Si avvicina il centenario e la borghesia russa si scaglia contro la Rivoluzione Sovietica

*di Lorenzo Vagni

Sono i giorni della celebrazione del centenario della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre e cresce giustamente il disturbo della borghesia russa che dimostra tutta la sua paura di fronte al pericolo che quell’evento tanto epocale quanto attuale possa nuovamente avvenire mettendo fine ai suoi privilegi e barbarie. Il governo borghese russo ha vietato ogni celebrazione ufficiale: «non c’è nulla da festeggiare» ha tagliato corto il portavoce del Cremlino commentando l’assenza di un programma commemorativo “ufficiale”. Ma non poteva esser altrimenti: Non è la loro Rivoluzione! La Rivoluzione d’Ottobre è la festa degli sfruttati e oppressi di tutto il mondo.

Ma l’operazione in corso da parte del governo borghese russo non si limita alla rimozione ma continua nel tentativo di inquinare le idee rivoluzionarie e criminalizzare la lotta di classe in una direzione chiaramente anticomunista e antioperaia. In questa direttrice, lo scorso 30 ottobre, il presidente russo, Vladimir Putin, ha preso parte all’inaugurazione del Muro del Dolore (Stena skorbi, chiamato in italiano anche Muro del Cordoglio), un monumento in bronzo alto 6 metri e lungo 35, posto al centro di Mosca, realizzato dallo scultore Georgij Franguljan. L’opera, costituita da forme umane senza volti, intende commemorare delle non meglio specificate “vittime della repressione” del periodo sovietico.

La data stabilita per l’inaugurazione del monumento non è casuale, ma coincide con la “Giornata della Memoria delle Vittime della Repressione Politica”, ricorrenza istituita nel 1991, nell’anniversario dell’inizio di uno sciopero della fame da parte di alcuni detenuti in carcere in Mordovia e nel Territorio di Perm’. Durante l’inaugurazione del Muro, organizzata in pompa magna dalle autorità (che però ha visto la partecipazione di solamente un centinaio di persone, più che altro giornalisti), Putin ha svolto il seguente intervento[1]:

«È molto importante che noi e le future generazioni – questo ha un grande significato – conosciamo e ricordiamo questo tragico periodo della nostra storia, quando interi gruppi sociali e interi popoli furono crudelmente perseguitati, inclusi lavoratori, contadini, ingegneri, comandanti militari, preti, impiegati governativi, scienziati e personalità culturali. Né il talento, né i servizi alla Madrepatria, né la sincera devozione ad essa poterono aiutarli ad evitare la repressione, perché accuse ingiustificate e assolutamente assurde potevano essere rivolte a chiunque. Milioni di persone furono dichiarate “nemici del popolo”, giustiziate o mutilate, o soffrirono in prigione, nei campi di lavoro o in esilio. Questo passato terrificante non può essere cancellato dalla memoria nazionale o, tanto più, giustificato da qualsiasi riferimento al cosiddetto interesse superiore del popolo. […] La repressione politica è diventata una tragedia per tutto il nostro popolo, tutta la nostra società e ha inferto un duro colpo al nostro popolo, alle sue radici, cultura e consapevolezza di sé. Stiamo ancora subendo le sue conseguenze».

All’evento era presente anche il patriarca di Mosca e di tutte le Russie (il capo della chiesa ortodossa russa), Cirillo I, – a tutti gli effetti uno dei pilastri della classe dominante – il quale ha è dichiarato[1]:

«L’evento di oggi, che ci ha riuniti a questo monumento, richiede ancora una volta di pensare alla terribile tragedia che si è verificata in Russia nel XX secolo. Sappiamo che tragici avvenimenti avranno luogo a lungo, ma l’anno del centenario della rivoluzione dovrebbe diventare particolarmente importante per una riflessione del genere. Guardando queste tragedie ci chiediamo: come può accadere questo? Perché gli abitanti di un paese si perseguitano e uccidono l’un l’altro? Come ha fatto l’idea grandiosa di costruire un mondo libero e giusto a portare a sangue e illegalità? A quel tempo la gente sognava un mondo senza sfruttamento, senza povertà, senza guerre, un mondo in cui la scienza avrebbe risolto tutti i problemi e guarito tutte le malattie. Ma un sogno per molti si è trasformato in un incubo. Qual è stato l’errore? Non sarà stato il fatto che si voleva costruire una società umana e giusta respingendo i fondamenti spirituali della vita umana e della morale che ha portato alla giustificazioni di ingiustizia e crudeltà in nome della costruzione di un “futuro luminoso”? E oggi tutti dobbiamo renderci conto che non ci sarà un futuro luminoso se, ancora una volta, nella ricerca di un tale futuro, la base morale e spirituale dell’esistenza umana verrà distrutta sotto l’influenza di nuove ideologie. […] La generazione attuale non ha il diritto di ripetere questi errori storici».

Insomma, ricordando in realtà le “vittime della repressione” nei confronti della classe sfruttratrice spodestata, chiamano il proletariato al pentimento, a chiedere perdono e a non osare mai più ad assaltare il cielo facendo divenire realtà quelle idee tanto ipocritamente predicate ma realizzabili solo con l’ascesa al potere dei lavoratori eliminando quella classe parassitaria e sistema che genera sfruttamento dell’uomo sull’uomo, guerre e barbarie.

Le procedure per la realizzazione del Muro del Dolore erano iniziate già dal 2014. L’opera è costata in totale 460 milioni di rubli, di cui 300 sono stati stanziati dall’amministrazione della città di Mosca, e i restanti 160 da donazioni private raccolte dalla Fondazione per la Perpetuazione della Memoria delle Vittime della Repressione Politica. L’ideazione di un’opera come il Muro del Dolore rappresenta una naturale tendenza da parte del governo borghese russo nato dalla controrivoluzione, ovvero il rigetto del proprio passato di paese socialista. Gli attacchi alla storia dell’URSS si pongono di conseguenza sullo stesso piano di quelli apportati dalla propaganda occidentale. Non è una casualità il fatto che l’inaugurazione del Muro avvenga proprio a ridosso dell’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, come testimoniato dalle parole dello stesso Putin poche ore prima della cerimonia durante l’Incontro del Concilio per la Società Civile e per i Diritti Umani[2]:

«L’apertura del monumento è particolarmente importante in quanto siamo giunti al centesimo anniversario della rivoluzione del 1917. Spero che la nostra società userà questa data per chiudere il capitolo dei drammatici eventi che hanno diviso il nostro paese e la nostra nazione, e che ciò divenga un simbolo del superamento di questo scisma, di perdono reciproco e di abbraccio della storia russa per come questa è, con tutte le sue grandi vittorie e i suoi eventi tragici».

La strategia del governo russo (e quindi della borghesia russa, di cui il governo attuale è una diretta emanazione) è infatti quella di denigrare la storia del movimento comunista, indicando nella lotta di classe un elemento divisivo a scapito dell’unità nazionale. Quella divisione oggettiva esistente tra sfruttati e sfruttatori i cui interessi non potranno mai esser conciliati al di là delle retoriche e paternalistiche parole degli orfani dello Zar, funzionali a quel progetto nazionalistico da Grande Potenza che mira a trascinare e schiacciare gli sfruttati sotto le bandiere degli sfruttatori. Al massimo gli sfruttati possono delegare a qualche “rappresentante parlamentare” qualche richiesta di diritti purché entro i limiti del decadente sistema capitalistico, senza mai toccare gli interessi del profitto di quei pochi che stanno in alto né ancor meno il loro dominio. Ma proprio la Rivoluzione Sovietica ha dimostrato e insegnato, universalmente, che gli sfruttati possono invece costruire un mondo per loro stessi, un mondo nuovo, più giusto e superiore, senza sfruttamento, disoccupazione e miseria, godendo a pieno della ricchezza socialmente prodotta, garantendo il diritto alla casa per tutti, l’assistenza sanitaria e l’istruzione gratuita, la diminuzione dell’orario di lavoro, la sicurezza sociale, lo sviluppo globale della persona e relazioni umane tra le persone, ecc. Questo per la borghesia di ogni paese rimane inaccettabile: nessuno deve metter in discussione il suo dominio nonostante sia ormai obsoleto e reazionario nei confronti dello sviluppo dell’Umanità.

Non potendo mettere in discussione gli enormi e senza precedenti successi e conquiste del sistema socialista, nel campo dell’economia, della scienza e tecnologia, della ricerca, della cultura, welfare e altri settori, che portarono un paese feudale ad esser uno dei più sviluppati e industrializzati del mondo, alla borghesia non rimane altro che criminalizzare tutto quello che ha reso possibile ciò: la lotta di classe rivoluzionaria dei lavoratori e degli sfruttati, la loro propria organizzazione, organismi e strumenti di lotta, il Potere Sovietico, disquisendo su indicibili pene e sacrifici, sulla terribile dittatura antidemocratica di Stalin, sul terrore bolscevico ecc… nel vano tentativo di denigrare la superiorità del Socialismo e del potere dei lavoratori.

A tale proposito potrebbe meravigliare il fatto che Putin, nel commemorare la presunta “repressione politica del XX secolo”, non citi mai il nome di Stalin, a cui la propaganda borghese imputa frequentemente le maggiori responsabilità di tale repressione. Questa “dimenticanza” di Putin è, al contrario, facilmente comprensibile se si considera l’utilizzo che l’attuale governo russo fa, anche indirettamente, della figura di Stalin, ed in particolare della vittoria dell’URSS nella Seconda Guerra Mondiale, in larga parte dovuta all’operato dello stesso Stalin e al Potere Sovietico, riletta in chiave nazionalistica e svuotata del suo contenuto di classe, come la vittoria della Russia sulla Germania. Liquidare apertamente Stalin non sarebbe conveniente proprio per questo motivo, ma risulta a Putin molto più funzionale denigrare il comunismo in quanto tale, insieme alla serie di conquiste economico-sociali che il socialismo ha garantito in URSS, del tutto invise all’oligarchia russa che naturalmente non rifiuta affatto la sua di “repressione politica” (vedasi ad esempio la persecuzione di alcuni militanti comunisti a Mosca e a Nižnij Novgorod nello scorso maggio[3] o alla censura del materiale politico di ispirazione comunista e antimperialista durante il Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti tenutosi a Soči lo scorso mese[4]).

Ma gli sfruttati hanno dalla loro parte la verità della Storia e hanno da far proprie le lezioni dell’Ottobre per compiere il compito di far avanzare e liberare l’intera Umanità dal gioco della barbarie del capitalismo imperialista, dalle sue crisi, guerre, diseguaglianze sociali. Sono i lavoratori russi, i figli dell’Ottobre, a dover chiedere il conto alla borghesia russa dei crimini subiti con la restaurazione capitalistica da Yeltsin a Putin, dei crimini delle Guardie Bianche, della “domenica di sangue” del 1905, del massacro dell’Ottobre del ’93 ecc. così come i lavoratori di tutto il mondo per le sofferenze e ingiustizie che ogni giorno, in ogni paese, sono costretti a subire.

Il fatto che i governi borghesi affilino le unghie in occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre dimostra quanto l’esperienza storica del socialismo sia tuttora temuta dai capitalisti di tutto il mondo, e di come le idee che mossero i bolscevichi nel 1917 siano quanto mai attuali.

[1] http://www.kremlin.ru/events/president/news/55948

[2] http://www.kremlin.ru/events/president/news/55947

[3] http://www.lariscossa.com/2017/05/11/russia-nel-giorno-della-vittoria-arrestato-dirigente-comunista

[4] http://www.senzatregua.it/wfdy-no-alle-limitazioni-del-materiale-politico-al-festiva

https://communismgr.blogspot.it/2017/10/19th-world-festival-of-youth-and.html

http://pflp.ps/english/2017/10/18/palestinian-youth-organization-speaks-on-developments-at-festival-of-youth-and-students-in-sochi-russia/

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