Dal G7 di Torino un nuovo attacco a studenti e lavoratori

*di Graziano Gullotta (segr. prov. di Torino del Partito Comunista)

Si svolge a Torino dal 26 settembre al 1° ottobre l’ennesimo incontro istituzionale tra i ministri di 7 delle economie capitaliste più sviluppate al mondo. Quest’anno è già il settimo appuntamento del genere in Italia, vista la volontà di organizzare più summit per i ministri dello stesso ambito, in aggiunta al classico meeting dei capi di governo.

Per sfuggire dalle contestazioni animate che storicamente si verificano a contorno di questi incontri, il governo italiano ha deciso di spostare l’evento dalla sede iniziale del centro congressi Lingotto di Torino a Venaria Reale, un sobborgo all’interno dell’area metropolitana, dove sorge l’omonima reggia che ospiterà le delegazioni e farà da sfondo alle varie iniziative comuni.

I temi che verranno dibattuti sono “Industria, Scienza e Lavoro”, al fine di ripensare il mondo produttivo alla luce degli sviluppi tecnologici, soprattutto a fronte di una ulteriore automatizzazione e informatizzazione dei mezzi di produzione industriali.

Fuori da ogni visione ingenua di “neutralità” della scienza e della tecnologia, i principali governi del mondo capitalista stanno continuando a trasformare a loro vantaggio le condizioni lavorative di masse di proletari delle economie più sviluppate, al fine di garantire i profitti ai grandi monopoli: da qualche anno ormai, infatti, si sente parlare di “Industria 4.0”, di quarta rivoluzione industriale, una rivoluzione legata come abbiamo detto all’ulteriore avanzamento tecnologico nella società.

Dietro questo velo ideologico, accattivante e futuristico, c’è la volontà di coprire con parole vuote quello che in realtà è un ulteriore tuffo nel passato.

Il piano nazionale industria 4.0 raccoglie inviti di OCSE, FMI, UE, nonché grandi banche di investimenti, a riforme strutturali del mondo produttivo italiano, introducendo nuovi elementi di precarizzazione del lavoro, nuovi attacchi al concetto stesso di istruzione, salario, pensione. Si parla di un impegnativo investimento (in grandissima parte pubblico, cioè pagato dagli stessi lavoratori che ne subiranno gli effetti nefasti) che coprirà sia costi diretti per le infrastrutture, sia la creazione di un fondo di garanzia per gli investimenti privati a medio e lungo termine.

Uno dei leitmotiv più ricorrenti nei vari rapporti, documenti e dichiarazioni sull’Industria 4.0 è lo “scambio salario-produttività”. Cosa significhino queste tre parole nella vita quotidiana di milioni di lavoratori in Italia è abbastanza semplice da prevedere: non è nient’altro che quello che succede da fine anni ’80, da quando cioè i salari degli operai italiani erano tra i più alti d’europa. Dopo dieci anni di crisi, dieci anni di attacco alle condizioni contrattuali, al diritto al lavoro e ai diritti sul lavoro, l’instaurazione di un regime di disoccupazione, precarietà, sottoccupazione e sfruttamento che ormai deroga a qualsiasi forma di regolamentazione per orari e salari. Dopo tutto questo, ci si appresta ad un ulteriore taglio alle condizioni del lavoratore. Perché quelle semplici parole sono il preambolo alla seguente proposizione “essere disposti a cedere ad ogni diritto pur di mantenere un posto di lavoro malpagato”.

Non a caso si spinge per una più forte contrattazione decentrata aziendale, con la volontà di separare sempre più gli interessi immediati e dividere le lotte dei lavoratori in Italia.

Per i padroni invece gli stanziamenti producono effetti tutt’altro che negativi: crediti d’imposta per gli investimenti in ricerca, piani di iperammortamento e superammortamento, detrazioni e agevolazioni fiscali. Tutto ovviamente coperto da soldi pubblici.

A livello scolastico si procederà con una “diffusione della cultura Industria 4.0” con il piano Scuola digitale, l’entrata a regime dell’Alternanza Scuola-Lavoro con la creazione di una massa di studenti-lavoratori a disposizione gratuita delle imprese, e lo sviluppo di istituti tecnici ad hoc.

Le università diventeranno dei centri di competenza all’interno dei quali si svilupperanno collaborazioni con grandi imprese. L’intero mondo dell’istruzione rischia di diventare un gigantesco centro di formazione a spese pubbliche, per interessi privati.

È innegabile che ci troviamo di fronte ad un imponente attacco ai diritti di milioni di lavoratori e di studenti. Un attacco strutturale che copre organicamente tutti i settori fondamentali dell’economia. Un attacco portato avanti con la collaborazione tra Governo, Confindustria e i sindacati confederali CGIL-CISL-UIL.

Davanti a tutto questo bisogna scegliere da che parte stare. La lotta contro questo attacco non può essere limitata nella semplice contestazione di piazza. Per i proletari, i lavoratori, gli studenti e i disoccupati, l’unica reale alternativa è la lotta quartiere per quartiere e fabbrica per fabbrica, per difendere i propri diritti, riconquistare quelli che ci sono stati rubati e conquistare una condizione di vita decente.

L’unica forza che abbiamo è la forza dei numeri; L’unico strumento che abbiamo è l’organizzazione. Costruiamo il partito comunista, diamo forza e numeri all’unica organizzazione che storicamente ha dimostrato di saper rispondere alle esigenze dei lavoratori.

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