubblico.

A questo punto bisogna fare un bilancio critico.

Noi Comunisti abbiamo sempre criticato, fin dall’inizio, De Magistris e tutto ciò che rappresenta.

Sulla grande questione del Lavoro, per noi comunisti ovviamente fondamentale, l’amministrazione ha brillato per il suo disinteresse, oltre che per una totale incompetenza.

Quante fabbriche, sotto le quali c’erano stati “politicanti giri turistici”, dove a gran voce si era chiesto sostegno alla classe operaia partenopea, ricevendo in risposta solenni assicurazioni di un impegno attivo a mantenere vive le poche realtà produttive ancora presenti in città, sono oggi chiuse o sono state svendute? Potremmo portare tanti esempi a riguardo.

Uno tra tutti, il caso più emblematico, è quello dell’Alenia di Capodichino, vero gioiello dell’industria aero-spaziale internazionale (lor padroni la definirebbero un’eccellenza), lasciata nel dimenticatoio, dopo la campagna elettorale, da Luigi De Magistris e dai suoi assessori.

Ceduta, come sempre svenduta, senza neanche una parola di circostanza, di  protesta da parte del sindaco, e regalata niente poco di meno che ai resti dell’Atitech, già pezzo pregiato dell’industria avanzata pubblica e già regalata dall’ineffabile Finmeccanica a tale Gianni Lettieri, candidato del centro-destra alle ultime amministrative proprio contro De Magistris e ultimamente indagato per bancarotta al processo con al centro il crac di Novaceta Spa (poi diventata BembergCell) leader nella produzione di filo acetato in Italia e nel mondo.

Un’indagine che osserva come ci siano stati «operazioni distrattive e di depauperamento di ampia portata» (si stima 70 milioni) che hanno portato al «risultato anche di lasciare senza lavoro» parecchi operai dell’azienda.

Tornando a De Magistris, potremmo parlare del disinteressamento per i lavoratori dei centri commerciali della città che firmano, costretti dalla necessità, contratti di lavoro part time pur sapendo che lavoreranno full time ricevendo una retribuzione di part time dove ci sono 30 ore o anche 40 lavorate per 20 pagate; potremmo parlare del disinteressamento per la questione degli operai portuali di Napoli dove ci sono stati licenziamenti illegittimi da parte della Conateco che tramite finiti “motivi disciplinari” voleva tagliare personale e assicurarsi più profitti sulla pelle degli operai (giustamente poi nel 2016 l’Autorità Portuale di Napoli ha rinnovato la concessione alla Conateco fino al 2019); potremmo parlare di come il Comune pensò di utilizzare i voucher, lo strumento cardine delle politiche di precarietà e sfruttamento contenute nel Jobs Act, per far fronte alle necessità della macchina amministrativa comunale; potremmo parlare del disinteressamento per i lavoratori Hitachi ingiustamente licenziati e lasciati a loro stessi.

Potremmo parlare di molto altro, ma ci fermiamo qui.

E’ chiaro che De Magistris non è la risposta per i lavoratori, è chiaro che chi è andato e/o va dietro a questo rappresentante della borghesia si è sbagliato e sbaglia circa il suo essere rivoluzionario e alternativo al sistema.

Ma d’altronde lo stesso De Magistris lo dice: lottare dentro al sistema per cambiarlo dall’interno con “l’aiuto del popolo”. La storia ha dimostrato che questa via è falsa e impraticabile, lo dimostra la storia del PCI, lo dimostra la storia del PRC, lo dimostra la storia dei movimenti più o meno grandi che alla fine non hanno inciso negli avvenimenti e nel cambiamento.

Non si può cambiare il sistema capitalista e borghese sul terreno della finta “democrazia” borghese, i famosi margini del riformismo non ci sono più e i capitalisti lo hanno capito portando avanti una spietata lotta di classe contro i lavoratori usando la macchina statale per far passare leggi contro i diritti dei lavoratori stessi.

Chi non capisce questo illude se stesso e gli altri sul cambiamento.

Quindi che fare?

Prima di tutto, sulla questione dell’ANM, è necessario che i lavoratori più combattivi si uniscano per opporsi a questa decisione, che si blocchino i trasporti a Napoli e che si ponga il punto di vista dei lavoratori: E’ necessario porre la questione di un trasporto pubblico sotto il controllo dei lavoratori.

Le divisioni sindacali nei sindacati di base ci sono, e alcune scelte di talune dirigenze sono macigni, ma la lotta dei diritti, in questo caso del diritto al trasporto, è una lotta che non può essere semplicemente demandata a scelte delle dirigenze sindacali, ma deve essere un percorso unitario scelto democraticamente dai lavoratori i quali, lottando per i propri interessi e non per dei “interessi comuni”, possono costringere i padroni a cedere, e gli scioperi che si stanno susseguendo in questi mesi dimostra che c’è margine per la lotta di classe.

Su questo noi ribadiamo, infine, che è necessario costruire un fronte unito dei lavoratori, un coordinamento di tutte le vertenze napoletane, al fine di creare una vera unità di classe, al fine di creare quel blocco sociale che lottando si riprenda i diritti che gli stanno togliendo.

I lavoratori sono chiamati a una sfida enorme ed è nostro compito cercare di essere preparati a tale sfida e i Comunisti lavorano e lavoreranno in questa direzione.

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