Kemal Okuyan(TKP): «I vostri unici amici in Turchia sono quelli che lottano per la causa della classe operaia»

Intervento di Kemal Okuyan, segretario generale del Partito Comunista di Turchia (TKP) al XIX Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai che si tiene in Russia. Intervento in lingua inglese tradotto da Riscossa.

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A nome del Comitato Centrale del Partito Comunista di Turchia, ringrazio fraternamente il Partito Comunista della Federazione Russia per aver organizzato questo storico incontro nel centesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, e tutti i compagni che partecipano a questo incontro da ogni parte del mondo.

Non credo che oggi ci siamo riuniti qui solo per commemorare un grande evento accaduto cento anni fa. Nel nostro XIX incontro ci ritroviamo insieme per discutere della Grande Rivoluzione d’Ottobre; dei principi e dei valori che sono stati i temi principali della rivoluzione; della validità della teoria marxista-leninista come dimostrato a sua volta dalla rivoluzione stessa e da tutti gli avvenimenti che ne seguirono e dei compiti che tutto ciò affida a noi.

Un secolo dopo, la rivoluzione socialista è terminata, e nulla può far dimenticare questo fatto, nulla può riportarle indietro a una data precedente. Per evitare di ripetere quanto già detto, desidero piuttosto soffermarmi sula situazione in Turchia nel mio discorso, nel quale cercherò di essere il più franco possibile.

Cari compagni, la Turchia è un esempio perfetto che prova quanto sia futile, quanto sia ingannevole ogni altra strategia diversa dalla rivoluzione socialista, quanto sia priva di significato per le masse lavoratrici. Quindici anni fa diversi gruppi di “sinistra” in Turchia erano soliti sostenere che il problema maggiore fosse “il ruolo dei militari in politica” e consideravano la demilitarizzazione e la democratizzazione come obiettivo principale. Quindi hanno sostenuto Erdogan, in modo esplicito o tacito. Le stesse forze consideravano la candidatura della Turchia a membro della UE come un passo positivo. Alla fine, Erdogan ha mostrato a tutti, incluse alcune di queste fazioni che lo sostenevano, cosa significa la democrazia nell’ordinamento borghese. Le prigioni in Turchia adesso sono stracolme. Il TKP ha dimostrato di aver ragione.

Loro dicevano alcuni anni fa in Turchia: “La questione Curda deve essere risolta per prima”. Quindi hanno sostenuto Erdogan. Poi il Movimento nazionale Curdo ha mostrato di poter divenire un alleato degli Stati Uniti, come probabilmente potrebbe essere, e loro sono rimasti in silenzio di fronte a questo fatto. Loro hanno fatto dei principi di autodeterminazione delle nazioni, che Lenin associava strettamente a una strategia rivoluzionaria, un pretesto per prendere posizione nei conflitti interni al sistema imperialistico, rendendoli una scusa per dividere il movimento operaio. Alla fine, né la questione curda è stata risolta, né è stato possibile prevenire il consolidarsi di ostilità tra i popoli. Il TKP ancora una volta, ha dimostrato di aver ragione.

L’esperienza della Turchia è del tutto eloquente e dimostra le conseguenze dei sogni che considerano possibile il miglioramento di una dittatura borghese attraverso riforme e collaborazioni con le forze borghesi. Il capitalismo non è conciliabile con democrazia, libertà e pace.

Passiamo alla questione dell’indipendenza, della sovranità, dell’antimperialismo… Dieci anni fa, Erdogan si presentò come un politico anti-americano, come un amico delle nazioni oppresse nel Medio Oriente e in America Latina. Noi ammonimmo i nostri amici più volte su questo. Sfortunatamente, come qualcuno si aspettava da lui la democratizzazione, altri lo vedevano come leader antimperialista. Quando Erdogan ha iniziato a sostenere i gruppi terroristici in Siria, in collaborazione con gli Stati Uniti, solo allora, queste forze hanno abbandonato i loro sogni. Alcuni amici si sono chiesti con meraviglia: “ Ma come ha fatto Erdogan a cambiare così tanto!” Noi abbiamo sempre detto loro che “lui non è cambiato per nulla, è stato ed è tuttora l’uomo dei grandi monopoli”.

Adesso le relazioni tra Erdogan e alcuni paesi si sono deteriorate per differenti ragioni. Ancora una volta con rammarico vediamo che le manovre di politica estera di Erdogan conducono a rafforzare il suo potere nelle rivalità inter-imperialiste e i negoziati hanno suscitato nuovo entusiasmo in alcuni circoli. Alcuni lo considerano un grande leader, un eroe del popolo. Il nostro obiettivo è di prevenire illusioni che possono diffondersi anche nel movimento comunista internazionale.

Compagni, l’ostilità del capitalismo turco contro la classe operaia, il carattere antipopolare di questo governo, non cambia se ha buone relazioni in politica estera con Russia o Cina. Ai giorni nostri il sistema di alleanze è diventato traballante nella politica internazionale; tutti i governi borghesi stanno ridefinendo le proprie posizioni. I comunisti non devono perdersi, non devono consentire di essere spostati da una parte all’altra negli sviluppi geostrategici. Quando Erdogan ha ricominciato a flirtare con gli Stati Uniti quelli che fino a ieri stavano cantando le sue lodi, oggi lo accusano nuovamente di essere un “tiranno reazionario”. Ma in realtà non è cambiato niente e niente cambierà mai.

Cari compagni, il fatto che oggi il nemico più potente e tenace a livello internazionale siano gli USA e la Nato non dovrebbe farci vedere di vista il carattere di classe dell’argomento in questione. I comunisti lottano contro l’imperialismo statunitense, le sue basi militari, le sue occupazioni, contro la Nato e non bisogna ridurre questa lotta. Ma se questa lotta non è unita apertamente alla lotta per il rovesciamento della dittatura della borghesia nel proprio paese, si rivela assolutamente inconsistente. Oggi abbiamo i cosiddetti “nazionalisti di sinistra” in Turchia che supportano Erdogan. Fino a ieri erano in prima linea nell’opposizione contro di lui. Bene, cosa se ne fanno di questo le masse sfruttate? Dicono “per me non è mai cambiato nulla”.

Molti compagni ci chiedono cosa sta succedendo in Turchia. Noi gli diciamo che il capitalismo è in una forte crisi, il capitale si accanisce contro i lavoratori, ma non riesce a trovare una via d’uscita. La moneta turca sta perdendo il suo valore a velocità sconvolgente, l’incertezza politica è evidente, la guerra è dietro l’angolo. Dal canto suo il TKP parla di trasformare questo scenario spaventoso e caotico in un’opportunità. Per questa situazione non c’è soluzione nel capitalismo. Noi non nutriamo simpatie per la dittatura reazionaria e islamista dei monopoli semplicemente perché sta rompendo le sue relazioni con gli Stati Uniti. Ma allo stesso tempo ci dichiariamo contrari ad ogni rivoluzione colorata, ai golpe di Soros, che si tenta di realizzare contro Erdogan. Non preferiamo nessuno dei due all’altro.

E fraternamente facciamo appello a tutti i partiti comunisti di stare alla larga dai reazionari religiosi, dai liberali, dagli alleati degli Stati Uniti in Turchia. I vostri unici amici in Turchia sono quelli che lottano per la causa della classe operaia.

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