L’integrazione a Salerno: un problema di “interessi” camuffato in ordine pubblico

*di Mariapia Della Monica

Per l’integrazione dei Senegalesi se dovessi dare una valutazione a ciò che la città sta facendo darei sicuramente un 2 per cento, non di più. Salerno non è apparentemente una città razzista, nelle strade non abbiamo mai avuto problemi di questo tipo, ma sui social… vediamo anche noi quanti leoni da tastiera ci sono.”

A parlare è Dauda Niang, presidente dell’associazione Senegalesi di Salerno, che vive in europa da ben 17 anni (gli ultimi 10 in Italia), laureato a Parigi lavora qui come mediatore culturale e non solo.

L’associazione che rappresenta si fa promotrice della cultura Senegalese in Italia, cultura che, ”è fatta di valori come quelli della solidarietà, umiltà, fratellanza” e spiega ” per noi ognuno è un nostro fratello”

A dei leoni da tastiera, che giorno dopo giorno pare si dilettino a scrivere pensieri frutto di ignoranza, tiene a rispondere cosi:

”non è vero che siamo tutti extracomunitari, certo, ce ne sono e noi lo sappiamo, ma non sono così tanti come vogliono farci credere, su 1000 Senegalesi che vivono qui piu di 800 hanno il permesso di soggiorno, e TUTTI PAGHIAMO per averlo; a differenza di molti italiani nessuno di noi ”regolari” ha mai evaso, in quanto se non paghiamo con regolarità tutte le tasse, (tra cui anche i contributi che dovrebbero farvi riflettere sulla risorsa che siamo), il permesso di soggiorno non ci viene rilasciato.

Ci viene imputato che la merce che vendiamo sul lungomare di Salerno è rubata, in realtà compriamo tutto a Napoli, precisamente a Gianturco, è per la maggior parte merce di origine cinese, come quella che si trova nei negozi; a tal proposito, si sentissero in colpa i finanzieri che sequestrano ingiustamente il materiale ad un Senegalese, si portino sulla coscienza la fame che hanno dato a dei bambini per qualche giorno, a dei benefici di prima necessità che gli hanno tolto a causa dei 600 euro rubati al loro padre.

A tutti quelli che invece pensano che noi, una volta arrivati in Italia, non vogliamo fare nulla, mi sento di dire che tutti quelli che lavorano in ristoranti, locali, e attività varie vengono retribuiti di solo 8 ore di lavoro su circa 12 che ne svolgono.”

E riguardo l’integrazione religiosa:

”noi che viviamo qui ormai da trent’anni, e siamo stati spesso disposti a farci influenzare dai costumi del posto vogliamo che venga riconosciuta anche la nostra religione, quella musulmana che è altrettanto pacifica.

In una città come Salerno non è possibile che sia stato costruito un solo edificio di culto per la nostra religione, tra l’altro anche piccolo, eppure l’amministrazione lo sa bene che su una popolazione emigrante, ben il 90 per cento è di estrazione musulmana, vorrei chiedere al sindaco: come puoi difendere l’Italia e non conoscere l’articolo otto della costituzione?’

L’astio che l’associazione riserba con l’amministrazione Salernitana è nata da alcuni comportamenti di trascuratezza verso i Senegalesi che sono sfociati in atti di aperta repressione verso quest’ultimi.

Al fine per capire questa situazione è indicativa una lettera che Daouda ha scritto al governatore De Luca nel mese di Maggio, al seguito dell’accusa di essere un “cafone” rivoltagli da quest’ ultimo.

Alla battaglia contro i ”cafoni” Dauda risponde:

”Cafone è chi giudica una persona senza conoscerla.

Se solo mi conoscesse meglio, saprebbe che vivo in Italia da più di 17 anni.

Cafone è chi si nasconde dietro degli incapaci che ci stanno togliendo un diritto costituzionale: IL LAVORO.

Proprio a noi che viviamo in questa città da più di 30 anni.

Cafone è chi toglie lavoro ai poveri ambulanti preferendo un parcheggio per pochi ricchi.

Cafone è chi non riconosce la democrazia interna e l’autodeterminazione della nostra comunità che alterna i suoi presidenti.

Il cafone è chi non ha persone responsabili al suo fianco che hanno fatto fallire 3 mercatini etnici.

Il cafone è chi non sa che è finito il tempo di dire sì a tutto: ora pretendiamo i nostri diritti.

Cafone è chi non sa che viviamo da più di 30 anni a Salerno, città che amiamo più di lei, caro presidente.

Una città che rispettiamo più di chiunque, siccome nessuno di noi ha mai venduto droga ai suoi figli, nessuno ha mai rubato, né ha mai chiesto elemosina.

Cafone è chi non sa che le manifestazioni pacifiche sono parte integrante della democrazia.

Cafone è chi pensa di mandarci via: noi siamo qui legalmente e Salerno non è di sua proprietà.

Cafone è chi si proclama nostro amico e poi ci pugnala alle spalle.

Cafone è chi si fotografa con i nostri figli e poi non vuole accogliere anche i loro genitori.

Cafone è chi si circonda di persone maleducate che ci hanno chiamati “negri di merda”.

QUESTA SALERNO NON E’ QUELLA CHE CONOSCIAMO» conclude la lettera.

Se prima d’ora, dunque, le varie amministrazioni Salernitane si sono trovate una Salerno ”migrante” pronta ad accondiscendere a qualsiasi misura presa nei loro confronti, ora, con l’arrivo del nuovo presidente D.Niang le cose sono cambiate, l’associazione ha iniziato una serie di battaglie per l’integrazione, mettendo in risalto le ingiustizie che, giorno dopo giorno, centinaia di cittadini Salernitani, per il solo fatto di non avere origini Italiane, subiscono, nell’indifferenza di quanti, sui loro sacrifici, o si crogiolano oppure rimangono indifferenti.

Se c’era dubbio riguardo al fatto che l’unica vera integrazione passa per il lavoro, questo caso lo toglie.

Il Partito Comunista è per l’integrazione, prima di tutto, attraverso I DIRITTI SOCIALI (il lavoro, il salario, la sanità, l’istruzione ecc.) e poi quelli civili, perché senza diritti sociali non possono essere garantiti in pieno quelli civili; e porterà solidarietà agli immigrati Salernitani (ma non solo) lottando al loro fianco e cercando di organizzare la lotta al fine di aggregare quanti più lavoratori e disoccupati possibili, perché solo con la lotta organizzata si vince; una lotta che non è lo schifoso tentativo, tipico dei fascisti, di seminare odio razzista al fine di divedere gli oppressi e sfruttati per fomentare una guerra tra poveri e distrarre le masse popolari dai veri nemici e problemi; una lotta che faccia capire che la guerra tra poveri serve solo al capitale, una lotta che crei unità di classe tra tutti gli sfruttati, una lotta che schiacci il fascismo e i fascisti, servi del capitalismo, e i loro padroni.

A TAL FINE INVITIAMO TUTTI COLORO CHE VOGLIONO CAPIRE MEGLIO IL PROBLEMA E AFFRONTARLO LOTTANDO, ALL’ASSEMBLEA DEL 6 OTTOBRE CHE SI TERRA’ AL MUMBLE RUMBLE DALLE 17.30 IN POI.

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