La vicenda del Porca Vacca a Livorno

di Lorenzo Vagni

Si sono tenute in questi giorni proteste e assemblee a Livorno contro la decisione della catena di fast food Porca Vacca di licenziare 4 dipendenti della sede in zona Porta a Mare.

L’azienda si era già distinta per eclatanti episodi di sfruttamento e abusi: dal reiterato mancato pagamento degli straordinari, all’attribuzione dell’assenza ingiustificata ad un dipendente che si era dovuto assentare per assistere la propria moglie durante il parto imminente, fino al sistematico pagamento in voucher, anche come rimborso per la partecipazione a corsi di formazione fuori città per cui non era fornito il pernottamento e che arrivavano a durare fino a 10 ore al giorno, e all’assunzione con contratti irregolari per il livello di prestazioni offerte dai lavoratori.

Queste ingiustizie, unite alla sospensione di una lavoratrice rea di aver messo un “mi piace” su Facebook alle foto di un volantinaggio all’esterno del locale, spinsero i dipendenti a proclamare uno sciopero lo scorso 18 febbraio. La risposta di un dirigente della società alle rivendicazioni dei lavoratori fu solamente la promessa di “farla pagare” ai dipendenti che avevano osato protestare.

Lo stesso dirigente annunciò, soltanto alcuni mesi dopo, che un certo numero di lavoratori con contratti a tempo pieno avrebbero subito una riduzione dell’orario di lavoro (e quindi dello stipendio), passando da 40 ore settimanali al contratto part-time e 30 ore settimanali, per presunti problemi economici dell’azienda, minacciando il licenziamento per chi non avrebbe accettato le condizioni aziendali. Come testimoniato dagli stessi lavoratori, la motivazione fornita dall’azienda è solamente un pretesto, in quanto tuttora il Porca Vacca continua ad assumere. Fu subito chiaro che i dipendenti a cui era stato destinato questo trattamento erano gli stessi che avevano aderito allo sciopero di febbraio, e che si trattava quindi di una pura rivalsa su coloro che avevano osato protestare. Buona parte dei dipendenti accettò l’adeguamento proposto dell’azienda, mentre 4 lavoratori che avevano rifiutato furono licenziati tramite un messaggio inviato su Whatsapp il 31 luglio e con decorrenza immediata.

Solidali nei confronti dei licenziati sono stati gli altri lavoratori livornesi e le classi popolari cittadine, che hanno risposto in massa alla convocazione di un’assemblea il 7 agosto a seguito dell’allontanamento dei 4 dipendenti, superando le 200 presenze.

Le ritorsioni effettuate dal Porca Vacca si collocano nel quadro di una progressiva messa in discussione del diritto di sciopero e più in generale dei continui attacchi ai diritti dei lavoratori e delle politiche filo-padronali sostenute dai governi e dall’UE.

Sulla vicenda è intervenuto anche Salvatore Catello, segretario regionale per la Toscana del Partito Comunista, che ha espresso la solidarietà del PC ai lavoratori che hanno subito vessazioni o il licenziamento:

«La situazione creatasi al “Porca Vacca” è una delle tante che colpiscono la Toscana, non per questo meno grave, anzi, segue una tendenza che va ad aumentare. Questa volta i lavoratori, che spesso subiscono in silenzio i trattamenti da parte dei padroni, hanno dato una risposta forte, che è riuscita a coinvolgere anche altri lavoratori e organizzazioni che hanno mostrato la propria solidarietà e vicinanza partecipando all’assemblea. Sempre più si capisce che solo riprendendo in mano con urgenza la lotta di classe contro i padroni e contro chi vuole queste leggi liberticide sul lavoro, solo unendo le lotte e solidarizzando tra lavoratori, con organizzazione, si può tornare a conquistare un lavoro dignitoso. Come Partito Comunista saremo sempre a disposizione dei lavoratori e delle loro lotte per cambiare le cose. Seguiremo l’evolversi di questa situazione appoggiando qualsiasi iniziativa i lavoratori decidano di intraprendere. Perché solo la lotta paga»

About Redazione 291 Articoli
Organo ufficiale del Partito Comunista

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*